Dubito che il decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri pochi giorni fa possa essere realmente efficace.
Certo, il giro di vite in materia di stalking e maltrattamenti in famiglia va interpretato come un’avvenuta presa di coscienza da parte delle istituzioni su questi crimini in continuo aumento, ma finché le forze dell’ordine rimarranno inadeguate e i tempi della giustizia saranno così lunghi, il problema non troverà concreta soluzione. Sono state leggermente innalzate le pene, tuttavia, come ho detto in più occasioni, il tema della violenza sulle donne deve essere risolto sotto il profilo culturale.
Gli uomini devono essere educati (o rieducati), sin dalla scuola, a rispettare le donne e ad accettare il fatto che una donna possa interrompere una relazione quando e come vuole.
La nuova normativa prevede adesso l’arresto obbligatorio in flagranza di reato per gli atti persecutori e i maltrattamenti in famiglia. Devo sottolineare, purtroppo, come anche questa innovazione sia più di forma che di sostanza. Come può essere accertata la flagranza dopo che la violenza è già avvenuta? O le forze dell’ordine intervengono quando le percosse e i maltrattamenti sono ancora in corso oppure la norma rimane in vigore solo sulla carta. Ritengo poi profondamente sbagliata la possibilità prevista dal decreto di poter presentare denunce anonime anche da parte di terzi. Un principio sacrosanto del nostro ordinamento è quello per cui chi sporge una denuncia incriminando un’altra persona deve assumersene la responsabilità.
L’unica parte del decreto che mi sento di salvare è quella che prevede il patrocinio a spese dello Stato per le vittime di atti persecutori e, soprattutto, l’impossibilità di rimettere la querela da parte delle vittime di stalking. Accade spesso, infatti, che una donna abusata e maltrattata, dopo aver trovato il coraggio di querelare il suo persecutore, subisca intimidazioni e minacce per ritirare la querela.
Tuttavia bisognerà vedere se adesso le donne, di fronte alla impossibilità di tornare indietro, abbiano maggiori remore o timori nel querelare i loro stalker.
Il giudizio complessivo rimane comunque negativo. Il decreto sembra essere più una risposta di facciata del Governo alle richieste di tutela avanzate dai cittadini piuttosto che un intervento concreto e operativo per arginare questo grave fenomeno criminale.
Gianluca Arrighi, avvocato penalista e scrittore noir
