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Il Sociale
cibo sprecato 500

Nasce la prima rete di condivisione on line del cibo per chi lo offre e per chi ne ha bisogno. Si tratta del sistema ‘I food share’ che permette, infatti, via web, di coniugare la richiesta di prodotti agro-alimentari per scopi umanitari con il recupero e la messa a disposizione del cibo a partire dal comune cittadino fino alla grande e piccola distribuzione e alle aziende agricole che vorranno offrire il loro surplus a scopi solidali.

L’iniziativa è nata da quattro giovani di Caltagirone : Daniele Scivoli, Daniela Lirosi, Francesco Perticone ed Elisabetta Di Benedetto.

I giovani quasi tutti trent’enni hanno già maturato delle esperienze lavorative on-line in altri ambiti. Daniele Scivoli lavora in un’azienda di export di dolci siciliani, Daniela Lirosi si occupa di vendere giocattoli in legno on-line, Francesco è impegnato in un’azienda di grafica e costruzione di siti web. I food Share attivo da soli venti giorni ha già i suoi sostenitori: all’interno della piattaforma sono pubblicate per il momento 12 ceste alimentari tutte offerte da privati cittadini. Tra i primi a registrarsi c’è stata la Caritas di Caltagirone che nei riguardi dell’iniziativa si è mostrata subito attenta e collaborativa.
 
La piattaforma web può essere utilizzata da singoli donatori, cittadini, associazioni, ong, parrocchie ed enti sociali in genere che vogliono condividere o recuperare risorse alimentari per le fasce in difficoltà della popolazione. All’interno del sito il donatore potrà tramite la registrazione operare la pubblicazione diretta del cibo offerto e la sua localizzazione a livello territoriale indicando città, Cap. Il donatore può offrire qualcosa inserendo la località di riferimento e l’ente/cittadino può prenotare e donare la cesta alimentare e gestire autonomamente la consegna/ritiro. Destinatari del servizio on-line sono coloro con difficoltà socio economiche, derivate da perdita di lavoro, stato di abbandono, disoccupazione, patologie e fasce deboli non inserite nel mercato del lavoro come giovani, stranieri o donne in difficoltà, soggetti con problemi situazioni familiari.
 
Per la registrazione sono necessari i dati anagrafici della persona ma sul sito sono visibili soltanto il nome e la città del donatore, in modo che il beneficiario senza la necessità di indicare le proprie generalità lo contatti e si metta d’accordo su come e quando ricevere la cesta.

Gli obiettivi della piattaforma alimentare di solidarietà sono la programmazione e la gestione di cibo in scadenza presso privati e grande distribuzione; la gestione di scambi di prodotti agro-alimentari fra privati e/o grande distribuzione; i programmi di educazione al consumo responsabile equo e solidale; l’attività di promozione e diffusione del programma I food share come modus vivendi e operandi del cittadino responsabile.
 
 “L’idea di realizzare una rete alimentare di solidarietà on-line è nata, circa quattro mesi fa, dopo avere letto per caso un piccolo trafiletto in un giornale locale che citava un esperienza esistente in Germania – racconta, il presidente e fondatore Daniele Scivoli -. Ho pensato che il modello si potesse adattare al nostro territorio e al nostro bisogno e dopo essermi accuratamente documentato mi sono messo subito all’opera con gli altri tre miei amici. La nostra soddisfazione è che percepiamo che si sta innescando un meccanismo virtuoso di solidarietà interessante per tutto il territorio. Speriamo di trovare i canali per fare conoscere sempre di più la nostra iniziativa ed accrescere il numero di volontari”.
 
“L’originalità del progetto – continua Scivoli - è che il servizio essendo on-line entra automaticamente in una raggio di azione molto ampio, aprendo a tutti coloro che vogliono offrire e coloro che vogliono ricevere. Una massima apertura nei confronti sia del donatore che del fruitore che assume dimensioni diverse e più ampie di altri altre catene di solidarietà alimentare che sono letteralmente più circoscritte. Naturalmente per evitare eventuali rischi via web monitoriamo e controlliamo coloro che si registrano che sono tenuti a fornire determinati dati e se notiamo delle irregolarità chiudiamo automaticamente il profilo”. I quattro giovani, che hanno già avuto contatti con la grande distribuzione a cui rivolgono un appello. “Enormi quantità di cibo – dicono -, per ragioni commerciali vengono eliminate e invece potrebbero servire a sfamare tanta gente che non sa come fare. Salviamo questi alimenti dalla distruzione e usiamoli per impinguare le ceste di magazzino di I food share.org che serviranno a dare una mano a chi sta peggio”.
 
I food share è un’associazione, il cui progetto parte anche da uno studio della Fao pubblicato nel 2011 sulla perdita e spreco di cibo a livello mondiale, circa un terzo del cibo prodotto ogni anno per il consumo umano - grosso modo 1,3 miliardi di tonnellate - va perduto o sprecato.
 Il rapporto offre una serie di suggerimenti pratici su come ridurli. Nei paesi in via di sviluppo il problema è principalmente dovuto a tecniche inadeguate di produzione, ad una gestione carente del dopo raccolto, alla mancanza di infrastrutture adeguate di trasformazione alimentare e d'imballaggio, ed alla mancanza di informazioni sulla commercializzazione che consentirebbe alla produzione di meglio adeguarsi alla domanda. Nei paesi a medio e alto reddito invece le perdite alimentari derivano principalmente dal comportamento del consumatore ed anche dalla mancanza di comunicazione tra i diversi settori della catena alimentare. (set)

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