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Scuola, occupazioni a Roma: la protesta studentesca e il silenzio delle tv

Mentre il Senato apre l’esame del decreto Scuola, a Roma gli studenti occupano tre istituti e rilanciano la protesta

Scuola, occupazioni a Roma: la protesta studentesca e il silenzio delle tv

La scuola torna al centro della protesta, ma non nell’agenda dell’informazione nazionale. Da una parte il Parlamento: in Commissione Cultura del Senato è iniziato l’esame del decreto-legge 30 settembre 2026, n. 170, il provvedimento che contiene le misure per garantire il regolare avvio dell’anno scolastico 2026/2027 e accompagnare le riforme previste dal PNRR. Dall’altra le scuole: a Roma sono già tre gli istituti occupati, mentre altre mobilitazioni vengono annunciate e organizzate.

Decreto Scuola in Senato, nelle scuole esplode la protesta

Dopo il liceo Cavour, sono stati occupati il liceo scientifico Tullio Levi Civita e l’istituto tecnico Lattanzio, nel quadrante est della Capitale. Gli studenti guardano alle proteste francesi e contestano le condizioni degli edifici scolastici, le politiche del governo sulla scuola e, più in generale, una situazione che considerano non più sostenibile. Eppure, nonostante l’incrocio tra protesta e dibattito parlamentare, la mobilitazione sembra rimanere ai margini dei principali telegiornali e dei grandi media nazionali. Un silenzio che colpisce soprattutto perché arriva nel momento in cui il Parlamento sta discutendo proprio il futuro della scuola. E mentre a Palazzo Madama si avvia l’iter parlamentare, negli istituti romani l’azione si inserisce in una mobilitazione annunciata da giorni dai collettivi studenteschi romani, sulla scia delle proteste francesi e delle occupazioni avvenute in altre città italiane. Il messaggio lanciato dagli studenti è chiaro: “Blocchiamo le scuole”.

Da Roma Est alle proteste francesi

Scuola, occupazioni a Roma: la protesta studentesca e il silenzio delle tv

La protesta non riguarda soltanto il decreto. Nel quadrante est di Roma il tema delle condizioni degli edifici scolastici è diventato uno dei principali argomenti degli studenti: “I nostri due istituti sono in un complesso che non era originariamente una scuola”, ha spiegato Lorenzo D’Agostino, rappresentante del Tullio Levi Civita. “Al Civita manca un piano, il quinto è inagibile, e abbiamo solo 4 classi”. Un’altra questione è quella legata alla presenza degli studenti stranieri: le due scuole sorgono infatti in uno dei quartieri più multietnici della Capitale. Gli studenti hanno partecipato a uno sciopero unitario contro il progetto di introdurre un tetto del 30% alla quota di alunni stranieri nelle classi. La protesta, però, rivendica di non essere una contrapposizione tra studenti italiani e stranieri e aggiunge una importante precisazione: il nemico non è chi ha la pelle di un colore diverso, ma chi non dà i fondi per le strutture in cui dobbiamo studiare.

Studenti, docenti e presidi: tutti scontenti

Scuola, occupazioni a Roma: la protesta studentesca e il silenzio delle tv

Nel frattempo davanti ad altri istituti superiori sono stati organizzati picchetti e sit-in e una delegazione della Rete degli studenti medi del Lazio è volata a Parigi per sostenere la mobilitazione dei colleghi francesi. Caos su caos anche per i dirigenti scolatici. Già a settembre il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi di Roma, Mario Rusconi, aveva lanciato l’allarme sulle occupazioni, definendole “un rito stanco e violento” e sottolineando come interrompano la didattica e lascino spesso le scuole in condizioni difficili. Secondo Rusconi, per contrastare il fenomeno servirebbe un intervento concreto delle istituzioni. Dunque un nuovo appello al Ministro dell’Istruzione che in queste settimane non vive nella massima serenità, considerando anche la manifestazione di sabato scorso dei docenti e degli ATA. L’unica certezza è che, in attesa che si chiuda l’iter, il decreto legge ha messo d’accordo, almeno per una volta, studenti, docenti e dirigenti: per motivi diversi, sono tutti scontenti.