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Il Sociale
L'Italia non è un Paese per minori. Oltre un milione in povertà assoluta

Cibo al discount, pochi o nessun libro, solo scuola senza svago e socializzazione, e poi a casa, in uno spazio piccolo e soffocante, con niente da fare perché non ci sono soldi. E gli aiuti che arrivano dai servizi sociali, se ci sono, sono pochi, perché il comune di residenza è in default. È la fotografia dell’infanzia di oggi in Italia, strozzata dalla deprivazione economica, minata nel futuro dalla povertà educativa e da una gestione della pubblica amministrazione che scarica le proprie carenze sulle famiglie. È la fotografia scattata dal quarto Atlante dell’Infanzia (a rischio) di Save the Children, intitolato “l’Italia sottosopra”.

Il rapporto propone una rassegna delle principali difficoltà vissute dai minori in un paese sempre meno in grado di garantire adeguatamente i loro diritti. Attraverso dati, ricostruzioni, esempi, mappe, l’Atlante restituisce l’immagine di un paese in cui vive oltre un milione di minori in povertà assoluta, in contesti segnati da disagio abitativo, alti livelli di dispersione scolastica, disoccupazione giovanile alle stelle.

Gli sfratti in aumento (100 mila quelli eseguiti), ma anche il maggior ricorso ai discount, i tagli su vestiti, sanità, svago sono i principali indicatori di un paese che non è fatto per famiglie. Avere dei fratelli o delle sorelle significa, ad esempio, cadere più facilmente nella povertà, così come avere dei genitori giovani, immigrati, con basso livello di studio espone maggiormente all’indigenza. E alle famiglie già allo stremo si chiede ancora di più, come di integrare le rette dell’asilo nido, salvo poi stupirsi del fatto che le iscrizioni siano in calo per la prima volta dal 2004.

Ma non è solo la povertà a minare alle fondamenta la società: è la rinuncia del paese a garantire un’educazione adeguata alle nuove generazioni il vero grande pericolo per il futuro del paese. L’Italia è in coda alla classifica Ocse e il mancato investimento sull’istruzione frena la risalita. Non si investe sulla scuola dal 1994, mentre altri paesi in questi anni hanno aumentato la spesa di oltre 62 per cento. Un mancato investimento che mette a rischio anche la salute dei bambini, poiché è ormai accertato che un basso alto di istruzione da parte delle madri comporta un minor grado di consapevolezza sul reale stato di salute dei figli.

Da Redattore Sociale

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