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Il Sociale
Lavoro, diminuisce la discriminazione in Italia

Sono stati presentati a Milano, durante la conferenza stampa “Lavoro: diversità uguale opportunità” organizzata da Diversitalavoro, i dati 2013 sulla discriminazione in Italia raccolti dall'UNAR, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali.

Se nel 2012 le denunce di atti discriminatori erano riconducibili in buona parte ai contesti di lavoro (37,7%), nel 2013 questo allarmante primato è stato raggiunto dai mass media (26,2%) e dalla vita pubblica (21,1%); rispetto al lavoro la percentuale si è assestata al 16%. L'attenzione su questo settore strategico di inclusione resta però alta. In questo ambito specifico, infatti, l'accesso all'occupazione rimane il momento in cui si verifica la maggior parte delle discriminazioni (71,9%), che riguardano soprattutto l'età (47,8%) e la razza e l'etnia (37,7%), e vengono segnalati più dalle vittime (55,8%) che dai testimoni (21,2%).

“In Italia in materia di Diversity Management, c'è ancora molto da fare, ma il trend di denuncia rilevato nel 2013 dal contact center (800.90.10.10, www.unar.it), rispetto alle discriminazioni nei luoghi di lavoro è diminuito rispetto all'anno precedente” ha dichiarato Marco Buemi, esperto dell'Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

“Questa inversione di tendenza è sicuramente riconducibile anche all'impegno delle numerose associazioni ed organizzazioni che, sul territorio, si sono fatte promotrici di concrete azioni positive di integrazione e sensibilizzazione nel mondo del lavoro ed alle diverse iniziative di Diversity Management che l'UNAR promuove capillarmente sul territorio anche con il coinvolgimento delle aziende italiane". “Nel 2014 l’Italia ospiterà, dal 1 luglio al 31 dicembre, il Semestre di Presidenza Europeo. Per l'UNAR sarà un anno molto importante, organizzeremo infatti diversi eventi europei che richiameranno l’attenzione sulle tematiche relative alla non discriminazione ed in particolare al Diversity Management, per una maggiore diffusione della cultura della differenze".

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