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Il Cagliari Calcio ha deciso di rinunciare a giocare nel contestato stadio di "Is Arenas" a Quartu, oggetto di un'inchiesta della procura che ha portato agli arresti del presidente Massimo Cellino, e presto provvedera' a smontare le tribune installate quest'estate. Con una lettera inviata alle autorita', il club rossoblu' ha denunciato "il clima di ostilita'" provocato dal comune di Quartu, che dopo l'arresto del sindaco Mauro Contini, il 14 febbraio scorso, non ha piu' autorizzato l'apertura al pubblico dell'impianto. La squadra giochera' le prossime partite casalinghe al Nereo Rocco di Trieste, lo stadio indicato al momento dell'iscrizione al campionato di serie A.

La societa' annuncia di voler interrompere qualsiasi forma di collaborazione con i tecnici del comune di Quartu e di aver incaricato i propri tecnici di provvedere a smontare tutte le strutture di proprieta' del Cagliari Calcio all'interno dell'impianto di Is Arenas "in ogni sede che sara' ritenuta di competenza". Inoltre, gli uffici legali del club sono stati incaricati di predisporre opportune iniziative a tutela degli interessi della societa'. La lettera, firmata per cda da Giovanni Domenico Pinna, e' stata inviata al comune, in particolare al vicesindaco Fortunato Di Cesare e alla presidente del consiglio comunale, Francesca Mazzuzzi, e per conoscenza al prefetto di Cagliari Alessio Giuffrida, al questore Massimo Bontempi e al direttore generale della Lega Calcio di serie A Marco Brunella, la societa' di Cellino. Oggetto della comunicazione e' la convenzione per la concessione dell'uso dell'impianto del comune al club rossoblu', firmata dopo la realizzazione a tempo di record dello stadio l'estate scorsa.

"E' oramai inevitabile prendere atto, nostro malgrado, di una situazione che vede la Cagliari Calcio vittima di una serie di eventi in suo danno, tali da non poterci piu' illudere che la nostra collaborazione sia volta al comune interesse rappresentato un tempo dal raggiungimento di quanto concordato nella nota convenzione e come puntualizzato con la nostra del 14 marzo 2013", scrive il Cda al comune di Quartu. "L'offerta di collaborazione rivoltavi ha alimentato sospetti ed e' stata probabilmente interpretata come un segnale di debolezza o addirittura ammissione di colpe che non sono di certo a noi imputabili. Siamo stati ricambiati con atti e comportamenti dei vostri uffici, caratterizzati da ambiguita' e contraddittorieta' tali da vanificare definitivamente ogni nostro buon auspicio". Sabato scorso il Cagliari non aveva ottenuto dalla commissione comunale di vigilanza l'autorizzazione all'ingresso di un numero di tifosi inferiore a 5.000 e la partita contro la Fiorentina, vinta dai rossoblu, e' stata giocata a porte chiuse, cosi' come le precedenti, in assenza dell'agibilita' definitiva dello stadio. "Il dovere di evitare ulteriori irreparabili danni alla nostra azienda", afferma il Cda, "ci impone l'obbligo di ricercare, seppur tardivamente, soluzioni alternative, con l'augurio che altri innocenti di ambo le parti non debbano essere chiamati a rispondere di infondate accuse". Il riferimento e' all'inchiesta della procura di Cagliari per falso e peculato che dal 29 novembre scorso si e' abbattuta prima sui tecnici del comune di Quartu e sul titolare dell'impresa che avevano lavorato alla costruzione dello stadio e poi, il 14 febbraio scorso, sulla societa' con l'arresto di Cellino (ai domiciliari ad Assemini, dopo alcuni giorni in carcere), assieme al sindaco di Quartu e all'assessore comunale ai Lavori pubblici, Stefano Lilliu.

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