Stato di agitazione in attesa dell’incontro del 5 settembre con il sindaco Ignazio Marino. Tornano sul piede di guerra i sindacati Cgil, Cisl, Uil, Csa e Sulpl, dopo la delibera di Giunta del 1° agosto che ha modificato la struttura del salario accessorio dei 24.000 dipendenti capitolini.
“Un atto unilaterale” la definiscono, che comporterebbe “una forte riduzione dei servizi pubblici, gravi conseguenze per l’occupazione dei dipendenti precari del settore educativo-scolastico forti tagli salariali per moltissimi dipendenti”, e contro il quale non escludono nuove mobilitazioni.
“Stiamo vivendo un forte senso di tradimento in queste ore – attacca il segretario della Fp Cgil di Roma e del Lazio Natale Di Cola -. Le uniche cose che stanno nel contatto e che vanno bene, non ce le ha date l’amministrazione ma le abbiamo conquistate solo con la mobilitazione partita il 6 maggio”. Perciò, annuncia Roberto Chierchia, segretario generale della Cisl Fp regionale, “guardiamo al 5 settembre come a un incontro in cui il sindaco deve darci risposte alle criticità da noi già evidenziate nell’incontro dell’altro giormo. In caso di esito negativo, da quella data noi torneremo dai lavoratori, faremo assemblee e mobilitazioni che loro decideranno, fino a quelle eclatanti”.
“Lo sciopero generale è l’estrema ratio – sottolinea il segretario della Uil Fpl di Roma e del Lazio Sandro Bernardini – per quello aspetteremo la convocazione del prefetto. Per mettere in crisi i servizi basta partire dalla proposta dell’amministrazione, basta che qualcuno non si cambi le pasticche della moto o della macchina da solo, che non si compri risme e toner da solo o i pastelli dei bambini, già questo metterebbe in difficoltà l’amministrazione”.
