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Caso Schwazer, da spy-story all’assoluzione penale

Caso Schwazer: tutta la vicenda dell'atleta altoatesino

Quella di Alex Schwazer è stata una vicenda al limite dello spionaggio. Ritardi nelle comunicazioni, la prima quella della positività avvenuta solo dopo sei mesi dal controllo, imbrogli, sotterfugi, minacce e, come si evince oggi dall’ordinanza di assoluzione sotto l’aspetto penale scritta dal giudice del Tribunale di Bolzano, anche di complotti e urine modificate. L’intricato caso, una sorta di spy story, è radicato nel tempo. Le sue radici partono da lontano, dal 6 settembre del 1987. È il giorno che Sandro Donati denunciò ai carabinieri il salto truccato di Giovanni Evangelisti la sera prima in occasione della gara dei Mondiali di Roma. La misura del salto dell’azzurro, secondo Donati, era stata modificata. Il giallo del secondo presunto caso doping di Schwazer – quello del 2012 lo confessò con tanto di lacrime e una squalifica di 4 anni anziché i consueti 2 – è frutto di antichi conti in sospeso tra persone, tra enti e soprattutto ripicche personali.

Alex in questa vicenda non si è mai accontentato della ‘pacca’ sulle spalle o del ‘dai, sappiamo che sei pulito ma lascia perdere’. Ha sempre lottato per la verità, ha sempre voluto sapere cosa è davvero accaduto nei giorni seguenti quel maledetto controllo dell’1 gennaio del 2016 nella sua abitazione a Calice di Racines. 

Il ‘caso Schwazer 2’ ha una data di inizio certa: il 16 dicembre del 2015. Quel giorno accaddero due cose. Alex accusò in aula l’allora medico della federazione italiana Giuseppe Fischetto – il primo già inglobato nel settore medico di World Athletics – di aver omesso di denunciare i valori anomali degli atleti russi e qualche ora dalla federazione mondiale di atletica leggera partì l’ordine – di prassi gli ordini di controllo non partono due settimane prima – di testare l’azzurro il giorno di Capodanno. Lo stesso Fischetto in un’intercettazione telefonica del giugno del 2016 apostrofò “sto crucco deve morì ammazzato”. 

Sul documento del controllo era stato riportato ‘Racines’, il luogo del controllo che, invece, doveva restare anonimo. Successivamente le provette partirono per Stoccarda e ‘riposarono’ presso la ditta Gqs della quale almeno sei persone erano in possesso della chiave d’ingresso. Ai vertici della società anche un ex collega di Fischetto.

Le urine di Schwazer rimasero incustodite per mezzo pomeriggio, una sera e una notte senza nemmeno la videosorveglianza. Il 2 gennaio le urine vennero portate al laboratorio di Colonia. Verso fine mese la certificazione del controllo: ‘negativo’. Poi un lungo silenzio. Ad aprile le urine del marciatore italiano vennero ritestate e all’interno, improvvisamente, vennero trovati due metaboliti di testosterone. Da Colonia, dove fisicamente erano custodite, nessuna notizia, da Montreal in Canada, sede dell’agenzia mondiale antidoping, nessuna comunicazione. A maggio Schwazer vinse la 50 km dei Mondiali a squadre alle Terme di Caracalla arrivando poi secondo in una 20 km in Spagna. Nel frattempo Alex proseguiva a prepararsi per le Olimpiadi di Rio fino al 21 giugno quando, la sera prima della cerimonia della consegna del tricolore all’alfiere di Rio 2016 Federica Pellegrini dalle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, arrivò la notizia: ‘le urine sono positive al doping, Schwazer è nuovamente positivo’. Una doccia gelata.

Il 17 gennaio seguente si aprì il processo penale a Bolzano. La prima richiesta sia del pm sia del gip per  avere in Italia le urine. Il laboratorio di Colonia rifiuta sin da subito l’invio. Solo il 7 febbraio del 2018, oltre un anno dopo, il colonnello dei Ris Lago, accompagnato in Germania dall’avvocato del marciatore Gerhard Brandstaetter (minacciato dai vertici dell’ex Iaaf nell’estate 2016), riesce ad ottenere le provette.

Inizialmente il direttore del laboratorio Hans Geyer, aveva tentato di consegnare non l’urina B sigillata ma un’anonima urina contenuta in una fialetta di plastica. Dopo una discussione, Lago si fece consegnare l’urina della provetta B per iniziare la lunga ed articolata attività di indagine che hanno portato l’alto ufficiale della Benemerita (nominato dal gip di Bolzano) a redigere ben tre perizie dove il concetto manipolazione è stato ben presto preso in considerazione.

Nel maggio 2020, la Corte federale svizzera, alla quale Schwazer e i suoi legali erano ricorsi, non accolse la richiesta di annullamento della squalifica. Nel dicembre scorso la Procura richiede l’assoluzione di Schwazer a livello penale, oggi l’accoglimento da parte del Gip ma fino all’agosto del 2024, almeno in questo momento, resta la squalifica sportiva. 

 

 

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