Due presunte organizzazioni criminali e una rete di distribuzione di stupefacenti estesa dal territorio pontino fino alla Capitale. È il quadro delineato dall’operazione “Torre di Babele”, scattata nelle prime ore di lunedì 26 ottobre e condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale di Latina, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Roma, che ha portato all’arresto di sette persone.
L’inchiesta punta a ricostruire le attività di due gruppi che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero gestito in modo organizzato l’approvvigionamento e la commercializzazione di sostanze stupefacenti. Un sistema nel quale sarebbero stati definiti ruoli e compiti, con canali di comunicazione riservati e una rete di collaboratori incaricati della distribuzione.
Il blitz ha interessato Latina, Fondi, Sabaudia, San Felice Circeo, Pontinia e Torino, con il coinvolgimento dei reparti territoriali dell’Arma, il supporto di un elicottero del Nucleo Elicotteri di Roma-Urbe e di un’unità cinofila. Oltre all’esecuzione delle misure cautelari, sono state disposte perquisizioni nei confronti degli arrestati e di altre quattro persone indagate.
Sette persone in carcere: i nomi degli indagati
Il provvedimento restrittivo è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, Paola Della Monica, su richiesta della Procura distrettuale antimafia. A finire in carcere sono stati Leonardo Corni, classe 1983, e Francesco Corni, classe 1991, entrambi di Sabaudia; Gianluca Calisi, Giovanni Centola, Tiziano Tiziani, Gabriel Francu e Luca Nardone, quest’ultimo originario di Fondi e conosciuto con il soprannome di “l’Indiano”. I sette sono gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e di diversi episodi di detenzione ai fini di spaccio.
L’attività investigativa si è sviluppata principalmente tra febbraio 2020 e settembre 2021. A distanza di circa cinque anni, le misure cautelari segnano una nuova fase dell’inchiesta, che dovrà ora passare al vaglio dell’autorità giudiziaria. Le responsabilità individuali restano da accertare nel corso del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.
Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia e la svolta nelle indagini
Un ruolo importante nell’avvio degli accertamenti sarebbe stato svolto dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Iannicelli, il cui nome era già emerso nell’ambito del procedimento denominato “Jars”.
Le informazioni fornite avrebbero consentito agli investigatori di individuare persone, relazioni e modalità operative da sottoporre a successivi riscontri. Da qui sarebbe emersa l’esistenza di due presunte associazioni criminali distinte, ciascuna dotata di una propria struttura organizzativa e di referenti incaricati di gestire gli acquisti e la distribuzione degli stupefacenti.
Secondo la ricostruzione della Dda, i gruppi avrebbero operato nel territorio pontino, con collegamenti anche con Roma, affidandosi a una rete di soggetti incaricati della vendita. L’ipotesi investigativa è che non si trattasse di episodi isolati di spaccio, ma di attività continuative, sostenute da risorse economiche e da una ripartizione dei compiti tra i partecipanti.
Il gruppo di Fondi: acquisti centralizzati e compensi mensili
La prima organizzazione individuata dagli investigatori sarebbe stata promossa e diretta da un uomo originario di Fondi, al quale viene attribuito un ruolo centrale nella gestione degli approvvigionamenti e nel coordinamento degli altri componenti. Secondo l’accusa, il presunto promotore avrebbe acquistato le sostanze stupefacenti per poi affidarne la commercializzazione agli associati. Questi ultimi avrebbero ricevuto compensi mensili fissi per svolgere le attività assegnate.
Un elemento che, nella ricostruzione investigativa, suggerirebbe l’esistenza di rapporti stabili e di una gestione centralizzata delle risorse economiche, distinguendo il presunto sodalizio da una semplice rete di spacciatori indipendenti. Gli investigatori avrebbero inoltre individuato un immobile messo a disposizione del gruppo e utilizzato come base logistica per custodire la droga in attesa della distribuzione. Il proprietario avrebbe avuto anche il compito di vigilare sulle sostanze depositate.
