Nel giorno del suo 71esimo compleanno il Papa archivia l’austerità voluta da Francesco durante il Covid. I conti restano da sorvegliare, ma per le porpore torna il sereno.
A San Pietro è finita la stagione del “tirare la cinghia”. Leone XIV ha cancellato il Motu proprio, il documento ufficiale con il quale Francesco, nel 2021, aveva imposto una cura dimagrante agli stipendi vaticani: meno 10% ai cardinali, meno 8% ai superiori e meno 3% a una parte di chierici e religiosi. Era il tempo del Covid, dei bilanci in apnea e dei richiami alla sostenibilità. Dal primo settembre quella stagione è ufficialmente chiusa.
Miracolo: la busta paga risorge
La decisione arriva proprio nel giorno del 71esimo compleanno del Pontefice. Una coincidenza che offre alla satira un assist irresistibile: invece dei regali al festeggiato, stavolta il regalo sembra andare ai porporati. Nessun rimborso del passato, però: quanto tagliato resta tagliato e il blocco degli scatti già prodotto rimane acquisito. La Provvidenza, evidentemente, non paga arretrati.
Il messaggio ufficiale è sobrio: le misure erano nate da un’emergenza ormai superata e la sostenibilità economica sarà perseguita con altri strumenti. Tradotto dal burocratese ecclesiastico: l’austerità cambia abito.
Beati gli ultimi, ma non troppo
Resta il cortocircuito simbolico. Francesco aveva fatto del taglio alle retribuzioni più alte anche un segnale: se c’è crisi, il sacrificio parte dall’alto. Leone XIV chiude quella parentesi. Scelta legittima, certo. Ma in una Chiesa che predica sobrietà e attenzione agli ultimi, vedere riaprirsi il rubinetto proprio ai vertici non è un’immagine esattamente evangelica.


