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“Vi dichiaro marito e marito”. Il caso. Sfida al Campidoglio: ora il registro

Nicola e Harris si sono conosciuti due anni fa, quando a farli incontrare fu una chattata su un sito Internet. Protagonisti consapevoli nel divenire l’ennesimo simbolo per il riconoscimento dei diritti civili delle coppie omosessuali si sono scambiati gli anelli e le promesse di rito davanti alla consigliera comunale Imma Battaglia, “sindaco” del Libero Stato del Gay Village. LA GALLERY

Nicola ed Harris si sono sposati. Lo hanno fatto davanti ad amici e parenti, in una piccola enclave del territorio italiano, non troppo lontano sullo sfondo il Cupolone del Vaticano. A ufficializzare la loro unione la consigliera comunale Imma Battaglia. “Abbiamo fatto qualcosa che non è legale, ma vogliamo dare un segnale forte a favore del riconoscimento delle unioni civili”.

Illegale, sì perché la cerimonia che è stata celebrata al Gay Village giovedì sera in Italia non ha valore. Nicola e Harris possono dirsi marito e marito solo tramite una scrittura privata preparata dagli avvocati dell’associazione Di’Gay Project, un vero e proprio contratto di convivenza che usa alcuni escamotage forniti dalla legge italiana per regolare quella che a tutti gli effetti è una unione civile.
Nicola e Harris si sono conosciuti due anni fa, quando a farli incontrare fu una chattata su un sito Internet. Fu subito colpo di fulmine e da allora i due novelli sposi romani, rispettivamente di 39 e 35 anni, non si sono mai lasciati un attimo, andando subito a convivere e per poi aprire uno studio commercialista insieme. “La proposta di matrimonio a Parigi – confida Harris – riempiendo di post-it la finestra dell’hotel con vista sulla Tour Eiffel. Un piccolo dietro le quinte: il viaggio di nozze lo hanno fatto in anticipo, con un coast to coast negli Stati Uniti, dove a New York avevano già provato l’ebbrezza di sposarsi, provocando l’ira dell’amica Imma Battaglia: “Un matrimonio senza alcun valore, non come quello che adiamo a celebrare oggi e che riconosce invece pari diritti tra i coniugi”.
Protagonisti non involontari ma consapevoli di divenire l’ennesimo simbolo per il riconoscimento dei diritti civili delle coppie omosessuali Nicolas ed Harris si sono scambiati gli anelli e le promesse di rito come due innamorati qualsiasi. Una cerimonia iniziata “filosoficamente” con la lettura del messaggio di Silo, il manifesto del movimento umanista a cui i due novelli sposi aderiscono. Madrina la padrona di casa,  Vladimir Luxuria, che del Libero Stato del Gay Village si è autoproclamata “première dame”. Presente alla cerimonia anche la deputata di Sinistra Ecologie a Libertà, Ileana Piazzoni che ha voluto portare il suo saluto e la sua vicinanza alla comunità lgbt riunita per l’occasione.

“Quest’anno – ha dichiarato Imma Battaglia – abbiamo deciso di rendere il Gay Village uno stato libero dove poter celebrare riti propiziatori di libertà e uguaglianza. Per questo matrimonio sarà il primo di una lunga serie, anche sulla scia del recente trionfo dei diritti civili negli Stati Uniti, dopo tanti anni di lotte, culminate nella dichiarazione di incostituzionalità del solo matrimonio tra uomo e donna. Ora chiediamo a Marino di smettere di sorridere alle nostre richieste, di non prenderci in giro e di dare il via al registro per le Unioni Civili anche a Roma sul modello adottato anche in altre città d’Italia”.