Novant’anni non sono soltanto una data anagrafica. Sono un pezzo di storia della televisione, del cinema e della comicità italiana. Lino Banfi spegne oggi novanta candeline, dopo una carriera che attraversa oltre sei decenni e che lo ha trasformato in uno dei volti più amati dal pubblico, capace di far ridere intere generazioni attraverso personaggi diventati patrimonio collettivo.
Intervista
Per celebrare questa importante ricorrenza, ne abbiamo parlato con Rosanna Banfi dietro le quinte de La Vita in Diretta, il programma di Rai 1 condotto da Manuela Moreno. Nasce un racconto fatto di ricordi, emozioni e dettagli inediti.
Oggi papà Lino compie 90 anni. Qual è il primo pensiero che Le viene in mente?
Oggi sui social ho pubblicato un post dedicato a papà con il brano di Luca Carboni “Ci vuole un fisico bestiale”. Quello è stato il primo pensiero. Mio padre compie novant’anni e, ripensando alla sua vita, sorprende la sua straordinaria forma fisica. Non ha mai praticato sport, non è mai stato amante delle camminate, non si è mai imposto rinunce a tavola e ha sempre mangiato e bevuto ciò che desiderava. L’unica costante è stato il lavoro. Si, ha lavorato tantissimo, senza aver mai cultivato dell’aspetto fisico. Eppure ,oggi, arriva a questo importante traguardo in ottima salute e non possiamo che incrociare le dita perché continui così.

Se dovesse descrivere Lino Banfi con tre aggettivi, quali sceglierebbe?
Tenace, paziente e super egocentrico. Quest’ultima è una definizione che uso con affetto: fa parte del suo carattere, della sua personalità e, probabilmente, anche di ciò che lo ha reso così riconoscibile e amato dal pubblico
Qual è il ricordo più bello della Sua infanzia?
Ho visto papà relativamente poco, perché erano gli anni in cui si trovava sempre in tournée con le varie compagnie teatrali. Rimaneva lontano da casa, anche per mesi. Nonostante questo, custodisco ricordi molto belli. Uno, in particolare, mi è rimasto nel cuore. Eravamo seduti su uno scoglio e, all’improvviso, si inventò una favola solo per me. Raccontava di un gamberetto che si fidanzava e diventava rosso dalla vergogna ogni volta che parlava con la sua fidanzata. Se ci penso oggi, mi viene da sorridere; in fondo era una favola … di cibo, perfettamente nel suo stile.

Com’è Lino Banfi quando si spengono le telecamere?
Non è affatto come lo immaginate, papà è un grande musone. Abbiamo lo stesso carattere e litighiamo spesso, ma ci passa immediatamente. Quando si accendono le telecamere diventa Lino Banfi.
Qual è l’insegnamento più prezioso che le ha lasciato?
Mi ha trasmesso un messaggio importante riguardante il lavoro e l’umiltà. È sempre stato puntualissimo, il primo ad arrivare sul set e il primo a salutare tutte le maestranze. È un atteggiamento che mi è rimasto dentro e che ho fatto mio, perché credo sia fondamentale rispettare ogni persona che lavora al tuo fianco, indipendentemente dal ruolo che ricopre. È una lezione di vita che mi accompagna ancora oggi.
Come festeggerete questo traguardo così importante?
In famiglia, insieme a qualche caro amico di papà, come Mara Venier e Renzo Arbore, che fanno parte della nostra storia e gli sono legati da un’amicizia di lunga data. Saremo noi, il nostro gruppo più intimo, per celebrare questo traguardo così speciale.

C’è un regalo che desiderava fargli da tempo?
Per il regalo ci siamo davvero spremuti il cervello. A novant’anni, a un uomo che ormai ha tutto, cosa si può regalare? Alla fine abbiamo scelto un braccialetto con una dedica speciale da parte della sua pronipote Matilde. Volevamo lasciargli un ricordo che avesse soprattutto un valore affettivo. Lui ama tantissimo le camicie hawaiane, ma ne ha già una collezione infinita. La verità è che il regalo più bello non è un oggetto, ma trascorrere una serata insieme, circondato dalla famiglia e dalle persone che gli vogliono bene.

