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West Nile, il virus torna a circolare. Primo caso nel Lazio, ma niente panico: non è una nuova epidemia

Un 29enne della provincia di Latina è stato ricoverato e poi dimesso dall’ospedale Goretti: dopo l’ondata di contagi dello scorso anno, la sorveglianza resta alta

West Nile, il virus torna a circolare. Primo caso nel Lazio, ma niente panico: non è una nuova epidemia
(Foto LaPresse)

L’estate scorsa il virus West Nile, trasmesso dalle zanzare, aveva fatto scattare l’allarme dopo un aumento eccezionale dei casi registrati in diverse aree del Paese, con focolai importanti soprattutto nel Lazio e nella provincia di Latina. Una situazione che aveva destato preoccupazione tra la popolazione, complice anche il numero di infezioni e i decessi avvenuti, in particolar modo, tra le persone anziane e i più fragili. Ora, la febbre del Nilo occidentale torna a far parlare di sé con il primo caso laziale del 2026, proprio nella provincia del capoluogo pontino. Ad esserne colpito è stato infatti un uomo di 29 anni, ricoverato all’ospedale Santa Maria Goretti e già dimesso dopo un decorso fortunatamente positivo.

Stando a quanto riferisce Fabrizio Maggi, direttore del Dipartimento di Epidemiologia, ricerca preclinica e diagnostica avanzata dello Spallanzani di Roma, la comparsa del primo caso nella regione era un evento prevedibile, considerando la presenza consolidata del virus sul territorio nazionale, benché l’esito non fosse scontato. Per l’esperto, inoltre, l’identificazione tempestiva del paziente è stata una dimostrazione del funzionamento della rete di sorveglianza. Pertanto, il rilevamento di un caso autoctono non deve essere interpretato come una perdita di controllo o il dilagare di un’ondata epidemica, bensì come la conferma della capacità del sistema sanitario di individuare rapidamente le infezioni, aumentare l’attenzione clinica e attivare le misure di sanità pubblica necessarie.

West Nile, come riconoscere i sintomi e quando preoccuparsi

Quella rappresentata dal West Nile è una realtà con cui l’Italia dovrà ormai imparare a convivere. La malattia che ne deriva, il cui ciclo naturale coinvolge solitamente gli uccelli selvatici e le zanzare, si trasmette all’uomo mediante la puntura di una zanzara portatrice del genere Culex, mentre non avviene il contagio da persona a persona mediante il normale contatto quotidiano. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, nella maggior parte dei casi l’infezione passa inosservata, con l’80% degli infetti che può risultare asintomatico e circa il 20% che manifesta una sintomatologia generalmente lieve.

West Nile, il virus torna a circolare. Primo caso nel Lazio, ma niente panico: non è una nuova epidemia
La zanzara Culex è il principale vettore del virus West Nile, che nella maggior parte dei casi provoca un’infezione lieve o asintomatica (Foto LaPresse)

I sintomi più frequenti sono febbre, mal di testa, stanchezza, debolezza, dolori muscolari e articolari. Possono comparire nausea, vomito e, di rado, un’eruzione cutanea. Si tratta di segnali che possono essere facilmente confusi con quelli di una normale influenza, ma che, specialmente se associati ad altri elementi quali la permanenza in punti dove la presenza di zanzare è maggiore, possono aiutare il medico ad orientarsi verso una corretta diagnosi. Una percentuale molto ridotta, infine, può sviluppare forme più gravi. Il rischio riguarda principalmente gli anziani, le persone immunocompromesse o pazienti con altre condizioni di fragilità. In tal caso, il virus può interessare il sistema nervoso centrale e provocare manifestazioni neurologiche come meningite o encefalite, con conseguenze che possono essere piuttosto serie.

Per confermare un’infezione da West Nile sono disponibili diversi test di laboratorio. Il virus può essere ricercato direttamente nel sangue o nelle urine, oppure si può verificare la presenza degli anticorpi prodotti dall’organismo contro l’infezione. Al momento, però, non esiste una terapia antivirale specifica. Anzi, normalmente si procede con un trattamento dei sintomi, riposo, controllo della febbre e una corretta idratazione, fino alla risoluzione spontanea della malattia. Le forme più severe, invece, possono richiedere il ricovero ospedaliero e un supporto medico più intensivo.

La prevenzione resta quindi lo strumento principale a cui far sempre affidamento. L’utilizzo di repellenti, l’installazione di zanzariere, l’eliminazione dei ristagni d’acqua vicino alle abitazioni e una costante attenzione nelle zone dove le zanzare sono più presenti possono contribuire a limitare le punture. Il primo caso del Lazio, perciò, non deve generare un nuovo clima di allarme: la circolazione del virus è un fenomeno monitorato e la capacità di individuare rapidamente eventuali infezioni consente di affrontare la situazione con maggiore consapevolezza.