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Una vita di lusso tra yacht e dj set: arrestato commercialista dei Parioli per maxi frode da 14 milioni

Il commercialista influencer Daniele Moretti arrestato a Roma: maxi frode fiscale da 14 milioni con cooperative fittizie “apri e chiudi” e 2500 lavoratori

Una vita di lusso tra yacht e dj set: arrestato commercialista dei Parioli per maxi frode da 14 milioni
guardia di finanza roma

Sui social network amava definirsi e mostrarsi come un affermato influencer, dividendosi con disinvoltura tra console da dj, escursioni in yacht, resort di proprietà e spiagge da sogno in Kenya. Nel mondo reale, invece, gestiva un rinomato studio nel quartiere dei Parioli a Roma, trasformato nel centro nevralgico di una imponente truffa fiscale. Daniele Moretti, commercialista e star di Instagram seguito da oltre 140 mila follower, è finito agli arresti domiciliari su disposizione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale capitolino. L’accusa mossa dagli inquirenti è quella di essere il regista di una frode da oltre 14 milioni di euro, orchestrata a beneficio di centinaia di imprese clienti operative in settori chiave come le costruzioni, la ristorazione, la vigilanza e la grande logistica.

L’operazione condotta dai militari del 6° Nucleo Operativo Metropolitano della Guardia di Finanza di Roma, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Roma, ha portato all’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo per oltre 14 milioni di euro a carico di otto indagati. Le perquisizioni si sono concentrate tra le province di Roma, Latina e Viterbo, con l’impiego delle strumentazioni tecnologiche dello S.C.I.C.O. per la ricerca di vani nascosti e l’intervento delle unità cinofile cash dog, fondamentali per fiutare l’eventuale presenza di denaro contante derivante dal circuito illecito.

Il meccanismo delle cooperative “usa e getta” per abbattere i costi

Il perno dell’architettura truffaldina poggiava sul sistematico ricorso allo schema societario apri e chiudi, un modello strutturato per sfruttare vuoti normativi e azzerare totalmente il carico fiscale e contributivo. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il sistema ruotava attorno a quattro cooperative consorziate utilizzate come schermi fittizi per l’assunzione formale di 2.478 lavoratori. La forza lavoro veniva successivamente messa a disposizione delle aziende clienti che beneficiavano delle prestazioni senza assumere direttamente i dipendenti.

Per coprire la somministrazione illecita di personale, le strutture create dal professionista emettevano fatture per operazioni inesistenti relative a presunte prestazioni di servizi. In questo modo le aziende beneficiarie abbattevano l’imponibile e l’Iva, riducendo drasticamente i costi del personale. Le cooperative interposte omettevano invece di versare imposte, ritenute e contributi previdenziali, accumulate fino a raggiungere livelli insostenibili. Quando la massa debitoria diventava critica, le società venivano svuotate, abbandonate e liquidate, mentre dipendenti e contratti venivano trasferiti in nuove entità appena costituite per ripartire da capo.

Dal settore immobiliare alla vigilanza: i colossi coinvoti nella truffa

Il pacchetto ideato dal professionista dei Parioli garantiva un vantaggio competitivo enorme sul mercato, consentendo alle imprese utilizzatrici di disporre di manodopera continua a costi fuori mercato. I quasi 2.500 lavoratori coinvolti venivano impiegati nella ristorazione e nel catering, nella vigilanza privata e portierato, oltre che nelle pulizie, nel facchinaggio e nei servizi di logistica. Tra le centinaia di aziende che si sono avvalse delle cooperative figurano anche nomi di primo piano come Pessina Costruzioni e il Consorzio A-Team Global Services, colosso del settore pulizie.

Per superare i controlli formali necessari alle stipule contrattuali, l’organizzazione ricorreva sistematicamente alla falsificazione e clonazione del Durc, il documento di regolarità contributiva. I reati contestati a vario titolo dalla Procura di Roma agli otto indagati spaziano dalla dichiarazione fraudolenta all’emissione di fatture false, passando per l’omessa dichiarazione, l’omesso versamento di ritenute e Iva, l’indebita compensazione e la falsità materiale in certificazioni.

Dumping economico e danni irreversibili per la forza lavoro

Le indagini delle Fiamme Gialle hanno messo in luce i profondi danni sociali prodotti da questo tipo di criminalità economica. Oltre alla voragine da 14 milioni procurata alle casse dello Stato, il sistema ha generato un marcato fenomeno di dumping economico e sociale. Da una parte le aziende oneste sono state penalizzate da una concorrenza sleale basata sul taglio illecito del costo del lavoro; dall’altra i 2.478 lavoratori dipendenti si sono trovati privi di tutele pensionistiche e assicurative, poiché i versamenti contributivi non venivano mai effettivamente incassati dagli enti previdenziali.