In famiglia chi è il più emozionato per questo compleanno?
Credo proprio lui. Del resto, novant’anni rappresentano un traguardo importante, soprattutto quando ci si arriva in buona salute, con una mente ancora lucida e tanta voglia di fare. La cosa che mi rende più felice è che papà continua ad avere progetti, a guardare al futuro con entusiasmo. Penso sia proprio questo il suo segreto: non smettere mai di immaginare nuove sfide e nuovi obiettivi. È questa energia, questa voglia di progettare, a tenerlo così vivo.
C’è un personaggio interpretato da suo padre che sente più vicino alla sua vera personalità?
Devo dire che molti dei personaggi interpretati da papà gli somigliano davvero. Penso, ad esempio, a Oronzo Canà o al commissario Auricchio di Fracchia la belva umana: hanno alcuni tratti del suo carattere. Quando si arrabbia è proprio così, con quelle espressioni e quella gestualità che il pubblico ha imparato a conoscere sullo schermo. La differenza è che gli passa in fretta: si arrabbia, sbotta e dopo poco torna sereno. Da sempre, però, ha un sogno che non è mai riuscito a realizzare: interpretare il ruolo di un cattivo. Nessuno glielo ha mai proposto e questa è sempre stata una piccola curiosità della sua carriera. Chissà, magari a novant’anni potrebbe essere finalmente arrivato il momento giusto.
Guardando la sua carriera, di cosa è più orgogliosa come figlia?
Gli direi semplicemente: complimenti per il percorso che ha fatto, per essere partito da un piccolo paese della Puglia e per essere arrivato così lontano. Per riuscirci sono servite una tenacia e una forza di volontà straordinarie. Certo, nella vita c’è sempre anche una componente di fortuna, ma il suo successo l’ha conquistato con determinazione, quasi prendendolo a morsi. Ha inseguito il sogno di fare l’attore fin da ragazzo e non ha mai smesso di crederci. Per un giovane nato nel 1936 in un piccolo paese del Sud., non era scontato riuscire a trasformare quel sogno in una carriera così lunga e amata. È questo che ammiro più di ogni altra cosa.

In questi anni il pubblico ha imparato ad amarla. Quanto è stato importante costruire una Sua identità?
Non è stato semplice e, a dire il vero, non so nemmeno se io vi sia riuscita. Ancora oggi, alla mia età, tante persone mi fermano e mi dicono: “È la figlia di Banfi”. All’inizio, quando ho cominciato questo mestiere, quella definizione mi infastidiva. Avevo l’impressione che nessuno ricordasse il mio nome e che la mia identità fosse sempre legata a quella di papà. Con il tempo, però, ho fatto pace con questa realtà. Anche se ho costruito un percorso professionale tutto mio, è naturale che il pubblico continui ad associarmi a lui. È diventato un’icona e non avrebbe senso combattere contro una cosa del genere. Oggi, quando mi dicono “la figlia di Banfi”, rispondo con serenità: sì, sono la figlia di Banfi. E non c’è davvero nulla di male. Anzi, è la cosa più naturale del mondo
C’è qualcosa che oggi sente di aver ereditato da suo padre, nel carattere o nel modo di affrontare la vita, che da giovane non aveva ancora compreso?
Di papà ho ereditato molto del carattere. In effetti ci capita spesso di discutere, proprio perché ci assomigliamo. Siamo entrambi orgogliosi, testardi e, allo stesso tempo, profondamente buoni e generosi. Forse è proprio questa somiglianza a farci scontrare più facilmente.
Un pensiero finale?
Voglio dedicarlo a mia madre. Naturalmente sarebbe stato meraviglioso averla con noi per celebrare questo traguardo. Ma mi piace immaginarla come era dieci anni fa’, piena di energia e di vitalità, non come negli ultimi tempi della malattia. Era una donna molto timida, ma aveva un’ironia sottile e una battuta pronta che riusciva sempre a sorprenderti. Soprattutto, era una persona di una bontà e di una generosità straordinarie. La sua mancanza si sente ogni giorno e, in occasioni come questa, ancora di più.

