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Superbonus, De Bortoli riaccende la polemica. I lavori finiscono ma il conto resta: 131,5 miliardi di detrazioni e mezzo milione di edifici

Il Superbonus ha mobilitato oltre 120 miliardi di lavori energetici e interessato circa mezzo milione di edifici. Ma le detrazioni maturate superano 131 miliardi e gli effetti fiscali continuano a pesare. A lavori quasi conclusi, il vero tema non è più stabilire se il 110% sia stato grande. È capire se sia stato grande anche troppo.

Superbonus, De Bortoli riaccende la polemica. I lavori finiscono ma il conto resta: 131,5 miliardi di detrazioni e mezzo milione di edifici

Il deficit 2025 si ferma al 3,1% e l’Italia resta nella procedura europea. De Bortoli riapre il processo al 110% di Conte. A distanza di sei anni i numeri consentono però un bilancio più completo: una gigantesca operazione di riqualificazione, accompagnata da un impatto sui conti pubblici molto superiore alle previsioni iniziali.

Il Superbonus è praticamente finito, il suo conto no. È questo il paradosso che torna d’attualità dopo la revisione dei conti nazionali pubblicata dall’Istat: nel 2025 il deficit italiano è sceso dal 3,4 al 3,1% del Pil, mancando per un decimale la soglia europea del 3%. Il debito, intanto, ha raggiunto il 137,1% del Pil, mentre il saldo primario è migliorato allo 0,8%.

È su quel decimale che Ferruccio de Bortoli ha riacceso il caso del 110%, definendolo una vicenda che il Paese avrebbe archiviato troppo in fretta e chiedendo persino una commissione d’inchiesta. Una critica durissima alla misura nata nel 2020 con il decreto Rilancio, che introdusse una detrazione del 110% per determinati interventi di efficientamento energetico e antisismico.

Mezzo milione di edifici: ecco i numeri ufficiali del Superbonus

A bocce quasi ferme, la dimensione dell’operazione è impressionante. L’ultimo monitoraggio ENEA disponibile, aggiornato al 31 luglio 2026, fotografa sul solo versante SuperEcobonus 502.388 edifici interessati. Gli investimenti ammessi a detrazione ammontano a 124,86 miliardi di euro, quelli relativi a lavori conclusi a 122,67 miliardi. Le detrazioni maturate per gli interventi completati, indicate dall’ENEA come onere a carico dello Stato, raggiungono 131,55 miliardi. Il 98,2% dell’investimento ammesso risulta ormai realizzato.

Dentro quel mezzo milione di edifici ci sono circa 141 mila condomini, oltre 244 mila case unifamiliari e quasi 117 mila unità immobiliari indipendenti. I condomini, pur rappresentando poco più di un quarto degli edifici, concentrano quasi il 69% degli investimenti ammessi. Numeri che impediscono di liquidare il Superbonus con una sola parola. L’intervento ha mosso cantieri, occupazione, riqualificazione energetica e investimenti in una fase segnata dalla pandemia. Lo stesso Ministero dell’Economia, nelle sue analisi, ha riconosciuto agli incentivi edilizi una funzione anticiclica e un ruolo nel miglioramento energetico del patrimonio immobiliare. Ma ha indicato anche i rischi: crescita dei prezzi, distorsioni del mercato, abusi e un impatto molto rilevante sulle finanze pubbliche.

Il focus sul Lazio

Nel Lazio il Superbonus ha mobilitato oltre 10 miliardi, interessando quasi 40 mila edifici; a Roma risultano oltre 88 mila interventi riconducibili alla misura e, insieme all’Ecobonus, 4,7 miliardi di investimenti. Un’iniziativa che ha rimesso in moto l’edilizia e migliorato migliaia di immobili, ma ha anche prodotto una domanda eccezionale, aumento dei costi e un’eredità fiscale destinata a pesare ancora per anni.

Il grande errore delle previsioni

Il punto politicamente più pesante è proprio la distanza tra quanto si immaginava di spendere e quanto l’agevolazione avrebbe poi richiesto. Nelle valutazioni del MEF, già emerse durante l’indagine parlamentare sui bonus edilizi, l’impatto del Superbonus era stato progressivamente rivisto fino a risultare decine di miliardi superiore alle stime originarie. Una vecchia quantificazione ministeriale indicava uno scostamento di circa 32 miliardi sull’orizzonte considerato: il segnale di quanto la misura fosse stata inizialmente sottostimata.

Il meccanismo, del resto, era potentissimo: non una normale detrazione, ma un incentivo che in origine poteva arrivare al 110% della spesa, accompagnato dalla possibilità di sconto in fattura e cessione del credito. Il beneficio fu successivamente ridimensionato, fino al 90%, 70% e 65% in base agli anni e alle fattispecie previste.

Quel decimale che pesa sui conti

L’Italia resta oggi sottoposta alla procedura europea per deficit eccessivo, aperta nel 2024, e il Consiglio Ue ha indicato il 2026 come anno entro il quale correggere la situazione. Va però precisato che il comunicato Istat sul 3,1% certifica il risultato complessivo dei conti pubblici, non attribuisce da solo quel decimale esclusivamente al Superbonus. La tesi che la “coda” del 110% abbia impedito di scendere sotto il 3% è quindi un’interpretazione sul peso della misura nei conti, sostenuta tra gli altri da De Bortoli e da economisti che hanno analizzato gli effetti residui dei crediti.

E il quadro non è immobile: nelle previsioni di primavera la Commissione europea stimava per l’Italia un deficit al 2,9% sia nel 2026 sia nel 2027. La partita, dunque, non è per niente chiusa, ma nemmeno destinata necessariamente a trascinarsi all’infinito. Resta però la domanda che sopravvive alle polemiche tra Conte, i governi successivi e gli avversari della misura: era possibile ottenere una parte consistente di quei risultati energetici ed economici spendendo meno e costruendo fin dall’inizio controlli più robusti?

È probabilmente qui che, a distanza di sei anni, si trova il vero bilancio del Superbonus. Non nella caricatura di una misura che “non ha prodotto nulla”, perché mezzo milione di edifici raccontano il contrario. E nemmeno nella rappresentazione di un incentivo senza controindicazioni. Il patrimonio immobiliare è stato ristrutturato in proporzioni enormi. Anche il conto presentato allo Stato.