Nessuno se lo aspettava, ma prima o poi tutti temevano che sarebbe accaduto. Lo sapeva il loquace e affamato costruttore che ti ha venduto la villetta tanto ambita all’Infernetto utilizzando l’artifizio normativo del “sotto” reso abitabile: un domani non si sa mai “ci metti un ospite pagante e ti fa reddito”, oppure “ci si trasferisce temporaneamente tuo figlio, perché gli affitti costano cari”. Lo sapevano quelli che hanno acquistato le villette a Ostia Antica, a Stagni e nei quartieri di Roma Nord accendendendo mutui ultradecennali con istituti bancari avidi di garanzie. In quei luoghi dove l’espansione della città è avvenuta in maniera disordinata e controllata solo a posteriori, gli abitanti hanno subito una frustata senza precedenti dalla Natura.
Sapevano tutto il Comune e i Municipi, che avrebbero dovuto controllare, verificare e impedire che si costruisse in alcune zone della Capitale dove, anche se l’Italia fosse la Svizzera in materia di prevenzione e organizzazione, probabilmente si sarebbero allagati lo stesso.
Tutti sapevano e nessuno ha fatto nulla.
Potrei scrivere un alluvione di parole, sulle idrovore che non hanno funzionato, sui canali di scolo della acque che non sono stati puliti, sui consorzi di bonifica spesso latitanti perché privi di mezzi e risorse economiche, sui tombini intasati, ma questo non aiuterebbe minimamente (ammesso che qualcosa si possa fare scrivendo) chi nel nubifragio di questi giorni ha avuto danni spesso irreparabili: gli arredi di case intere da buttare via, le merci di negozi ridotte in poltiglia. Alcuni di quelli che hanno tirato giù la saracinesca non batteranno più uno scontrino.
La semplice idea di prevenire eventi simili spostando, deportando e ricostruendo altrove quartieri interi, come proposto da qualcuno, è impensabile e irrealizzabile. Offende il principio di realtà delle cose realizzabili. Innanzitutto perché siamo in Italia e non negli Stai Uniti d’America; non siamo riusciti a dare una casa ai terremotati dell’Irpinia, figurarsi ricostruire interi quadranti di una città complessa come Roma, stiamo parlando di centinaia di migliaia abitanti. Last but not least perché si parla di abitazioni per la maggior parte di proprietà, il rifugio economico e l’investimento di una vita intera; la sola idea che possa essere messo in discussione sarebbe causa di panico sociale e isteria collettiva. Mettere in sicurezza le aree soggette a pericolo è la priorità per il futuro, ma con l’imperativo di cessare immediatamente ogni ulteriore edificazione. Neanche più un metro quadro di terreno deve essere occupato. Bando al mattone in quelle aree.
Il Sindaco si impegni affinchè le uniche costruzioni nuove in quei quartieri siano quelle con le quali giocano i bambini nelle loro stanze, sicure e asciutte.
Patrizio J. Macci
