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Roma, il kebab conquista anche i romani: un mercato da milioni, ma a Largo Arenula scattano i sigilli

Lo street food mediorientale è entrato nelle abitudini alimentari della Capitale, tra studenti, lavoratori e turisti. Circa 160 locali compaiono nei repertori commerciali, mentre il giro d’affari resta difficile da quantificare. Un sequestro in centro riaccende l’allarme igiene.

Roma, il kebab conquista anche i romani: un mercato da milioni, ma a Largo Arenula scattano i sigilli

A Roma ha da tempo conquistato un posto accanto alla pizza al taglio e al supplì. Dalla Tiburtina a San Lorenzo, dall’Esquilino a Trastevere, lo spiedo verticale è diventato una presenza familiare. Piace ai giovani, ai turisti e sempre più ai romani, attratti da un pasto abbondante, veloce e relativamente economico. Una piccola rivoluzione gastronomica che, però, deve fare i conti con le regole. Perché dietro un panino apparentemente invitante possono nascondersi sorprese tutt’altro che appetitose.

Kebab vergognoso a Largo Arenula: scatta il sequestro della Polizia

L’ultimo episodio arriva dal centro storico, dove la Polizia di Stato ha sequestrato un laboratorio specializzato nella preparazione di kebab. Gli agenti della Questura hanno documentato una situazione preoccupante: alimenti conservati vicino a sostanze chimiche, rifiuti speciali non smaltiti, attrezzature sistemate alla meglio e una scheda delle pulizie rimasta ferma all’anno precedente.

In cucina, un ventilatore era stato collocato sopra il contenitore dell’immondizia. Nel lavandino si effettuavano operazioni di taglio utilizzando un apparecchio elettrico collegato alla corrente. A completare il quadro, prese danneggiate, cavi scoperti e carenze nella prevenzione degli incendi, tra cui un estintore mancante dei requisiti di sicurezza e della necessaria segnaletica e un percorso di evacuazione con l’unica via di fuga non indicata in maniera adeguata. Durante i controlli, infine, è emersa la presenza di un impianto di videosorveglianza sprovvisto della prescritta documentazione autorizzativa.

Il sequestro preventivo è stato convalidato dal giudice su richiesta della Procura di Roma. Le contestazioni sono ancora nella fase delle indagini preliminari.

Quanti negozi di kebab ci sono a Roma?

Il fenomeno ha assunto dimensioni significative, ma manca un censimento ufficiale. Il portale gastronomico Sluurpy elenca circa 160 attività romane associate al kebab, comprendendo anche pizzerie e locali con offerte miste. Non è il numero certificato delle kebabberie della Capitale. La classificazione Ateco, infatti, non distingue questi esercizi dalle altre attività di ristorazione. Già il Piano Agrifood di Roma Capitale segnalava la mancanza di rilevazioni specifiche sullo street food.

Il mercato, intanto, si è diversificato: accanto alle piccole attività indipendenti sono comparsi locali più strutturati, consegne a domicilio e proposte che puntano sulla qualità degli ingredienti.

Quanto vale il business del kebab nella Capitale?

Un panino o una piadina kebab costa generalmente fra 7 e 8 euro, mentre un menu con bibita e patatine può superare i 10 euro. Il fatturato complessivo romano non è documentato da statistiche ufficiali. Una simulazione permette però di comprenderne il potenziale economico. Basandoci sui 160 esercizi citati in precedenza, una media di 80 scontrini giornalieri da 8 euro e 300 giorni di attività, si arriverebbe a 30,7 milioni di euro di incassi lordi annui. Trattasi di un calcolo puramente indicativo, non una stima certificata, in grado però di fornire un quadro della situazione.

Resta il fatto che il kebab è entrato stabilmente nelle abitudini alimentari cittadine, dimostrando che anche la Capitale della carbonara sa aprirsi a nuovi sapori. Il caso di Largo Arenula, però, ricorda che la sicurezza alimentare non ammette scorciatoie. E che il rispetto delle norme deve valere per tutti, dalla trattoria storica all’ultimo arrivato nel panorama dello street food. Perché a Roma si può anche discutere se sia meglio un supplì o un kebab. Sull’igiene, invece, non dovrebbe esserci alcuna discussione.

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