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Welfare e Salute
Aggressività e social, come funziona l'odio sul web. L'allarme

“Rete” intesa come intreccio di nodi e trame, tra input elettronici e dati personali, identità più o meno conosciute, ed anche( perchè no) “relazioni” seppur virtuali. Proprio per sua natura, del resto, la cosiddetta rete mette in relazione, favorisce di fatto la comunicazione, la interconnessione tra individui. Rete che rappresenta ormai una realtà per moltissimi di noi, ma che non si limita solo ad una dimensione virtuale, ma che di fatto ha reali conseguenze anche nella “vita vera”, quella di tutti i giorni, con ripercussioni talvolta devastanti.

Il mondo delle “tre W” nato per scopi militari, oggi, con l’avvento dei social, è di fatto una piattaforma delle prime agenzie di socializzazione: Il Social.

Gioia e dolore. Eh si, perchè se da una parte con l’avvento di questi strumenti si è avuta  l’ambizione di mettere in relazione più persone, dall’altra ne ha di fatto acuito anche l’effetto opposto, diventando disgregante a causa della eccessiva aggressività. Questo perchè? Vi chiederete voi, perchè la piazza telematica non è tutto oro, ma ha anche l’effetto di spersonalizzare e dematerializzare la comunicazione. L’identico messaggio riferito a voce o scritto in rete ha esiti diversi. Occupandomi di questo settore, mi sia consentita una riflessione in merito.

Al di là degli scopi commerciali per cui viene usata, che camminano su livelli diversi, più professionali e quindi meno inclini a fraintendimenti ed a battibecchi viaggiando in una unica direzione, l’uso della rete per i social network ha cambiato la forma di relazione tra gli umani. All’inizio hanno rappresento il “luogo”, seppur  virtuale, dove poter parlare e potersi avvicinare a persone di tutto il mondo. Una sorta di Agorà ma telematica, quasi da sembrare persino più protetta di una pubblica piazza, di più facile accesso dato che si può tranquillamente digitare da casa, comodamente. Pioggia, neve o vento o solleone, lei c’è, è lì ad attenderci. E con essa tutto il mondo. Con il tempo, però, ciò che si è evidenziato, è l’aumento della necessità di esserci, di stare collegati, e assieme a questo, l’avanzare dell’aggressività verbale. Non fisica, ovviamente perchè questo tipo di relazione che corre sul filo, o sulla fibra che dir si voglia, permette solo lo scambio ( menomale) di vedute, solo in forma scritta. Ciò che vediamo, però da un pò di tempo a questa parte, è che molti usano la rete come sfogatoio personale, solo ed unicamente per attaccare, denigrare e minacciare qualcuno, per gettare nel mondo come fosse un vomitatorio, le proprie frustrazioni represse, il proprio disagio interiore. Basti solo vedere alcuni video e foto di violenze, torture su animali, scene di incidenti, immagini macabre, destinate a catturare l’interesse di molti.

In base ai dati raccolti dall’ultimo rapporto del Censis, ciò che viene messo in luce, è una certa degradazione nella gestione e condivisione dei rapporti umani, per cui i legami sociali si fanno sempre più fragili e i valori si indeboliscono. Dai dati raccolti emerge che le minacce sono aumentate del 35,3% nell’arco di tempo che va dal 2004 al 2009, le lesioni e le percosse sono aumentate del 26,5% e i reati a sfondo sessuale sono aumentati del 26,3%.

Tale livello di aggressività, che sul web è ben visibile, come la tendenza ormai appurata ad offendere anche pesantemente chi non è in linea con i nostri ( nel senso di chi scrive) pensieri e le nostre convinzioni, è molto diffusa anche nel mondo politico, tra i professionisti della comunicazione e personaggi del mondo dello spettacolo, visti spesso usare un linguaggio volto più a distruggere la reputazione dell’altro che a sostenerlo.

