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Il Sociale
Migranti, Descalzi (Eni): "L'Europa si apra a valori condivisi"
Claudio Descalzi, AD di Eni

Che cosa ci faceva Claudio Descalzi al convegno 'Profughi e Noi' organizzato dalla fondazione Avsi? Un argomento lontano dalle sue solite attività solo in apparenza. E a dirlo, in apertura del suo intervento, è lo stesso amministratore delegato di Eni: “La mia presenza vuole testimoniare l’attenzione del mondo delle imprese e di Eni in particolare alla grande crisi migratoria che stiamo affrontando in questi anni”.

Descalzi ha raccontato il punto di vista del Gruppo, da decenni presente in Africa con un approccio “dual flag”, che sostiene il business internazionale e allo stesso tempo il territori dove il cane a sei zampe opera. Un'idea collaborazione che potrebbe essere importata e applicata non solo nel campo dell'impresa.

L'Europa, ha spiegato Descalzi, davanti alle nuove dinamiche dell'immigrazione "deve aprirsi". Per farlo deve puntare su "valori condivisi". A regolare i flussi, ha spiegato Descalzi, ci sono "temi di natura geopolitica, economica, energetica e ambientale i cui cambiamenti stanno accelerando le migrazioni, e l'impressione e' che non ci sia tanta consapevolezza di cio' che sta accadendo, che e' qualcosa di epocale che non puo' essere bloccato con barriere fisiche o burocratiche". Da qui l'invito a "non dimenticarsi di tutta questa pressione", ad aprirci, perche' "non si puo' e non si deve rifiutare l'aiuto": negare il sostegno "sarebbe antistorico", ha affermato l'amministratore delegato di Eni.

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All'incontro ha partecipato anche il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, che ha spiegato che per affrontare l'emergenza profughi bisogna insistere su due direttrici: "aiutarli a casa loro con la presenza solidale nelle aree di maggior criticita'", e poi "sostenerli una volta che sono qui", come ha fatto la "nostra amministrazione" che durante il suo mandato "ha assistito a Milano 84.300 persone, di cui 11.400 bambini". "C'era chi voleva che li respingessimo, noi abbiamo deciso di aiutarli", ha rivendicato Pisapia chiudendo il suo intervento.

Chi porta un sostegno concreto nei Paesi da cui molto spesso arrivano migranti o rifugiati e' l'Eni: "in Africa siamo la prima societa' petrolifera", ha ricordato Descalzi, un risultato conseguito anche perche' "abbiamo intrapreso una strada diversa rispetto agli altri, fatta non solo di profitti". Quindi l'ad ha spiegato in cosa consiste questa "strada diversa", una strada che fonda le sue radici "nel fare scelte non pensate solo per il nostro orticello, ma interrogandoci su cio' di cui hanno bisogno i Paesi africani". E in primis, le nazioni del continente nero hanno necessita' di un maggior "accesso all'energia", se consideriamo "che la popolazione africana rappresenta il 15% del totale mondiale ma consuma solo il 3% dell'energia prodotta nel mondo".

Come Eni, ha affermato Descalzi, "abbiamo investito in Africa due miliardi di euro per produrre energia", e oggi "forniamo il 65% dell'energia in Congo e il 20% in Nigeria", senza dimenticare i progetti per la costruzione di centrali in Angola e Mozambico. Insomma, ha aggiunto l'ad, "stiamo producendo energia non per esportarla, ma per il consumo locale". Oltre all'impegno per garantire un maggior accesso all'energia, in Africa Eni vanta numerose iniziative nei settori della sanita', dell'istruzione e in agricoltura, tutti accomunati da un filo conduttore: "gli investimenti non devono essere relativi solo al core business, ma bisogna diversificare per dare speranza e far capire alle popolazioni locali che possono vivere e lavorare dove sono nati e cresciuti, perche' li', nella loro terra, possono avere un futuro".  

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