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Sesso con l’intelligenza artificiale: uno studio della Sapienza svela chi lo fa

Uno studio esplora il sexting con i chatbot. Tra curiosità, solitudine e paura del rifiuto, il desiderio diventa digitale. E senza bisogno di corteggiare nessuno.

Sesso con l’intelligenza artificiale: uno studio della Sapienza svela chi lo fa

Da Roma una ricerca sui messaggi erotici con l’intelligenza artificiale: coinvolto l’8,7% dei giovani intervistati

Una volta bisognava almeno trovare qualcuno disposto a ricambiare le attenzioni. Oggi basta uno smartphone, una connessione e un algoritmo sufficientemente disinibito. Il corteggiamento può diventare superfluo, l’imbarazzo scomparire e persino il rischio di ricevere un due di picche essere cancellato. Benvenuti nell’epoca del sesso virtuale con l’intelligenza artificiale, dove dall’altra parte della chat non c’è un essere umano, ma un software addestrato a conversare.

A indagare questa nuova frontiera dell’intimità è uno studio realizzato dalla Sapienza Università di Roma insieme all’Università della Valle d’Aosta. La ricerca, intitolata Sexting with AI: emerging questions and preliminary evidence from Italy, analizza lo scambio di messaggi sessualmente espliciti con i chatbot.

Sesso con i chatbot, quasi il 9% ha già provato

Il gruppo di ricerca ha coinvolto 378 giovani italiani tra i 18 e i 35 anni attraverso un questionario anonimo. Di questi, 33 partecipanti, pari all’8,7%, hanno dichiarato di aver praticato sexting con l’intelligenza artificiale. Tra gli sperimentatori prevalgono gli uomini, che rappresentano il 75,8%. L’orientamento sessuale, invece, non sembra delineare una prevalenza altrettanto netta: i partecipanti risultano quasi equamente distribuiti tra eterosessuali esclusivi e persone con altri orientamenti.

Le analisi hanno inoltre individuato associazioni tra il sexting artificiale, la ricerca di nuove sensazioni sessuali e l’utilizzo problematico della pornografia online. Si tratta di correlazioni, non di rapporti di causa ed effetto. E soprattutto di risultati preliminari, che non possono essere estesi automaticamente all’intera popolazione.

Perché cercare il sesso in un algoritmo? Il fascino di non essere giudicati

Ma la domanda più interessante è un’altra: perché qualcuno dovrebbe preferire una conversazione erotica con una macchina a un’interazione con una persona reale?

Le spiegazioni possibili sono diverse e meritano di essere approfondite. Innanzitutto, l’assenza del giudizio. Con un chatbot si possono esplorare fantasie, desideri e curiosità senza affrontare il timore di essere derisi, respinti o fraintesi. Poi c’è la comodità. L’intelligenza artificiale non ha mal di testa, non deve uscire con gli amici, non chiede appuntamenti e non pretende necessariamente reciprocità. È disponibile a qualsiasi ora, nei limiti delle regole della piattaforma utilizzata. E c’è anche un elemento di controllo: chi interagisce con un chatbot può avere l’impressione di gestire interamente la conversazione, senza confrontarsi con le esigenze, le emozioni e l’autonomia di un’altra persona.

Infine, la solitudine. In una società sempre più connessa tecnologicamente, ma non necessariamente più ricca di rapporti umani, l’intimità artificiale potrebbe rappresentare una scorciatoia per chi fatica a costruire relazioni reali. Sono ipotesi interpretative, non motivazioni dimostrate dalla ricerca.

Il rischio? Abituarsi a un amante che dice sempre di sì

Non è detto che queste esperienze siano necessariamente problematiche. Per alcuni potrebbero rappresentare una forma di sperimentazione, curiosità o intrattenimento. Per altri, però, potrebbe emergere il rischio di rifugiarsi in una relazione simulata, più prevedibile e meno impegnativa di quella umana. C’è anche il capitolo della riservatezza: confidare desideri estremamente personali a una piattaforma digitale non garantisce che quelle informazioni rimangano davvero private.

Gli autori dello studio, Antonio Chirumbolo, Alessandra Ragona e Mara Morelli della Sapienza, Elena Cattelino e Lia Ruggeri dell’Università della Valle d’Aosta, invitano a evitare giudizi preconcetti e a proseguire le indagini sulle conseguenze psicologiche e relazionali del fenomeno.

Perché il vero interrogativo non è se una macchina possa simulare una conversazione erotica. Quello è ormai un fatto tecnologico. Il problema è capire se, a forza di cercare interlocutori programmati per assecondarci, finiremo per trovare troppo complicati quelli in carne e ossa.

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