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Roma Capitale e “poteri”, la Raggi di fronte a una scatola vuota della Regione

Roma Capitale e “poteri”, la Raggi di fronte a una scatola vuota della Regione

di Donato Robilotta *

 

Importante appuntamento alla Pisana quello dell’audizione della Sindaca di Roma , Virginia Raggi, nella commissione Affari Istituzionali in merito alla proposta di legge n.317/2016, riguardante “disciplina e conferimento di funzioni e compiti amministrativi ai comuni, a Roma Capitale e alla Città Metropolitana di Roma Capitale. Riordino delle forme associative tra gli enti locali e superamento delle comunità montane”.

 

E’ la prima volta che la neo sindaca si reca nella sede del Consiglio Regionale per affrontare l’annosa questione dei poteri da trasferire alla Capitale per un confronto sulla proposta di legge, il cui iter era stato interrotto in aula prima delle elezioni amministrative proprio per evitare di approvare un testo senza il confronto con la nuova amministrazione.
Vedremo cosa scaturirà dall’incontro ma a leggere la proposta di legge in esame non c’è da aspettarsi niente di buono, perché al di là della pomposità del testo, abbastanza confuso e di difficile lettura,  o di buoni propositi solo annunciati, di competenze importanti da trasferire a Roma Capitale e al sistema degli enti locali non ve n’è traccia.

Le Province vengono di fatto spogliate di tutte le competenze che la Regione gli aveva trasferito negli anni precedenti e il nuovo ente di area vasta, che non scomparirà neanche se passasse il Si al referendum, viene lasciato in uno stato di pre-agonia che non è utile a nessuno.
La Città Metropolitana di Roma Capitale viene trattata alla stregua delle altre province e non vengono assegnate nuove funzioni. Così che il nuovo ente già nato moribondo non si capisce cosa dovrebbe fare. A Roma Capitale vengono assegnate alcune funzioni minori e la Regione ci tiene a precisare che sono assegnate a Roma e non alla Città metropolitana, cosa che contrasta con quello che il Pd di Roma ha spiegato in questi mesi che Campidoglio e Palazzo Valentini sarebbero divenuti un unico ente.
D’altra parte, nonostante sia la legge Del Rio che lo statuto della Città metropolitana prevedano la elezione diretta del sindaco, il Parlamento a circa due anni di distanza dall’istituzione del nuovo ente si è ben guardato dal discutere e approvare la legge elettorale di merito.
Questo perché, al di là del racconto del Pd romano, significa che c’è un problema oggettivo sulla questione anche perché la stessa legge 56 prevede che i poteri speciali, previsti dall’articolo 24  della 42 del 2009 e dai relativi decreti legislativi, siano attribuiti a Roma Capitale e non alla città metropolitana.
Nonostante la legge su Roma Capitale sia del 2009 la governance della Capitale resta uguale a quello di un piccolo comune, anche perché quella norma si è scontrata con il fatto che la maggior parte dei poteri che lo Stato intendeva trasferire a Roma stanno in capo alla Regione, che nonostante un protocollo di intessa del 2011, si è ben guardata dal trasferire alcunché.

Nella proposta di legge non c’è per esempio la prima cosa che doveva esserci, l’intesa della Regione a quanto previsto dal decreto legislativo 61/2012, articolo 12 comma 3, come modificato dal dlgs 51/2013, affinché Roma Capitale possa avere accesso diretto al fondo nazionale sul trasporto pubblico locale, per le proprie risorse, senza passare attraverso la Pisana.

Non c’è niente sui servizi sociali e sulle Ipab, che detengono un immenso patrimonio, da trasferire a Roma, niente sulla valorizzazione dei beni storici, dei beni paesaggistici, sull’artigianato, sull’industria, sulla sanità, sul turismo, niente sulla via e sulla vas, sull’ambiente e gestione rifiuti, sui parchi e le riserve naturali, sulla difesa del suolo e la protezione civile, sulle risorse idriche e difesa del suolo, sulle opere pubbliche, sulla viabilità, sull’edilizia pubblica residenziale.

Insomma del lungo elenco delle funzioni amministrative regionali che potrebbero essere trasferite a Roma Capitale alla luce dell’art. 24 “ordinamento transitorio di Roma Capitale ai sensi dell’art. 114, terzo comma, della Costituzione” della legge 42/2009, nella proposta di legge in esame alla Pisana non v’è traccia.

SCARICA E LEGGI IL DOCUMENTO SULLE FUNZIONI AMMINISTRATIVE

 

* Donato Robilotta, già consigliere regionale