La disponibilità di un luogo dedicato allo stoccaggio avrebbe consentito, secondo l’ipotesi accusatoria, di separare la fase dell’approvvigionamento da quella della vendita, assicurando una maggiore continuità alle attività illecite.
Telefoni criptati e linguaggio in codice per evitare i controlli
Tra gli aspetti più rilevanti dell’inchiesta figura l’attenzione riservata alle comunicazioni tra i presunti componenti dei gruppi. Secondo i Carabinieri, gli indagati avrebbero utilizzato telefoni criptati, applicazioni di messaggistica dedicate e un linguaggio convenzionale per parlare delle operazioni senza fare riferimenti espliciti agli stupefacenti. Le precauzioni sarebbero state finalizzate a rendere più difficile l’individuazione dei contatti e la ricostruzione dei passaggi legati all’acquisto e alla vendita della droga.
Gli investigatori avrebbero incrociato le informazioni raccolte durante gli accertamenti con le dichiarazioni del collaboratore di giustizia, ricostruendo collegamenti e rapporti tra i diversi soggetti coinvolti. Un lavoro che avrebbe permesso di delineare, secondo la Procura, le modalità operative delle due presunte organizzazioni. Il ricorso a comunicazioni riservate rappresenta uno degli elementi valorizzati dagli inquirenti per sostenere l’ipotesi di un’attività organizzata e protratta nel tempo.
Il secondo sodalizio e il ruolo dei fratelli Corni
Parallelamente al gruppo riconducibile a Fondi, le indagini avrebbero individuato una seconda organizzazione, autonoma rispetto alla prima, che sarebbe stata guidata dai fratelli Leonardo e Francesco Corni, entrambi di Sabaudia. Secondo la Dda, i due avrebbero condiviso la gestione degli approvvigionamenti e delle risorse economiche necessarie per acquistare gli stupefacenti. La successiva distribuzione sarebbe stata affidata agli altri componenti del gruppo, con alcuni soggetti incaricati della vendita al dettaglio.
Anche in questo caso, gli investigatori ipotizzano una struttura con compiti definiti: da una parte la gestione degli acquisti e delle disponibilità economiche, dall’altra il lavoro dei collaboratori impegnati nella commercializzazione. I proventi dello spaccio sarebbero stati inoltre reinvestiti per finanziare nuovi acquisti di droga e garantire la prosecuzione dell’attività.
La posizione dei fratelli Corni assume rilievo nell’inchiesta per il ruolo direttivo che viene loro attribuito. Si tratta, tuttavia, di contestazioni che dovranno essere verificate nelle successive fasi giudiziarie, così come l’effettiva partecipazione dei singoli indagati all’associazione ipotizzata dagli inquirenti.
I sequestri durante le indagini: oltre cinque chili di droga
L’operazione del 26 ottobre rappresenta l’ultimo sviluppo di un’attività investigativa che aveva già prodotto risultati tra il 2020 e il 2021. Nel corso degli accertamenti, i Carabinieri avevano arrestato sette persone in flagranza di reato e denunciato altri cinque soggetti per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.
I sequestri avevano riguardato oltre due chilogrammi di cocaina, tre chilogrammi di marijuana e 70 grammi di hashish, per un totale superiore ai cinque chili di droga. Gli investigatori avevano inoltre recuperato 7.200 euro in contanti, ritenuti presumibilmente collegati all’attività di commercializzazione degli stupefacenti. Si tratta dei risultati complessivi delle precedenti attività investigative, distinti dalle sette misure cautelari eseguite il 26 ottobre.
I quantitativi sequestrati avrebbero fornito riscontri materiali agli accertamenti, contribuendo alla ricostruzione dei rapporti tra i soggetti coinvolti e delle modalità di distribuzione. Le quantità recuperate, tuttavia, rappresentano soltanto la droga intercettata nel corso delle operazioni e non necessariamente l’intero volume di stupefacenti che i gruppi avrebbero movimentato.
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