Dopo il Pd con Cosentino e Marroni su due fronti diversi, nello steso giorno in cui sindaco e Giunta annunciano al mondo la delibera che dichiara il progetto Pallotta di interesse pubblico e la spedisce in Consiglio Comunale, Legambiente torna “movimento ambientalista e spedisce un siluro al sindaco, alla Giunta, a James Pallotta e al costruttore Parnasi.
In realtà i siluri sono due, uno ufficiale e l’altro olitico. Quello più armato però, porta la firma di Cristiana Avenali, ex direttore romano dell’associazione, trasferita alla corte di Nicola Zingaretti grazie al listino. Scrive la Avenali: “In queste settimane abbiamo assistito ad un grande dibattito sulla costruzione dello stadio della Roma a Tor Di Valle, dove costruttori si sono improvvisati ambientalisti della prima ora, altri hanno cercato tutti i cavilli possibili e immaginabili per trovare un interesse pubblico in un progetto che così com’è in quell’area, non ce l’avrà mai”.
E poi entra nel merito: “Si prevedono ancora oltre 800 Mila metri cubi di edifici non residenziale e oltre che dal punto di vista socio-ambientale, sembra veramente una scelta assurda anche dal punto di vista economico, visto che discuteremo nei prossimi giorni un piano casa che prevede il cambio di destinazione d’uso da non residenziale a residenziale proprio perché il non residenziale non si vende e questo ancor di più nel quadrante di città in questione”.
Al cuore giallororsso della città manda un messaggio inequivocabile: “Perché si continuano ad agitare il sentimento dei tifosi romani e romanisti, la crisi che incombe e quindi l’impossibilità di scegliere diversamente continuando a perseguire un rilancio dell’economia sempre nello stesso modo distruttivo? Sapendo che anche dal punto di vista idrogeologico ci sono criticità come ha dimostrato la morte di una persona l’anno scorso in quell’area?”.
Quindi l’alternativa a cemento zero: “Perché se é proprio necessario fare un nuovo stadio (mentre si potrebbero riorganizzare i due stadi già esistenti dell’Olimpico e del Flaminio che sono un patrimonio della città) non si può costruire in un’area pubblica, senza cubature al di fuori di quelle sportive in un saldo zero complessivo rispetto alle cubature del quadrante in questione, rendendolo accessibile tramite mobilità pubblica, riqualificando veramente parti della città, e facendo quindi il vero interesse pubblico e non di qualche privato?”.
E il giudizio politico economico è tombale: “Come al solito si propone di socializzare i costi dei privati lasciando i profitti al privato. Ma i costi ambientali e sociali di questo progetto non possiamo proprio più permetterci di sostenerli, quindi spero proprio che il comune di Roma faccia gli interessi del bene comune di tutti i cittadini romani e respinga questa proposta progettuale”.
Prima di lei aveva parlato ufficialmente il movimento: “Sulla metro siamo stati ascoltati ma ancora troppe cubature nel progetto immobiliare legato allo Stadio”. Questo il commento di Legambiente, che già in un dossier presentato a fine luglio denunciava infatti “la scomparsa” dal progetto dello Stadio della Roma degli interventi sulla Linea B chiedendone il prolungamento almeno da Eur Magliana a Tor di Valle. Secondo gli attivisti del cigno verde, nel progetto complessivo sono però ancora troppe le questioni che non vanno: dal parco del Tevere che si limita ad essere una piccola area prospiciente allo stadio senza “respiro” cittadino, alle enormi cubature ancore previste tagliate di soli 102.400 metri cubi dei più di 900 mila previsti inizialmente, alla metro che non raggiunge Muratella.
“Sono totalmente fuori misura le nuove cubature a Tor di Valle, anche a fronte del “taglietto” effettuato – dichiara Roberto Scacchi direttore di Legambiente Lazio – se prima erano previste costruzioni pari a 10 grandi hotel come l’Hilton – famoso scandalo urbanistico negli anni ’60 da 100 mila metri cubi – oggi gli hotel sono 9 ma la sostanza non cambia e si tratta sempre di un’enorme colata di cemento sulla capitale. Ci domandiamo dove siano andate a finire le promesse di recupero delle periferie e di nessuna nuova costruzione in territori non urbanizzati, in questo senso torniamo a chiedere il “saldo zero” sulle previsioni complessive di piano tenendo in conto che nei municipi che formano il quadrante urbano sono in previsione o in attuazione più di 10 milioni di mc. Bene le prescrizioni della Regione Lazio sulla riduzione delle cubature a cui bisognerà dare seguito nella Conferenza dei Servizi e sulla tutela della Tenuta dei Massimi a cui è seguito l’adeguamento progettuale”.

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Dopo il direttore del movimento Roberto Scacchi, arriva il NO della consigliere a Cristiana Avenali: “Hanno cercato cavilli per trovare un interesse pubblico che in quell’area non avrà mai”. Si prepara la trappola alla Regione

