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Sogni olimpici… e fuoco amico

Il rilancio di una città parte dalla sua capacità di sognare. A tramutare quei sogni in obiettivi e gli obiettivi in traguardi spetta agli amministratori che per questo vengono eletti. Capita così che mentre si cerca di impacchettare nel migliore dei modi il progetto di portare a Roma le Olimpiadi del 2024 ci si trovi a viaggiare con il freno a mano tirato.

Deve essere stata questa la sensazione che ha colto il presidente del Coni, Giovanni Malagò, sentita la dichiarazione di Luca Pancalli, che nella giunta Marino è alla guida dell’assessorato allo Sport: il suo “Non è il momento per Roma” è un po’ come il rumore delle unghie sulla lavagna che interrompe un sogno proprio mentre lo si stava costruendo.

La schizofrenia di una città si manifesta anche in questo, nel costruire con una mano e nel distruggere con l’altra, nel coccolare e nel prendere a schiaffi allo stesso tempo. Nel lodare lo straordinario lavoro e nell’invocare la prudenza e il rigore c’è il retaggio tutto italiano al farsi male da soli.

Se sono queste le premesse per portare il più grande evento sportivo nella città più bella, e complicata, del mondo forse è il caso di smettere di sognare e concentrare tutti gli sforzi per rendere Roma quanto meno vivibile per chi vi abita. Se invece vogliamo continuare a credere che la Capitale d’Italia sia ancora destinata a scrivere la storia, allora è il caso di mettersi a lavorare, insieme, verso una unica direzione, quella che nei prossimi 18 mesi potrà portare con orgoglio Roma a candidarsi per ospitare i Giochi Olimpici.

Alberto Berlini