“Italia e Israele sono partner commerciali solidissimi, abbiamo un bilancia import export che vale 4,5 MLD di dollari. Il connubio Italia e Israele è strategico soprattutto nel settore militare della difesa e sta dando ottimi frutti”. Sulla sicurezza “A Roma temiamo che riaffiorino episodi di antisemitismo verso la comunità israelitica. È un fenomeno che è in crescita e rispetto alla nostra comunità ci sono ferite che sono ancora aperte”. LA GALLERY
di Marcello Aranci
La sede dell’Ambasciata d’Israele è necessariamente blindata. Tutto quello che ha a che fare con Israele, in larga parte del mondo, vive costantemente sotto la minaccia di attacchi terroristici. Roma non è esente da questo pericolo e le misure di sicurezza sono senza dubbio straordinarie, in ambasciata come in tutti i luoghi della comunità ebraica. Ne parliamo con l’Ambasciatore d’Israele Naor Gilon, uno dei diplomatici di punta della diplomazia israeliana. Nella sua carriera ha lavorato a Washington e ha fatto il Capo di Gabinetto del Ministro degli Esteri israeliano. E’ un profondo conoscitore di politica internazionale ed è a Roma da un anno dopo aver ricoperto incarichi prestigiosissimi. A Roma si occupa delle relazioni tra i due Paesi considerando che la nostra città ha una delle comunità ebraiche più numerose d’Italia ma soprattutto tra le più antiche del mondo. Nella nostra città, infatti, si contano 15.000 ebrei, romani a tutti gli effetti e sono distribuiti su tutta l’area metropolitana e non soltanto nel “ghetto”. Sono considerati un modello di integrazione nel tessuto culturale della città. A Roma sono numerosi i centri di aggregazione del gruppo ebraico, dalla scuola alla Sinagoga, ma numerosi sono anche i servizi che sono ad appannaggio di tutta la città come ad esempio l’Ospedale Israelitico che è un centro d’eccellenza sanitaria aperto a tutti i cittadini. Un percorso d’integrazione non scontato in un contesto mondiale dove cresce il fenomeno dell’antisemitismo che sfocia sempre più spesso nell’antisraelismo.
Ambasciatore, cosa rappresenta Roma per Israele?
“Dal punto di vista professionale significa rapportarsi con un Paese amico che ha con noi una bilancia commerciale di 4,5 mld di dollari e nonostante la crisi è in continua crescita. Anche dal punto di vista culturale c’è una interazione fortissima tra Roma ed Israele, infatti, proprio in queste settimane, fino a marzo presso il Macro si può vedere la Mostra Israel Now–Reinventing the Future, una mostra multidisciplinare, strutturata attorno ad una selezione di ventiquattro artisti israeliani provenienti da esperienze e generazioni diverse,in perfetto equilibrio tra nuove tecnologie e pratiche artistiche più tradizionali. Un progetto che vuole riflettere il dinamismo di una cultura che affonda le proprie radici in una spiritualità millenaria come lo è anche quella romana.
E non è un caso che Roma sia la comunità ebraica più antica del mondo, si ha notizie dei primi insediamenti a partire dal II secolo a.C. ed è un motivo d’orgoglio straordinario essere a Roma perché rimane una delle città da sempre più accogliente nei confronti della popolazione ebraica, nonostante in questi mesi si stia vedendo riaffiorare preoccupanti episodi di antisemitismo, ma parallelamente vediamo anche una grande attenzione delle forze dell’fordine. Abbiamo visto recentemente gli episodi di Campo dei Fiori a Roma e gli altri a Napoli, dove la risposta delle forze di polizia e della magistratura è stata rapida ed efficace”.
Secondo Lei quali sono le motivazioni alla base di questi episodi?
Certo nei momenti di difficoltà gli episodi di razzismo e di antisemitismo sono sempre accentuati. Si è sempre alla ricerca del capro espiatorio. L’antisemitismo è in aumento ovunque, in parte anche per la situazione economica. Dobbiamo distinguere due tipi di antisemitismo: esiste un antisemitismo tradizionale, basato su un banale pregiudizio. A molte persone gli ebrei non piacciono, anche se spesso nella loro vita non ne hanno nemmeno mai incontrato uno. Ci troviamo di fronte ad un fenomeno di autosuggestione che ha origine antichissime ed è qualcosa che riguarda le loro “credenze”, non è un fatto oggettivo fondato su aspetti razionali che si possono spiegare.
A questo poi si aggiunge l’antisemitismo, che possiamo definire di matrice islamica, un fenomeno che ha ragioni più recenti dal punto di vista storico ed è legato a vicende molto complesse. Ed è quello che ha lasciato segni profondi anche nella comunità romana, dove nonostante siano trascorsi trent’anni proprio pochi mesi fa (ndr l’attentato alla sinagoga accadde il 9 ottobre 1982 e causò la morte di Stefano Gaj Taché di soli due anni ed il ferimento di 37 persone) oppure dalla strage di Fiumicino, dove il 27 dicembre 1985 morirono 13 persone a causa di un attacco rivolto a cittadini “israeliani” ad opera di un commando palestinese. Sono ancora ferite aperte nella nostra comunità. È un fenomeno che ha trasformato in questi anni quello che abbiamo sempre conosciuto come antisemitismo in antisraelismo. Ed è una questione comune in tutta Europa, lo abbiamo anche visto circa un anno fa a Toulouse e lo notiamo anche, ad esempio, in Grecia dove i partiti come Alba Dorata dichiarano apertamente il loro antisemitismo. In Italia per fortuna la guardia è alta, figure come il Presidente Napolitano richiamano con puntualità l’attenzione su questo tema e tutti gli organi dello Stato seguono accuratamente le indicazioni di attenzione. L’Italia potrebbe essere citata come esempio positivo per molti altri Paesi”.
