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Scuola e il tetto degli alunni stranieri in classe, Valditara: “Con Mattarella interlocuzione molto positiva. Vogliamo evitare l’Alabama degli anni ’50”

Il ministro dell’Istruzione difende il decreto dopo le interlocuzioni con il Quirinale

Scuola e il tetto degli alunni stranieri in classe, Valditara: “Con Mattarella interlocuzione molto positiva. Vogliamo evitare l’Alabama degli anni ’50”

Decreto scuola, Valditara: “Testo equilibrato, contrasta le classi ghetto. Non deportiamo nessuno”

“L’interlocuzione è stata molto positiva. Ho letto sui giornali ricostruzioni molto fantasiose, le modifiche sono state oggettivamente molto marginali. È un testo molto equilibrato che favorisce l’integrazione e che vuole contrastare le classi ghetto”. Così il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, a margine della sua visita alle scuole Faes di Milano, parlando del decreto scuola. “Vogliamo evitare che ci sia l’Alabama degli anni ’50, dove c’erano le scuole per i neri e le scuole per i bianchi”, ha aggiunto Valditara. “Poi c’è qualche persona – ha proseguito il ministro – che evidentemente non conosce la letteratura sociologica internazionale, che mi ha contestato perché ho usato il termine White Flight: è nella letteratura scientifica internazionale e non è colpa mia, è un fenomeno che invece va contrastato”.

“Il presidente Mattarella – ha aggiunto Valditara – molto opportunamente ad Amatrice ha parlato di una scuola che sa integrare e che sa contrastare le classi ghetto. Inviterei chi fa polemiche ad andarsi a leggere che cosa significano, perché altrimenti rischiamo di stravolgere sempre la realtà. Le classi ghetto sono quelle che hanno, basta che uno cerchi su Google, un’alta concentrazione di studenti immigrati con situazioni di svantaggio linguistico. Se invece c’è qualcuno nell’opposizione a favore del fatto che ci siano scuole da cui i genitori italiani portino via i propri figli, questo qualcuno non sono io”.

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Il ministro ha poi replicato alle dichiarazioni del sindaco di Milano Giuseppe Sala sul rischio che alcune scuole milanesi debbano chiudere in seguito al decreto scuola, definendole “un po’ avventate e anche allarmistiche”. La legge, secondo Valditara, “è molto equilibrata, perché prevede che, laddove sia impossibile trovare scuole di prossimità, c’è un investimento di oltre 14 milioni di euro a regime, quindi per sempre e non soltanto per un anno, proprio per potenziare lo studio della lingua italiana per quei ragazzi che dovranno rimanere in classi che superano il 30%”. Valditara ha poi commentato l’uso del termine “deportazione”, definendo “la propaganda delle opposizioni” come “irresponsabile”.

“Noi non deportiamo proprio nessuno, perché si tratta semplicemente di ripartire al momento delle iscrizioni, quindi è chiaro che se c’è una classe formata non è che si decide di smembrarla. Già oggi – ha spiegato il ministro – al momento delle iscrizioni, i genitori devono indicare quattro scuole e, se nella scuola indicata per prima è stato raggiunto il tetto, non degli stranieri ma delle iscrizioni, lo studente andrà in una delle altre tre scuole indicate. È un fenomeno che riguarda sia italiani che stranieri, non per evitare la concentrazione nella stessa classe di stranieri che non parlano adeguatamente la nostra lingua, ma proprio legata all’organizzazione del sistema dell’iscrizione”.

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