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Un tortellino contro la recidiva. A Rebibbia il futuro si impasta a mano

Dodici detenute del carcere femminile di Rebibbia hanno concluso un percorso professionale per diventare pastaie. Un progetto che punta su lavoro, dignità e reinserimento sociale. dalla cella al laboratorio, passando per la sfoglia.

Un tortellino contro la recidiva. A Rebibbia il futuro si impasta a mano

A Rebibbia c’è chi sta imparando a riscrivere il proprio futuro partendo da farina, uova e mattarello. Nella casa circondariale femminile “Germana Stefanini” si è concluso “Pasta al fresco”, un progetto formativo che ha permesso a dodici detenute di acquisire competenze professionali nel settore della pasta artigianale, con l’obiettivo di favorire il reinserimento nel mondo del lavoro una volta terminata la pena.

L’iniziativa, promossa da Unicoop Etruria in collaborazione con l’istituto penitenziario romano, si è chiusa con un pranzo speciale preparato dalle stesse partecipanti. In tavola non solo tortellini, ravioli, agnolotti e lasagne, ma anche il risultato concreto di un percorso costruito sulla formazione e sull’autonomia.

100 ore per imparare un mestiere

Il corso, durato cinque mesi per un totale di cento ore, ha alternato lezioni teoriche e attività pratiche. Le detenute hanno approfondito le tecniche tradizionali e moderne della pasta fresca, imparando a realizzare prodotti ripieni e a personalizzare le preparazioni in base alle esigenze alimentari. Non sono mancati moduli dedicati all’igiene, alla sicurezza alimentare e alle norme sul lavoro, competenze indispensabili per affrontare un futuro professionale nel settore. Le partecipanti, selezionate volontariamente con il supporto degli educatori del carcere, hanno ricevuto al termine del percorso un attestato di formazione professionale.

Il lavoro come strumento di libertà

Dietro il progetto c’è una convinzione semplice ma spesso dimenticata: il carcere non deve limitarsi a custodire, ma deve offrire opportunità concrete di cambiamento. In un sistema dove chi ha scontato una pena incontra spesso enormi difficoltà a trovare occupazione, acquisire una professionalità può rappresentare la differenza tra un nuovo inizio e il ritorno all’emarginazione.

Così, tra sfoglie tirate a mano e ricette tramandate dalla tradizione, a Rebibbia si è impastato qualcosa di più della pasta fresca. Si è lavorato sulla fiducia, sulla dignità e sulla possibilità di costruire una seconda occasione. Perché, a volte, il primo passo verso la libertà passa proprio da un laboratorio e da un grembiule infarinato.