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Rocca punta il dito contro Zingaretti e D’Amato. Una voragine finanziaria per il San Raffaele mina i conti regionali

Scontro infuocato sulla controversia milionaria con la sanità privata. Il centrodestra chiama in causa la gestione del passato, mentre il centrosinistra denuncia ritardi e scelte discutibili.

Rocca punta il dito contro Zingaretti e D’Amato. Una voragine finanziaria per il San Raffaele mina i conti regionali

Il governatore chiama in causa le precedenti amministrazioni, le opposizioni accusano la Giunta di essersi mossa troppo tardi.

Ottantatré milioni di euro, o giù di lì. Una cifra sufficiente a provocare un terremoto politico alla Pisana, dove maggioranza e opposizione si scambiano accuse su chi debba assumersi la responsabilità del gigantesco conto presentato alla Regione Lazio dal Gruppo San Raffaele della famiglia Angelucci.

La vicenda riguarda un contenzioso sanitario che parte da lontano, attraversa diverse amministrazioni e approda a una condanna milionaria del Consiglio di Stato. Il risultato è un potenziale salasso per le casse pubbliche, mentre la politica discute su chi abbia acceso la miccia e chi avrebbe dovuto spegnerla.

Rocca contro Zingaretti e D’Amato: esposto alla Corte dei Conti

Il presidente Francesco Rocca ha deciso di passare alle vie legali, incaricando l’Avvocatura regionale di presentare un esposto alla Corte dei Conti nei confronti dell’ex governatore Nicola Zingaretti, dell’ex assessore alla Sanità Alessio D’Amato e di eventuali altri responsabili.

La sentenza riconosce al San Raffaele 60 milioni di risarcimento, ai quali si aggiungono 16,8 milioni di rivalutazione e gli interessi. La previsione di bilancio supera gli 82 milioni, ma la quantificazione definitiva degli interessi resta controversa.

Per Rocca, le condotte contestate appartengono alle amministrazioni precedenti. L’attuale Giunta, sostiene la Regione, non avrebbe avuto alcun ruolo nelle omissioni che hanno originato il risarcimento. L’esposto servirà a chiedere verifiche su eventuali responsabilità erariali, ancora tutte da accertare.

Le opposizioni attaccano: perché aspettare tre anni per reagire?

Dall’altra parte della barricata, Pd, M5S, Italia Viva, Azione e le altre forze di opposizione contestano soprattutto i tempi della risposta regionale. Ricordano che nel 2019 il Tar aveva dato ragione alla Regione e che soltanto nel 2023 il Consiglio di Stato aveva capovolto l’esito della controversia. Proprio nell’anno dell’insediamento di Rocca, già presidente della Fondazione San Raffaele.

La domanda politica è inevitabile: perché non percorrere prima tutte le possibili strade giudiziarie? Le opposizioni rivendicano inoltre di aver spinto per il ricorso, che risulterebbe depositato entro il 23 ottobre. La maggioranza respinge le accuse e difende la correttezza dell’operato degli uffici regionali.

Insomma, alla Pisana la partita è apertissima. Il Consiglio di Stato ha già stabilito il risarcimento, mentre resta da chiarire l’entità definitiva del conto e se esistano responsabilità individuali. Intanto, tra accuse incrociate, ricorsi ed esposti, c’è una sola certezza: la fattura rischia di arrivare ai contribuenti del Lazio. E quella, purtroppo, non prevede il rimborso del ticket.

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