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Sanità, i romani non si fidano più. Poveri e coi denti malati: è la crisi

Ricerca choc del Censis. La crisi del welfare investe la salute. Nel Lazio è record di farmaci a pagamento e di prestazioni specialistiche private. Secondo i dati, negli ultimi due anni il 31 per cento delle famiglie ha trattato carie e malattie odontoiatriche solo in caso di assoluta necessità. E Il 23 per cento ha rinviato le cure “a tempi migliori”. Nel resto del Paese aumenta l’offerta sanitaria, da noi si riducono i posti letto. E sul fronte del carrello della spesa 82 persone su cento stanno tirando la cinghia e acquistano l’essenziale. Le famiglie si salvano con il welfare fai da te. I DATI

Code infinite, tempi di prenotazione biblici e poi malasanità e incubo da deficit. I cittadini di Roma e del Lazio non si fidano più della sanità pubblica e sono costretti a pagare di tasca propria (chi se lo può permettere) per medicinali, diagnostica e visite specialistiche.
Chissà che faccia ha fatto il presidente della Regione Nicola Zingaretti, quando ha sentito il direttore del Censis Giuseppe Roma, sciorinare i numeri che descrivono un sistema al limite del collasso, sul quale ogni azioni è ai limiti dell’impossibile. Roma nel suo rapporto “Welfare, Italia: focus sul Lazio è stato chiaro: “Le famiglie del Lazio spendono di tasca propria per le prestazioni sanitarie più di quanto avviene nel resto d’Italia. Nel Lazio l’88,7% delle famiglie ha sostenuto spese nell’ultimo anno per acquistare farmaci a prezzo intero o per pagare i ticket in farmacia (il 78,2% nella media italiana), l’83,5% ha sostenuto spese out of pocket per prestazioni ambulatoriali come visite mediche specialistiche o accertamenti diagnostici (il 60,3% a livello nazionale), il 43,6% per visite e prestazioni odontoiatriche private (contro una media del 38,6%)”.

giuseppe romaGiuseppe Roma

Ma la vera cartina al tornasole della crisi che sta piegando le gambe a migliaia di famiglie, arriva dall’analisi delle cure dentistiche. Recita impietosamente la ricerca: “Data la scarsa copertura da parte del sistema sanitario pubblico, negli ultimi due anni il 31% delle famiglie del Lazio ha effettuato solo le cure odontoiatriche indispensabili, preferendo strutture pubbliche o puntando al massimo risparmio in caso di accesso alle strutture private, anche rinunciando alla qualità. E il 23% è stato costretto a rinunciare o rimandare il ricorso al dentista, sebbene fosse necessario, perché troppo costoso”.
E non si tratta di curare o mantenere un sorriso smagliante. Le prestazioni odontoiatriche a cui fa riferimento la ricerca sono le cure di base, carie, estrazioni, ponti e sostituzioni della dentatura, necessarie per una masticazione efficiente e una corretta qualità della vita. Letta così sembra di tornare indietro di almeno 100 anni.

zingaretti marino 2


Il capitolo “tagli alla sanità. Ancora un’stantanea che lascia pochi margini all’eredità che ha lasciato l’applicazione della scure da parte dell’ex Giunta Polverini. Recita il Censis: “Nel Lazio la sanità pubblica regionale è soggetta a processi di razionalizzazione dell’offerta ospedaliera, con la riduzione dei posti letto per acuti. E il Lazio è una delle Regioni con piano di rientro, dovuto al deficit accumulato nelle precedenti gestioni, per cui gli amministratori regionali si sono trovati a dover operare in questi anni una riduzione complessiva dei costi, che potrebbe aver avuto un impatto anche sulla qualità e la capillarità dei servizi erogati. Dal 2007 al 2011, sia le strutture ospedaliere pubbliche che quelle private accreditate si sono ridotte nella regione del 7% circa, mentre nel resto d’Italia sono aumentate. I posti letto sono diminuiti del 19,7% nelle strutture pubbliche e del 28,4% in quelle private accreditate, più che nelle altre aree del Paese (nella media nazionale la variazione è pari a -6,6%). Anche il personale medico e infermieristico si è ridotto nel Lazio rispettivamente del 5,7% e del 5% contro una sostanziale stabilità registrata a livello nazionale. La spesa sanitaria pubblica per abitante nel Lazio è diminuita del 4%, con una riduzione particolarmente sensibile tra il 2009 e il 2010 (-2%), a fronte di un andamento pressoché invariato nelle altre aree del Paese”.

Si sopravvive grazie alle famiglie. Altro che rete sociale e welfare. La vera sopravvivenza è il network dei parenti, soprattuto per le coppie giovani e con figli. Per il Censis, “Il 40% delle famiglie italiane è impegnato in una vera e propria rete di supporto informale, fornendo aiuto ai familiari in difficoltà. Questa tendenza appare ancora più spiccata nel Lazio (55%). Nella regione la tipologia di supporto scambiata più frequentemente consiste nell’aiuto a persone sole o malate (riguarda il 22,9% delle famiglie), il prestito infruttifero di denaro o di altri beni (il 18,1% nel Lazio contro l’8,2% a livello nazionale) e l’assistenza agli anziani (il 17,6% contro il 9,8% medio). Le voci di spesa più diffuse nel Lazio sono orientate all’assistenza ad anziani e bambini e al mantenimento dei Neet, i giovani che non studiano e non lavorano, con costi che gravano sulle famiglie a fronte di una  copertura pubblica carente”.


Al super siamo tutti ingegneri. La congiuntura economica sfavorevole influenza le scelte e i comportamenti delle famiglie. La strategia prevalente per fronteggiare le difficoltà è la razionalizzazione, con la riduzione di sprechi ed eccessi, adottata dall’82,5% delle famiglie del Lazio. Molte sono le famiglie orientate alla ricerca di opportunità di risparmio e alla riduzione dei consumi in vari ambiti, da quello alimentare (il 64,5% nel Lazio e il 72,8% in Italia), alla convivialità del ristorante (il 53,2% nel Lazio e il 58,7% in Italia), fino agli spostamenti e ai mezzi di trasporto (il 48,6% nel Lazio e il 59,6% in Italia).
Il futuro dei figli. La paura più diffusa nel Lazio è il rischio di ammalarsi (per il 37,7% delle famiglie). Ma il timore più avvertito dalle famiglie della regione rispetto al resto del Paese è il futuro dei figli (per il 32,3% contro il 26,6% registrato a livello nazionale), poi la non autosufficienza (27%), la situazione economica (23,4%) e il lavoro (22,4%).
Il welfare reale. Il 44,7% delle famiglie nel Lazio si aspetta da parte del soggetto pubblico una copertura sufficiente (si tratta di chi non ha alternative alla copertura pubblica per ragioni economiche), il 46,1% integrerà i servizi pubblici con quelli privati pagando di tasca propria, il 9,2% (contro il 9,8% a livello nazionale) considera il ricorso a strumenti assicurativi e finanziari privati. Di questi ultimi, il 7,1% (il 5,7% nella media Italia) propende per un modello di welfare mix, integrando la copertura pubblica con le prestazioni finanziate tramite mutua o assicurazione, e il 2,1% (il 4,1% a livello nazionale) pensa di affidarasi completamente al privato grazie a strumenti assicurativi. Emerge così una consapevolezza diffusa che la copertura pubblica necessiterà di integrazioni private. Ma la cultura dell’autoregolazione e dell’out of pocket rimane ancora largamente dominante, con un mercato delle prestazioni assistenziali fortemente disomogeneo.