
Si chiama “caffè sospeso” ed è l’usanza di offrire l’espresso ad uno sconosciuto che non ha i soldi per pagarselo. Una consuetudine tutta napoletana ma che, in tempo di crisi, si sta diffondendo in tutto il mondo. In Spagna lo chiamano cafes pendientes, in Francia cafés en attente e persino in Cina ci hanno “copiato”. E non si “sospende” più solo il caffè ma anche la pizza, il keba.
Lo storia viene raccontata sul mensile Scarp de’ tenis. Nato all’indomani della seconda guerra mondiale, quando a Napoli si usava offrire un caffè al mondo per celebrare momenti felici, questo gesto di condivisione ha ripreso vigore con l’attuale recessione economica. Il procedimento è semplice. I caffè sospesi sono annotati su una lavagna dietro al bancone del bar. Sarà il barista, che nel quartiere conosce tutti, a decidere a chi destinarli.

La Giornata del caffè sospeso – A questa consuetudine solidale è stata dedicata una Giornata: il 10 dicembre. Ad istituirla, la Rete del caffè sospeso, costituita a Napoli, nel 2010, dalla Rete dei comuni solidali, dall’Associazione studi giuridici sull’immigrazione e da sette festival culturali. Sono una quarantina in tutta Italia i bar e i locali che hanno aderito e che invitano a donare un caffè.
L’usanza non solo si è diffusa in diverse parti del mondo ma non si è fermata solamente al caffè. In alcune città, come Napoli e Torino, ci sono locali che offrono la pizza o il kebab a chi non può permetterselo. Spesso non solo i clienti, ma anche i proprietari donano cibo ai meno fortunati.
