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“Economia infetta e mancanza di controlli”. Camorra e Mafia Capitale, mani sugli abiti usati

Nemmeno gli appalti per i rifiuti tessili sono sfuggiti alla regola della programmazione e del controllo dell’organizzazione messa in piedi da Salvatore Buzzi e Massimo Carminati. Buzzi sarebbe il garante degli equilibri tra le coop: “Un giro d’affari di milioni d’euro”. IL VIDEO

Da Ama S.p.a all’Ati “Roma Ambiente” fino alla New Horizons A.r.l e alla coop Lapemaia Onlus. E’ l’articolato percorso che dalla gestione capitolina del ritiro e dello stoccaggio dei rifiuti tessili, porta ai tredici soggetti raggiunti questa mattina da ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip Simontta D’Alessandro. Una filiera alla quale anche Salvatore Buzzi, dominus delle coop romane, indagato nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale, non sarebbe del tutto estraneo.
“Non puo’ non pensarsi” che la delibera comunale che aveva ripartito nel 2008 le competenze territoriali assegnate all’Ati Roma Ambiente “non obbedisca alle logiche spartitorie non abbia coltivato che finalita’ speculative, rientranti nel piu’ ampio disegno dirigista e corruttivo di Buzzi”. E’ l’ipotesi del gip del tribunale di Roma, Simonetta D’Alessandro, riportata nell’ordinanza sull’organizzazione che gestiva la raccolta di indumenti usati per le strade della capitale che poi rivendeva nell’est europa e in Africa, dove vengono citati anche i personaggi dell’inchiesta ‘Mafia Capitale’ Salvatore Buzzi e Massimo Carminati.

“Vi e’ una concreta emergenza documentale – si legge ancora nelle 364 pagine di ordinanza cautelare emessa dal gip D’Alessandro – che, le intercettazioni successive, disvelatrici delle condotte dei beneficiari e dei loro associati campani fino all’iter del bando 2013, consentono di chiarire che nemmeno gli appalti per i rifiuti tessili, connotati, peraltro, da un giro d’affari di milioni d’euro, sono sfuggiti alla regola della programmazione e del controllo nell’erogazione; e alla stura, anche, ad attivita’ di interesse della criminalita’ organizzata, che hanno compromesso totalmente i beni della salute e dell’igiene pubblica, pur di massimizzare i profitti, nei Pesi non Ocse, destinatari dell’inoltro”.

Viene in rilievo una penetrazione negli ambiti istituzionali che costituisce la dotazione che alcuni – nella specie Danilo Sorgente, Roberto Monti, referenti romani delle cooperative operanti nell’Ama S.p.a., tramite Mario Monge e Salvatore Buzzi – sono in grado di conferire ad altri, organici a non sottovalutabili e strutturati sodalizi criminosi di stampo camorristico, con ramificazioni anche internazionali – Pietro e Aniello Cozzolino”. Cosi’ il gip del tribunale di Roma, Simonetta D’Alessandro continua nela sua analisi nell’ordinanza di custodia emessa nei confronti di 13 persone per traffico di rifiuti speciali, capi d’abbigliamento usati cestinati nei cassonetti gialli che finivano per essere rivenduti in Africa senza essere igienizzati come stabilisce la legge.

“Se da un lato – spiega ancora il gip D’Alessandro – l’indagine mette in luce quali sono le forme operative degli impieghi, gli esiti economici dell’attivita’ delinquenziale, dall’altro emerge la spaventosa essenzialita’ del contatto continuativo, del nodo indefettibile tra settori istituzionali ed economia infetta per il conseguimento dei profitti illeciti”.
“Alla disamina delle conversazioni intercettate – si legge ancora nell’ordinanza del gip del tribunale di Roma – dei sequestri operati, dei documenti acquisiti confluiti anche magmaticamente nell’incarto, e’ bene che segua l’esame delle aree, non solo dei soggetti, ma delle aree coinvolte, per meglio comprendere come la depredazione di beni destinati al commercio aprofittevole, il trattamento patogeno di rifiuti, l’abuso della qualita’ cooperativistica da parte dei soggetti economici si coniughino, ed anzi trovino il loro indefettibile presupposto, nella ripartizione del territorio operata da Ama Spa, nello strapotere dei faccendieri, nell’endemica assenza di controlli”.