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Tutti al lavoro senza contratto. Ecco il call center delle meraviglie

Giovani, diplomate, anche casalinghe. In totale 124 persone senza contratto e 111 irregolari. La Finanza mette le mani sul centro servizi più competitivo del mercato che fingeva di assumere e poi pagava “a progetto” ragazzi e ragazze invece sottoposti a vincoli da contratti subordinati. La società con sede ai Castelli prosperava grazie al mancato versamento dell’iva e delle ritenute fiscali. Tutte le irregolarità certificate dall’Inps. Denunciati gli amministratori e chiesto il sequestro preventivo degli immobili sino al pagamento delle sanzioni

Da fuori appariva un impeccabile ed organizzato centro di servizi che dava la possibilità a tanti giovani neodiplomati ed a casalinghe di poter lavorare dignitosamente. Era invece uno dei tanti call center, riconducibile ad una società con sede nella capitale, in cui erano occupati 124 lavoratori “in nero” e 111 “irregolari”.
A scoprirlo i finanzieri del Comando provinciale di Roma che, dopo diverse segnalazioni, hanno fatto irruzione nei locali ubicati in un comune dei Castelli romani, da cui partivano le chiamate telefoniche in tutta italia anche per conto di affermate imprese nazionali.
L’ispezione ha rivelato l’ennesimo caso di sfruttamento di giovani: alcuni lavoratori erano convinti di essere stati assunti mentre altri erano stati costretti a concludere un contratto “a progetto” ma erano in realtà assoggettati ai vincoli di subordinazione tipici di un contratto di lavoro dipendente con il rispetto di un orario di lavoro prestabilito ed alle dipendenze di un “preposto con potere disciplinare”.

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Le fiamme gialle del gruppo di Frascati, nel corso della verifica fiscale avviata subito dopo il primo accesso, hanno anche appurato l’omesso versamento dell’Iva risultante dalla dichiarazione annuale per un importo pari a oltre mezzo milione di euro, oltre che di ritenute fiscali per circa 200 mila euro.
Decisiva per lo sviluppo dell’attività ispettiva è stata la preziosa collaborazione dei funzionari dell’Inps di Roma, che ha permesso di ricondurre correttamente gli effettivi rapporti di lavoro ai modelli contrattuali previsti dalla normativa in materia di lavoro. La società, grazie ai mancati versamenti delle imposte e dei contributi previdenziali ed assistenziali, era riuscita a conquistare un posizionamento di tutto rispetto sul mercato sbaragliando la concorrenza degli altri operatori del settore, quelli regolari.
I due amministratori della società sono stati denunciati alla procura della repubblica di  Roma, per i reati di dichiarazione fraudolenta e di omesso versamento di ritenute certificate e di imposte, e dovranno rispondere della maxi sanzione di 1.500 euro per ogni lavoratore “in nero” alle dipendenze. Al fine di cautelare il credito vantato dall’erario per le imposte evase, le pene pecuniarie e gli interessi maturati è stato richiesto il sequestro preventivo dei beni immobili e mobili nella disponibilità degli indagati, volto alla loro confisca “per equivalente”.