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Zingarettiani contro renziani: guerra. Resa dei conti per la conquista del Pd

Zingarettiani contro renziani: guerra. Resa dei conti per la conquista del Pd
Renzi gelato
INSIDER. Fosse per Renzi, Zingaretti marcirebbe politicamente in Regione fino alla fine dei tempi o travolto dal disastro Marino. Come nell’album delle figurine, ecco chi sta con chi.. con qualche sorpresa

di Romano Contromano

Ce l’ho… Ce l’ho… Mi manca! No, il nuovo album delle figurine dei calciatori Panini uscirà solo a dicembre. Eppure alla Pisana la collezione (dei consiglieri) è già cominciata. Perché, archiviate le elezioni europee, adesso si possono finalmente regolare i conti, pagare i vincitori e i vinti e preparare una nuova guerra all’interno del Partito democratico.
Due gli schieramenti principali: zingarettiani da un lato, renziani (parola grossa…) dall’altro. Questi ultimi aumentano a vista d’occhio, più cresce il potere del premier-segretario più la compagine renziana nel Consiglio regionale del Lazio si rimpingua. Solo che Renzi, di per sé, ha pochissimi fedelissimi e molti di loro anche litigiosi: il caso Richetti-Bonaccini per l’Emilia Romagna insegna.
Renzi non ha insomma accoliti, o meglio ne ha pochissimi e li mette nei posti giusti (Boschi, Lotti tanto per intenderci), gli altri li usa. E loro si fanno usare. Così Bruno Astorre sta con Renzi nella misura in cui AreaDem di Dario Franceschini sostiene il premier-segretario. Il presidente del Consiglio regionale Daniele Leodori in questo senso può definirsi renziano. Ma a modo suo. Renziani anche Eugenio Patanè, Simone Lupi, Enrico Maria Forte, Mauro. “Oggi i consiglieri vicini a Matteo Renzi a vario titolo sono di più di quelli che sostengono Zingaretti: la guerra è appena cominciata”, si mormora alla Pisana.
Ma quale guerra? Quella per la conquista del Pd. Fosse per Renzi, Zingaretti marcirebbe politicamente in Regione fino alla fine dei tempi, in modo da poter così finire nell’oblio o essere travolto dal disastro Marino. Zingaretti conosce bene i rischi di un’eventuale permanenza in Regione, vorrebbe fuggirne alla prima occasione utile (elezioni politiche), ma sa altrettanto bene che non è detto che Renzi gli consenta di farlo e, soprattutto, non è detto che prima o poi Marino non finisca per travolgere anche a Regione e soprattutto il suo primo sponsor ai tempi delle primarie a sindaco: Nicola Zingaretti (e Goffredo Bettini), appunto.
Ma fuggire per fare cosa? Sel spera che Zingaretti capisca gli istinti omicidi di Renzi, decida di uscire dal Pd per realizzare e guidare un partito di sinistra-sinistra con molti altri fuoriusciti ex Ds. Dal canto loro i bersaniani puntano a fare di Zingaretti il campione dell’orgoglio rosso, della riscossa al prossimo congresso. Zingaretti sfiderebbe dunque Renzi, che l’ha capito… La guerra va avanti sotterranea e “Zinga” fa i suoi conti: Massimiliano Valeriani ce l’ho; Marco Vincenzi ce l’ho; con i bersanian-cuperliani (Agostini fa riferimento a Montino e Bellini a Mancini) devo trattare… E poi… Beh, poi ci sono gli altri.
Michele Baldi ha già giurato fedeltà (?) a Zingaretti, come Teresa Petrangolini e l’ex dirigente provinciale Manzella. Il mercato delle vacche anche qui è cominciato: logico che zingarettiani e renziani comincino a guardarsi in cagnesco, soprattutto con un bel pacchetto di nomine da varare: i Cda di Cotral, LazioService, Sviluppo Lazio. Poltrone pesanti, che dipendono dalla Giunta. Poi però ce ne sono altre minori che dipendono dal Consiglio.
Intanto il Pd peggiore d’Italia – cioè quello romano e laziale nella definizione dello stesso Renzi – non accinge a pacificarsi. Perché nella guerra per gli equilibrio nazionali si inserisce un’altra campagna bellica epocale: la conquista di Roma e del Lazio. Attori principali: Enrico Gasbarra, Umberto Marroni, Lorenza Bonaccorsi. Il triumvirato, tradotto in “Noi Dem” che alla Pisana significa Ciarla, Zambelli, ma anche nel listino Cristian Carrara e Baldassarre Favara. Obiettivi prestigiosi e ambiziosi.
La Bonaccorsi vuol accreditarsi come prima tra i renziani di tutte le ore, sapendo che Gentiloni e Giachetti andranno rottamati. Marroni e Gasbarra ambiscono a prendersi tutto. Di qui l’idea della nuova percorrente “Noi Dem”, tanto corrente da essere definita il superamento delle correnti. Di fatto consiste in questo: dentro ci sono Marroni (che ha sostenuto Sassoli alle primarie, Gasbarra alle europee e i segretari Cosentino e Melilli ai congressi) e il suo seguito, nonché Gasbarra (che dopo la scelta suicida di sostenere Marino ha deciso di rompere con Bettini, ma è opposizione al partito regionale guidato da Melilli in seguito a un accordo con la Bonaccorsi). Di qui l’idea di mettere insieme in una corrente un pezzo di maggioranza e tutta l’opposizione al segretario regionale Melilli (AreaDem sostenuto anche dai bettiniani e dagli zingarettiani) per far emergere tutta l’inconsistenza di una maggioranza regionale che non esiste nei fatti e con una segreteria debole e raffazzonata.
Per fare cosa? Tagliare fuori Bettini e Zingaretti, lavorare a un accordo con Sassoli e AreaDem per portare Gasbarra a fare il governatore e il vicepresidente del Parlamento Ue in Campidoglio. Si vis pacem para bellum: dopo la guerra del congresso regionale e delle europee serve un’ultima battaglia campale per ritrovare equilibrio su Roma; una battaglia che si gioca anche a Bruxelles. Chi la vincerà? Bettini e Zingaretti; o Gasbarra e Marroni? E con chi si alleerà AreaDem? Magari con Renzi, che al Pd peggiore d’Italia proporrà come alternativa se stesso: un candidato di sua diretta espressione capace di annullare la guerra tra le correnti.
Intanto tutti gli altri contano. Ce l’ho… Ce l’ho… Mi manca.