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Sangue infetto negli ospedali. Le vittime: “Come appestati”

IL CASO. Epatite C e Aids, due malattie che hanno cambiato la vita di chi ha avuto a che fare con uno scandalo che rischia di andare in prescrizione. “Non possiamo andare in piazza a protestare, se il datore di lavoro ci vedesse perderemmo il posto”

di Alberto Berlini

Un intervento chirurgico banale che si trasforma in una condanna. Una busta di sangue infetto e una operazione chirurgica per un ulcera gastrica diventa l’anticamera di vent’anni di sofferenze. “Un marito e un padre pieno di vita che proprio in ospedale ha contratto l’epatite C degenerata in una cirrosi epatica”.
Una storia come ce ne sono tante da raccontare, storie che finiscono per essere dimenticate, ma che parlano di una strage silenziosa che dalla metà degli Anni ’80 ha coinvolto migliaia di famiglie non solo a Roma, ma in tutta italia. Epatite C e Aids, basta solo evocare queste due malattie per cogliere il dramma di chi ha avuto a che fare con uno scandalo che non continua solo nelle aule di tribunale.
“Non possono andare in piazza a protestare, se il loro datore di lavoro gli vedesse perderebbero il posto”. La loro storia la racconta ad Affaritaliani.it l’avvocato Mario Melillo, dello studio Lana Lagostena Bassi. “Vivono come appestati, sono più di 300 i casi che seguiamo nel nostro studio romano, ma migliaia sono le persone vittime di una silenziosa strage di stato. Tuttora è pendente un processo penale per quelle partite di sangue diffuse dal servizio sanitario nazionale, mentre sulle domande di indennizzo pende la spada di Damocle della prescrizione”.
E’ il caso di una madre che ha perso entrambi i figli, che, affetti da una malattia del sangue che non permetteva la coagulazione, l’emofilia, hanno dovuto assumere dei farmaci emoderivati “salvavita”. Così a 12 e 13 anni hanno entrambi contratto il viris dell’Hiv. “Si è scoperto che in realtà – spiega l’avvocato Mario Melillo – quella partita di farmaci erano stati preparati con plasma sanguigno da donatori mercenari, proveniente dall’estero. Pensi che in alcuni casi il plasma veniva da detenuti statunitensi. Sfuggirono a tutti i controlli e migliaia di famiglie vivono nel dramma”.
Nel 2007 è nato un comitato per le vittime del sangue infetto e un presidio nel 2010 durato un mese in piazza Montecitorio a bordo di un camper li fa conoscere. “Ma il Governo rimane sordo e indifferente a oltre 5.000 decessi e 7.000 danneggiati – denuncia  Sandra D’Alessio, vicepresidente del comitato – è necessario che si torni parlare del sangue infetto, e che vengano aperte nuove indagini sulla base di esposti presentati dall’associazione”.