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Santanchè, terza inchiesta e una nuova grana per la maggioranza

L’ex Ministra del Turismo rischia il terzo processo: la difesa è ottimista, Palazzo Chigi segue con attenzione l’evolversi della vicenda giudiziaria

Santanchè, terza inchiesta e una nuova grana per la maggioranza
Daniela Santanchè

Gogna senza fine per l’ex Ministra del Turismo, Daniela Santanchè, che con la giustizia ha un rapporto particolarmente complicato. L’avviso di fine indagini sul crac Ki Group apre un altro fronte per la senatrice di FdI: Bancarotta, falso in bilancio e truffa aggravata le accuse contestate. La diretta interessata respinge al mittente ogni accusa: “Sono totalmente estranea”. Al netto delle dichiarazioni, la pressione politica e mediatica torna a salire.

Una nuova partita, l’ex ministra verso il terzo processo

Santanchè, terza inchiesta e una nuova grana per la maggioranza
Palazzo di Giustizia a Milano

Daniela Santanché è alla sua terza partita giudiziaria. La Procura di Milano ha chiuso le indagini sul filone relativo ai fallimenti di Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria Srl.  All’ex ministra del Turismo e ad altre 15 persone sono contestate le ipotesi di bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dello Stato. Si tratta di un passaggio tecnico che, nella maggior parte dei casi, rappresenta l’anticamera della richiesta di rinvio a giudizio dopo i procedimenti su Visibilia e la presunta truffa all’Inps. Il  nuovo fascicolo, sebbene la senatrice si sia già dimessa dal ruolo di Ministro (non senza una punta di acredine nei confronti della Meloni), rischia di riaccendere tensioni e creare  ulteriore imbarazzo a Palazzo Chigi, in un momento quanto mai complicato per Giorgia Meloni già alle prese con la bocciatura del suo emendamento sulla legge elettorale.

La difesa: “Massima fiducia nei magistrati, accuse infondate”

Santanchè sceglie una linea garantista ma senza arretrare di un millimetro. Attraverso i suoi difensori la senatrice ha ribadito la sua totale estraneità alle accuse e confermato di avere piena fiducia nella magistratura milanese e nel giusto processo. Una posizione che, nasce dalla convinzione, parola alla difesa, “fondata sui fatti e sulla propria condotta, nell’aver sempre agito con correttezza e nel rispetto delle proprie funzioni». Sia chiaro. Dal punto di vista giudiziario l’avviso di conclusione delle indagini non rappresenta una condanna né, sebbene ci siano tutte le premesse, un rinvio a giudizio. Osservando la situazione da una prospettiva squisitamente politica invece, lo scenario muta e assume contorni poco edificanti per l’immagine della Santanché, già pesantemente intaccata.

Non è una condanna, ma resta l’imbarazzo per il governo

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La vicenda legata al possibile terzo processo di Daniela Santanchè si allinea ad altri elementi che rendono particolarmente complicata la tenuta di una maggioranza che si regge su un equilibrio precario, già messo a dura prova dall’inciampo, con scivolata senza caduta dolorosa, registrato alla Camera dei Deputati sull’emendamento (firmato FdI) sulle preferenze. Mera questione di coincidenze e tempistiche che si intrecciano nel modo peggiore per il centrodestra. L’ex Ministra del Turismo torna  al centro delle cronache proprio mentre il governo cerca di chiudere definitivamente una nuova parentesi. Nella coalizione prevale la linea del garantismo, anche se la partita è tutt’altro che chiusa. L’unica certezza riguarda proprio Daniela Santanchè: i suoi continui problemi con la giustizia, rischiano, ancora una volta, di diventare un problema che dalla sfera personale si allarga al perimetro del governo.