Com’è Israele oggi e come sono le relazioni con gli altri Paesi?
“Israele è un grande Paese, culla di cultura millenaria, non solo ebraica, da noi convivono anche cristiani e musulmani. È una nazione che conta una popolazione non numerosissima meno di 8 milioni eppure siamo la patria della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica. Siamo un Paese che ha più premi Nobel che medaglie olimpiche. Per il nostro Governo, cultura, formazione, ricerca e sviluppo sono il nostro core business ecco perché tante delle principali compagnie internazionali di IT come Google, Facebook, Microsoft e Intel hanno in Israele centri di ricerca di altissimo livello. Ma, credo che esista un solo modo per conoscere Israele: venire a vederlo. Chiunque è stato da noi è rimasto straordinariamente sorpreso. Solo gli italiani nell’ultimo anno sono stati 170.000 e abbiamo riscontrato un gradimento altissimo. Del nostro Paese si parla tantissimo ma ciascuno dovrebbe farsi la propria idea visitandolo e scoprendo che ha davanti a se una nazione accogliente, giovane e innovativa.
Per quanto riguarda le nostre relazioni internazionali, posso dire che in generale sono ottime con tutto il mondo. Ottime con gli USA, ottime con l’Europa in generale, in particolare stiamo crescendo nei rapporti con la Germania che oggi è un protagonista della politica europea, ma abbiamo anche consolidato ottime connessioni con Paesi dell’area del centro e dell’est Europa, come i Paesi Bassi e la Repubblica Ceca.
Abbiamo inoltre ottime interazioni con le economie emergenti del pianeta come la Cina e l’India. Le nostre relazioni politiche e di conseguenza quelle commerciali sono in crescita esponenziale. Abbiamo avuto l’esigenza di aumentare la rappresentanza diplomatica in Cina addirittura aprendo il nostro quarto Consolato (Hong Kong, Benjin, Canton, Shangai) e lo stesso in India, dove siamo arrivati al terzo.
Il problema nasce paradossalmente con i nostri vicini, noi siamo parte di una questione complicatissima che si riverbera fino al Mediterraneo. La nostra contraddizione è di essere un’isola florida di stabilità, di ricchezza, di benessere economico, di democrazia in una regione come quella mediorientale che è attraversata da profondissime crisi economiche e sociali. In questo contesto diventiamo noi il problema. Ad esempio prendiamo l’Iran, che è una nazione splendida, fatta da persone colte, con una tradizione millenaria e una storia da protagonista nell’intera area, è guidata oggi da una leadership fondata su un ideologia estrema e profondamente antisemita. Oggettivamente rappresentano un problema non solo per la zona mediorientale ma per tutto il bacino Mediterraneo determinando una condizione che va decisamente oltre l’instabilità ma può letteralmente sfociare in un conflitto di dimensioni vastissime.

I rapporti con l’Italia invece come si stanno sviluppando?
“L’Italia è il nostro partner ideale, nonostante la crisi mondiale il volume degli scambi tra i due Paesi lo scorso anno ha sfiorato i 4,5 MLD di dollari. Abbiamo moltissimi progetti in comune, in particolare quelli di RD (Research & Development) sia in ambito civile che in ambito militare che stanno dando grandi soddisfazioni. Abbiamo profili fortemente complementari, noi siamo forti nel settore Hi-Tech mentre l’Italia ha un livello di eccellenza nell’industria meccanica di precisione. Un binomio decisamente vincente. Poi ci sono le cooperazioni nel campo della Green Energy dove il nostro know-how è all’avanguardia e siamo ben lieti di condividerlo con il vostro Paese, dove questo settore potrebbe rappresentare uno strumento anche per uscire dalla crisi.
Dobbiamo anche considerare il turismo, che beneficia molto dei buoni rapporti fra i nostri due paesi. Ogni anno circa 300.000 cittadini israeliani visitano l’Italia (rappresentano ben il 4% per cento della nostra popolazione che conta 8 milioni di abitanti). Pure nel campo della cultura abbiamo molti progetti importanti in comune. Israele ha sempre investito nel patrimonio culturale e vogliamo fare di più e possiamo farlo insieme, come peraltro stiamo facendo con iniziative di alto spessore. A livello universitario ci sono molte opportunità di collaborazione, che avvengono sia in maniera diretta, sia attraverso il progetto europeo Erasmus cui io stesso partecipai anni fa, quando andai a studiare in Trentino dove c’è tuttora una bellissima realtà universitaria. Sono più di 2000 gli studenti israeliani che ogni anno vengono nel vostro Paese e studiano prevalentemente medicina e ingegneria, dove l’Italia è considerata un polo d’eccellenza. Infine nella politica, i nostri rapporti sono ottimi, come dimostrano le regolari visite che si scambiano i nostri premier ogni anno, una volta in Italia, una volta in Israele. Lo scorso ottobre Monti è stato ricevuto dal nostro Capo del Governo in Israele e l’anno prossimo volta del nostro Primo Ministro, che sceglieremo tra qualche settimana che verrà a fare visita al vostro nuovo Premier …. che scopriremo tra qualche ora…”.

