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Roma Termini, la sicurezza cambia volto: bodycam e tecnologia ridisegnano il controllo nelle stazioni

Le telecamere indossabili arrivano su oltre mille operatori di FS Security, ultimo tassello di una strategia che negli ultimi anni ha trasformato il principale scalo ferroviario italiano: un modello che guarda anche alle esperienze delle grandi stazioni europee

Roma Termini, la sicurezza cambia volto: bodycam e tecnologia ridisegnano il controllo nelle stazioni
(Foto Claudio Furlan/Lapresse)

Roma Termini è uno di principali hub ferroviari italiani, ma è anche uno dei luoghi pubblici più frequentati e complessi del Paese, attraversato ogni giorno da centinaia di migliaia di pendolari, turisti e viaggiatori. Proprio qui, nei giorni scorsi, il Gruppo Ferrovie dello Stato ha scelto di presentare le nuove bodycam destinate ai membri di FS Security, un’iniziativa che si inserisce nel processo di evoluzione del modello di sicurezza nelle grandi stazioni. La dotazione interessa oltre mille operatori e punta a rafforzarne la tutela durante gli interventi più delicati. Le telecamere vengono attivate soltanto in presenza di situazioni potenzialmente critiche e trasmettono immagini, audio e posizione alla Control Room, offrendo un supporto operativo e documentale.

Da snodo ferroviario a laboratorio della sicurezza

L’introduzione dei dispositivi arriva dopo un periodo di sperimentazione e rappresenta l’ultimo tassello di un percorso iniziato già da tempo. Negli ultimi anni, infatti, il Gruppo FS ha investito nel rafforzamento di FS Security, nell’ampliamento della videosorveglianza e nel potenziamento delle centrali operative, che consentono di coordinare le operazioni in tempo reale e mantenere un collegamento costante con il personale impegnato sul territorio.

Roma Termini, la sicurezza cambia volto: bodycam e tecnologia ridisegnano il controllo nelle stazioni
Le nuove tecnologie entrano nella quotidianità degli addetti alla sicurezza: le bodycam diventano uno strumento di supporto durante gli interventi più delicati (Foto Claudio Furlan/Lapresse)

Per coloro che frequentano abitualmente la stazione il cambiamento sarà poco visibile, ma il sistema di controllo è diventato progressivamente più articolato. Oggi, dunque, alla presenza di Polfer e forze dell’ordine si affiancano nuove unità di FS Security, una rete capillare di telecamere e sale in grado di monitorare la situazione in tempo reale. L’obiettivo è costruire un modello nel quale presenza umana e tecnologia lavorino in maniera complementare, migliorando la capacità di intervento senza incidere sull’esperienza quotidiana dei viaggiatori.

Un’evoluzione che coinvolge anche il resto d’Europa

L’Italia, però, non è l’unica ad aver scelto questa strada. Nel Regno Unito, ad esempio, la British Transport Police utilizza da anni le bodycam durante i servizi nelle stazioni e sui treni, mentre in Francia la SNCF ne ha gradualmente esteso l’impiego agli agenti della sicurezza ferroviaria. Anche in Spagna, Renfe e Adif hanno investito in sistemi che integrano videosorveglianza, controllo remoto e attrezzature mobili a supporto degli addetti.

Pur con modelli organizzativi differenti, la direzione è comune: affiancare al presidio sul territorio strumenti capaci di documentare gli interventi, migliorare la cooperazione con le centrali e fornire elementi utili in caso di aggressioni o contestazioni. Una scelta che risponde ad un fenomeno diffuso in molti Paesi europei, dove le frequenti aggressioni ai lavoratori nel settore dei trasporti hanno spinto aziende e gestori delle infrastrutture a investire sempre di più nella prevenzione e nella tutela degli addetti.