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Si vota al buio e martedì sarà tutto diverso

I sornioni romani, e chi vive a Roma, sono in maggioranza scordarelli, svogliati e anche “scoglionati”, ma non sbagliano quando giudicano che scelta fare alle elezioni amministrative. Il ballottaggio consente di misurare se il sindaco uscente ed i suoi amici ma anche i nuovi aspiranti allo scranno in Campidoglio, hanno interpretato bene le aspirazioni della popolazione.
Alemanno e soci hanno capito cosa i romani hanno voluto esprimere non andando a votare al primo turno? E Marino, Marchini e gli altri candidati dal primo turno che ha sentenziato che gli elettori non hanno rinnovato il loro consenso ad Alemanno, delusi e schifati dall’autoreferenzialità e dall’incompetenza dimostrate nel quinquennio, quale insegnamento hanno tratto? Sanno che non sarà possibile raggirare l’elettore con le bugie e con il “vittimismo” dell’ultima ora e gli slogan: “vince chi va a votare o Daje” e cosi via?
I romani, nella loro proverbiale apatia (perché ne hanno viste tante), non dimenticano i guai che hanno passato e che la Capitale é diventata sempre più invivibile, stuprata dal cemento e dalla mala-amministrazione degli sprechi, delle diavolerie, delle strade al buio e con le buche, del commercio distrutto, etc.
Sono sotto gli occhi di tutti i risultati delle Amministrazioni Cittadine che si sono succedute facendo gioire quelli che hanno “incassato”, ma soffrire tutti gli altri. Lasciando l’eredità dello sfascio “epocale” della macchina capitolina e l’annichilimento generale delle comunità positive.
L’inspiegabile è spiegato: l’opacità delle spese insieme all’arroganza e all’ostentazione dell’esercizio del POTERE hanno strappato il legame tra amministratori e amministrati.
La campagna per l’elezione del nuovo Sindaco è stata deludente. Non sono stati trattati gli argomenti che stanno a cuore ai cittadini. Alcuni esempi: la gestione delle aziende comunali e dei servizi ; la politica urbanistica; il programma di manutenzione della città; la trasparenza delle entrate e delle uscite (il controllo di budget, l’esecuzione delle opere, etc.).
Certi ambienti e burocrazie romane sono ondivaghi e invadenti perciò il nuovo sindaco non dimentichi mai che il “Bene Comune” non è uno slogan, ma é l’essenza stessa del governare per conto e nell’interesse delle comunità romane. In un certo senso si vota quasi al buio, ma sicuramente da martedì non sarà più come prima.
 

Franco di Grazia