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“Travolti dal cemento”. L’allarme di Legambiente

Con il nuovo Piano casa della Regione, il centro storico rischia una colata di cemento e lo stesso vale per le periferie, dove si assisterebbe ad un proliferare di nuove case al posto dei servizi

Due le criticità che secondo Legambiente Lazio persistono sul nuovo Piano casa della Regione: il primo  riguarda l’articolo 3ter comma 3, che permetterebbe di costruire nuova edilizia residenziale per 2.745.600 di metri cubi nell’ipotesi minima e 4.529.894 in quella massima.
“Il massimo dell’applicabilità dell’articolo, infatti – si legge nel dossier dell’associazione ambientalista – è pari a 10.000 metri quadri più un incentivo del 10%, quindi 11mila (pari a 35.200 metri cubi, corrispondenti a 293 nuove stanze/residenti), di cui 1/3 della cubatura, nella misura minima, sono destinati all’edilizia sociale per la durata di 15 anni, dopodiché, sia pure a prezzi calmierati, gli alloggi andranno in libera vendita”.
Inoltre, l’articolo prevede che “nelle aree edificabili libere con destinazione non residenziale, è consentito il cambio di destinazione d’uso delle superfici utili lorde non residenziali per la realizzazione di immobili ad uso residenziale”: questo permetterebbe di “costruire nuove case, invece di servizi, in periferie sempre più dormitorio”.

Il secondo rischio riguarda la possibilità di applicare il Piano casa sugli immobili ricadenti nella Città storica individuata dal Prg 2008. La delibera 9, licenziata dall’amministrazione Alemanno nel 2012, prevede infatti l’applicabilità del piano anche a: il quartiere Coppede’, il Salario, piazza Bologna, San Lorenzo, l’Esquilino, i Parioli, San Giovanni, Ostia, Prati, Flaminio, Eur e Testaccio”. Inoltre, secondo la delibera 9, i 25mila edifici inseriti nella Carta della Qualità, “saranno oggetto di adeguamento da parte degli Uffici per valutarne l’effettivo valore e la possibilità di ampliare ulteriormente il campo d’azione del Piano casa”. Per far fronte a queste criticità, Legambiente propone quindi all’assessore all’urbanistica, Michele Civita, un emendamento con l’obiettivo di escludere tali ambiti dall’applicazione del piano e chiede alla Regione di dare la possibilità ai Comuni di avviare proprie deliberazioni che indichino l’ambito di applicazione dell’art 3 ter comma 3, in quanto “hanno espresso le proprie deliberazioni sulla base del vecchio testo e logica vuole che, se cambia il testo, i Comuni abbiano una nuova possibilità per esprimersi”.
Rimettere mano alla delibera rappresenterebbe, secondo Legambiente, “un’occasione per il sindaco Marino”, in quanto “nella sua campagna elettorale ha parlato di 112 nuovi ambiti dove applicare politiche di rigenerazione urbana ed una nuova delibera potrebbe stabilire l’applicazione dell’art 3 solo in quegli ambiti, in modo da far diventare queste trasformazioni un ‘volano’ per attrarre gli operatori”.