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“Trumpate”: se il presidente si prende la scena è quasi sempre autogol

Tra vittorie storiche, polemiche e incidenti diplomatici, lo sport negli Stati Uniti continua a incrociare inevitabilmente la politica

“Trumpate”: se il presidente si prende la scena è quasi sempre autogol

Una nuova “Trumpata”, alla cerimonia di premiazione della Spagna Campione del Mondo: il presidente degli USA ha tentato il “bis”, fallendolo, della foto ricordo con i vincitori del trofeo. Ultima perla di un “corollario” che di gaffe inanellate durante una kermesse iridata e non solo, che passerà alla storia per la vittoria della “Roja” ma anche per i casi generati dal presidente USA che ha, fra l’altro, un discreto passato di atteggiamenti (eufemismo) lontani dal decoro istituzionale.

“Trumpate”: se il presidente si prende la scena è quasi sempre autogol
Il rapporto fra gli USA e la FIFA è stato al centro di molte polemiche

Trump e la squadra femminile di hockey Usa: l’oro che diventa un caso

Già a inizio 2026, la festa per una vittoria storica si è trasformata nell’ennesimo caso politico. Gli Stati Uniti, dopo 46 anni, tornano a vincere l’oro nell’hockey maschile alle Olimpiadi. Una pagina di sport destinata a entrare nella storia, ma la frase di Donald Trump fa discutere. Il presidente chiama la squadra negli spogliatoi per congratularsi con giocatori e staff, citando anche la nazionale femminile, a sua volta laureatasi campione olimpica pochi giorni prima: “Porteremo anche la squadra femminile, lo sapete già. Penso che se non l’avessi fatto sarei stato messo sotto accusa”. Una frase accolta dalle risate dei giocatori ma anche dalle numerose critiche scatenate per aver, di fatto, screditato la squadra delle donne, trasformando il riconoscimento delle campionesse in un obbligo politico e non in un meritato tributo sportivo.

Trump, e i mondiali per club la Juventus e il Chelsea

Nel 2025, anche la Juventus finisce al centro di un episodio destinato a far discutere durante la visita alla Casa Bianca, in occasione del Mondiale per Club. La delegazione bianconera incontra Donald Trump nello Studio Ovale. Presenti due calciatori americani, Weston McKennie e Timothy Weah. Il presidente fa calare il gelo: “Fareste giocare le donne nella vostra squadra?”. Inopportuno e disinformato: il club bianconero ha una squadra femminile, la Juventus Woman. Trump, se possibile, aumenta l’imbarazzo: “Certo. E immagino non le fareste giocare insieme a voi. Va bene, vedo che siete diplomatici”. Altra gaffe solo qualche settimana dopo: Trump consegna il trofeo al capitano del Chelsea, Reece James, e rimane sul palco anche durante l’alzata della coppa. Secondo il protocollo, avrebbe dovuto lasciare spazio alla squadra. Servirà quindi l’intervento di Gianni Infantino per convincerlo a defilarsi.

I mondiali: ingerenze, perquisizioni e caos

“Trumpate”: se il presidente si prende la scena è quasi sempre autogol

Il mancato bis con la Spagna, con il capitato Rodri che lo “accompagna” gentilmente a lato, non cancella le “Trumpate”: l’Iran è stato costretto a modificare di continuo i piani logistici, con alcuni componenti della delegazione rimasti fuori dagli Stati Uniti. L’arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan è stato respinto alla frontiera americana per un presunto collegamento ad attività terroristiche dovuto a un caso di omonimia. L’attaccante iracheno Aymen Hussein è stato perquisito per sette ore prima dell’ingresso negli Stati Uniti, mentre il fotografo della nazionale, Talah Salah, respinto dopo un lungo fermo. Balogun, calciatore della nazionale USA, squalificato contro il Belgio, è stato reintegrato dopo la telefonata con il presidente della FIFA Infantino. Joan Capdevila, campione del mondo con la Spagna nel 2010, rischia di non vedere la finale perché è stato in Iran. La sensazione è che, complici ancora due anni di presidenza, non sia finita qui.