Era il 2 novembre del 2013. Ignazio Marino sindaco da pochi mesi non aveva ancora ben compreso cosa lo aspettasse. E così il primo di una lunga serie di affondida quel Riccardo Magi eletto nella Lista Civica che da lì a poco sarebbe diventato la sua spina nel fianco. Più che fuoco amico, un vero censore tant’è che la sua prima storica denuncia fu quella contro il Bilancio che prevedeva nella manovra d’aula la “spartizione” di 30 mila euro per ciascun consigliere. Da allora Magi, radicale di razza pura, è stato l’opposizione della maggioranza, un vero cavallo di Troia che ha prodotto siluri al ritmo del riarmo della Germania posto primo conflitto bellico.
E col sondaggio con il quale il Pad ha silurato il sincdaco, Magi torna a parlare. E tuona: “Con i bilanci di Roma Capitale alla mano, possiamo dire che le risorse economiche per aggredire i principali problemi che affliggono la Città, far rispettare la legge e il decoro, offrire mezzi e servizi pubblici a livello di una capitale europea, ci sono, ma vengono completamente inghiottiti da una coltre di clientele, da decenni sempre identica, che gode di affidamenti diretti e senza gara grazie a protezioni politiche trasversali all’interno del Consiglio. Questo vale per quasi tutti servizi (o i malservizi) pubblici di Roma e ha divorato le aziende comunali. Il sondaggio commissionato dal Pd di Roma, o del Lazio, per il quale ora Zingaretti chiede di essere lasciato in pace, che darebbe il sindaco Marino in caduta libera nasconde completamente le responsabilità del primo partito della Capitale”.
Poi entra nel dettaglio: “La perdita di consenso attribuita dopo un anno a Marino – aggiunge – è frutto della continuità dei modi e metodi che ha ereditato e che finora non è riuscito a rompere fino in fondo. E’ frutto dell’incapacità di adottare nuovi modelli di erogazione dei servizi, cosa che lo stesso Dl Salva Roma richiedeva. Nelle settimane precedenti all’ultimo bilancio avevamo ribadito, come Radicali, la necessità di un impegno immediato almeno su 5 punti perché il risanamento sia credibile: gare per appalti e affidamenti, trasparenza su consulenze e incarichi dirigenziali, vendita di aziende comunali che svolgono servizi non essenziali, stop all’obolo a disposizione di associazioni scelte direttamente dei consiglieri, legalità e tempi certi per la Metro C”.
La conclusione è tutta dedicata al Pd: “Spero che Renzi, Guerini e Serracchiani e gli altri dirigenti del Pd Nazionale, comprendano quanto sia indispensabile – anzitutto per i conti pubblici nazionali – intervenire nel difficile contesto romano, per dare un serio sostegno al Sindaco Marino per un piano di rientro che rilanci la Città e che è ancora nelle sue mani e nella disponibilità del Consiglio. Piano di rientro che vede come principale ostacolo l’intero sistema delle clientele che regge da sempre anche le preferenze elettorali del loro partito. L’alternativa reale sarebbe ormai il commissariamento di Roma, cioè il fallimento della politica”.
E Maggi non è uomo Pd, è Lista Civica Ignazio Marino. Tecnicamente uno dei “suoi”.
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Eletto nella Lista Civica Marino, il Radicale Riccardo Magi denuncia il male nascosto della città: “Le risorse ci sono ma sono inghiottite da una coltre di clientele protette dal Consiglio comunale e che reggono da sempre le preferenze del partito”. L’appello a Renzi