Indubbio è che l’idea di percepire lo schermo di uno smartphone, di un pc, od un iPad, come filtro tra noi ed il mondo, fanno di questo un palcoscenico idealmente più protetto e quindi la percezione è di oscurità e ( quasi) anonimato. Solo apparente però, perchè alla fine siamo tutti riconducibili, se si rende necessario. Nei casi più gravi di utilizzo scorretto dei social e della rete, abbiamo ben visto che ognuno di noi ha un nome ed un cognome, un ID ben identificabile. Ma l’aumento dell’aggressività nei social network è dovuto proprio al fatto che in molti siano convinti che solo alzando la voce ed esprimendo opinioni volte a distruggere l’idea dell’altro, diciamo gli avversari, riescono ad ottenere più consensi. E’ una soluzione contro tutto questo, l’utilizzo recente di algoritmi che cancellano o sospendono automaticamente gli account dove appaiono parole offensive? Non molto, perchè abbiamo visto come non riescano nell’intento, proprio perchè sono automatismi, nel distinguere tra un commento ironico, una foto innocente magari di un quadro artistico di nudo ed una minaccia grave. Quindi, alla fine, il Social è uno spazio di anarchia e libertà estrema, non controllato, non tutelato. Ed oggi quello più famoso, Facebook, intende addirittura aprire ai tredicenni. Non c’è molto da stupirsi, ed alla fine non è neppure una novità che tanti minorenni anche più piccoli siano iscritti e già abili frequentatori, basta solo iscriversi con generalità diverse, ed il gioco è fatto. Chi controlla? Chi dovrebbe, magari, non lo fa. Forse impegnati a fare altro. Ed i Minori, quindi, si trovano di colpo nel mondo dei grandi, spesso bersagliati proprio dai compagni di scuola, o vittime di depravati sessuali, che attraverso semplici account creati sui social, vengono presi di mira ed esposti, così, ad alto rischio. La cronaca, lo sappiamo bene, è fin troppo piena di tragici epiloghi annunciati sul web o comunque resi amplificati da internet. Parliamo di minori ma potremmo parlare di donne, uomini, gay, disabili....Che cosa si nasconde, dunque, dietro questa aggressività che esplode talvolta così violenta in rete? Non se ne parla mai abbastanza, non si fa più neppure attenzione al problema che sembra non toccarci, e non fa più notizia neppure il caso di violenza, a tutto evidentemente ci si abitua, e non va bene affatto. La voglia di esistere, di essere qualcuno, un egocentrismo dilagante, con una comunicazione spesso degradata, che degenera in accesi scontri verbali, agevolati, come già detto, dal fatto di non avere di fronte degli interlocutori in carne ed ossa. Ed allora, ecco che basta premere un bottone e fare fuoco sul mondo! Forse siamo tutti un pò Grisù. Lo ricorderete quel simpatico draghetto che sognava di fare il pompiere, ma che alla fine, ogni volta che apriva bocca, finiva sempre con l’incendiare ogni cosa? Ecco, lui. 

Quale siano le ragioni per cui la gente reagisce spesso in modo conflittuale sui social network, e quali le soluzioni da adottare, possiamo riassumerle in poche e semplici riflessioni. La prima è che le persone, generalmente, non sono portare a credere che un dialogo scritto possa venir interpretato in diversi modi. Ognuno di noi, ovviamente, assegna il “Suo” significato, univoco, la sua rappresentazione di realtà, rispetto alla quale, il voler chiarire in un contraddittorio in rete, diventa lungo e faticoso. Il web, lo sappiamo, è il luogo della comunicazione a rapido consumo, ed ha il demerito di generare infiniti altri equivoci rispetto ad una frase scritta, di cui non si riesce più a venire a capo. E diciamolo pure, i social network sono il luogo elettivo degli equivoci. La maggior parte dei frequentatori dei social, è lì proprio per farsi notare, per poter essere. Vuole, e cerca anche di poter piacere agli altri. L’essere umano è un animale sociale, ma la sua natura è però guidata spesso dalle emozioni, dalle passioni, anche quelle ancestrali che sono l’orgoglio e il pregiudizio, poiché sono funzionali alla sopravvivenza. Chi è, dunque, dietro ad una tastiera è sempre sulla difensiva, molto più di quanto non accada faccia a faccia. Ricordiamo, inoltre, che nella comunicazione scritta manca sostanzialmente  il paraverbale.

Non poter attribuire ad una frase, un pensiero pubblicato, un’intonazione, rende tutto interpretabile su base personale, ed in base ovviamente allo stato d’animo del momento.

