Si iniziano a scaldare gli animi all’interno del Partito Democratico. A lanciare il sasso ci ha pensato Dario Esposito, candidato alla primarie del Partito, che della sua esclusione dalla corsa al Campidoglio è venuto a sapere solo leggendo un articolo di giornale.

Una violazione, secondo il denunciante, dell’articolo 6 del regolamento, poiché non gli è giunta alcuna comunicazione formale da parte del comitato in merito ad una esclusione della sua candidatura. “Nel caso si trattasse di una esclusione per motivi burocratici legata alla consegna di un numero di firme di iscritti al PD del IV municipio insufficiente – si legge in una nota dello stesso Esposito – vorrei sapere se questa valutazione sia stata fatta valere per tutte le candidature”.
Da qui la richiesta di poter esaminare le firme di tutti i candidati alla presenza dei rappresentati degli esclusi: “questo anche per risolvere i dubbi derivanti dal fatto che – continua la nota – secondo alcune indiscrezioni, alcuni candidati a Sindaco e a Presidente di Municipio iscritti al PD, non avrebbero un numero di firme sufficienti di iscritti o di membri dell’Assemblea, e che altri abbiano raccolto le firme su fogli senza intestazione del candidato”.
L’escluso torna in particolare sulle problematiche incontrate durante la raccolta della firme nel IV municipio, denunciando la mancanza di collaborazione da parte dalla federazione romana in merito ad una informazione corretta e tempestiva agli iscritti circa i programmi dei candidati. Inoltre “alcuni candidati sono in possesso degli elenchi degli iscritti e qualcuno anche di quelli delle Primarie. Io non avevo né una cosa né l’altra – continua la nota – è democratico un partito che consente ad alcuni il controllo militare sugli iscritti e sugli elenchi delle primarie?”.