Facebook alla fine è una grande piazza, nella quale la gente partecipa per trovare uno  spazio personale, forse quello spazio che altrove non trova, e che proprio per questo trascina al libero sfogo ad ogni genere di frustrazione.

L’aggressività non è di per sè negativa, fa parte dell’uomo, è sopravvivenza. E’ una forza vitale che ciascun essere vivente possiede e senza la quale l’uomo non riuscirebbe neanche a realizzarsi nella vita. E’ qualcosa che ci permette di far fronte a situazioni critiche o di grande impegno, che ci è persino utile per mettere in pratica il nostro potenziale, ma che nella maggior parte dei casi, come detto, viene mal veicolata, se non gestita, e sfogata in espressioni dannose come la rabbia sfrenata indirizzata verso gli altri.

Senza parlare, poi, dei casi limite, di quei fatti che oggi preoccupano maggiormente, come l’aumento dell’aggressività e la diffusione della violenza giovanile che investe il mondo degli adolescenti  favorendo anche lo sviluppo della delinquenza. Sono forme di violenza psicologica, di prevaricazione e di irresponsabilità rivolte a chi è costretto a subire.

Ma di chi è la responsabilità di questo? Spesso ciò che manca è una positiva sfera familiare. Ed una educazione, presente, seria e severa. A volte i genitori stessi, anch’essi frustrati dalla vita o affettivamente, possono essere proprio “quell’assenza” grave nei confronti dei figli, tanto da non riuscire ad offrire loro l’amore che si aspettano.

La mancanza di calore emotivo, la mancanza di supporto e l’assenza di sistema educativo possono essere terreno fertile dello sviluppo, per i nostri figli, dell’aggressività negativa; ed in tutte quelle famiglie, oggi più che mai,  gravate da situazioni difficili, causa stessa di tanta rabbia e senso di frustrazione personale e di ruolo, c’è il rischio serio che un figlio cresca con la stessa identica convinzione di non venir accettato dalla società. Ed è proprio questo il punto, la mancanza di considerazione e stima porta indubbiamente ad un senso di frustrazione che si tramuta in aggressività verso gli altri o, talvolta, verso se stesso.

Per loro stessa natura, lo riconfermo, le relazioni sociali virtuali, proprio grazie alla mancanza di conoscenza diretta, permettono la caduta libera dei freni inibitori, favorendo così quella  spavalderia, spudoratezza e villania altrimenti inibita. La svalutazione delle responsabilità, proprio in quanto soggetti incorporei, arroga a sè in qualche modo il diritto e il dovere di poter dire qualsiasi cosa, senza curarsi delle conseguenze per sé e per gli altri, come se non fossero cosa che ci riguarda, che ci appartiene.

Forse partendo proprio dalla mutazione della responsabilità, si potrà pensare cambiare le cose. Responsabili e più consapevoli delle conseguenze. Questa potrebbe essere la chiave per sensibilizzare e cambiare le cose, per migliorare il nostro futuro iniziando da oggi?  Possiamo pensare di introdurre “ l’educazione ai social” come materia di studio nelle scuole, esattamente come sono state introdotte sia l’educazione sessuale che l’educazione stradale, così  da rendere i nostri ragazzi più responsabili e più consapevoli di quello a cui vanno incontro, è necessario oggi più che mai, rendere i ragazzi forti e responsabili, e ben consci del fatto che quello che viene scritto sui social è diretto ad altre persone, non a evanescenti fuochi fatui trovati per caso in rete. A persone come loro, degne di rispetto. Si parla spesso di punizioni, di sanzioni, di note disciplinari scolastiche come spettro negativo, che a poco serve se non accompagnato da altro. Non è corretto, ed è altamente pericoloso trattare Internet come “altro da sé”, perchè è miopia. Abbiamo ben visto come alcuni casi, forse i più eclatanti,  riguardano persone licenziate per un tweet sbagliato, o di ragazzi che hanno tentato il suicidio, ed alcune ragazze sono addirittura ( ahimè)  riuscite nell’intento, dopo aver subito danni da atti di cyber-bullismo. Ciò ben dimostra che le conseguenze esistono, anche a livello fisico, non solo morale, e sono spesso violente. L’odio sul web nasce dalla realtà circostante, e nella realtà ritorna. Meditiamo, molto ed approfonditamente. 

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