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Figc, caso Malagò in Senato: perché la sua candidatura fa discutere

Figc, caso Malagò in Senato: perché la sua candidatura fa discutere
Giovanni Malago (Foto IPA)

Il nodo del pantouflage e il ruolo del Coni sulle federazioni sportive

Secondo Calcio e Finanza, il caso della possibile ineleggibilità di Giovanni Malagò alla presidenza della Figc arriva in Parlamento. Il senatore della Lega Roberto Marti, presidente della 7ª Commissione permanente del Senato, ha depositato un’interrogazione a risposta scritta indirizzata al ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi.

Il tema è la possibile applicazione della normativa sul pantouflage all’ex presidente del Coni, candidato alla guida della Federcalcio nelle elezioni federali fissate per il 22 giugno 2026. Una questione tecnica, ma con effetti politici e sportivi immediati, visto che Malagò si presenta all’appuntamento con un fronte di consensi già molto pesante.

Al centro dell’interrogazione c’è il rapporto tra il precedente incarico di Malagò al Coni e la candidatura alla Figc. Il senatore Marti chiede se il ministro ritenga opportuno promuovere un chiarimento preventivo presso le autorità competenti, anche attraverso un’interlocuzione con Anac e con gli organismi di vigilanza sportiva, per garantire “certezza del diritto, trasparenza e uniformità applicativa” nel sistema sportivo.

Nel testo dell’interrogazione viene richiamato l’articolo 53, comma 16-ter, del decreto legislativo 165 del 2001, introdotto dalla legge 190 del 2012, la cosiddetta Legge Severino. Il riferimento è al periodo di raffreddamento di tre anni per chi, dopo aver esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto di una pubblica amministrazione, assuma incarichi presso soggetti privati destinatari di attività di regolazione, vigilanza o finanziamento da parte della stessa amministrazione.

L’interrogazione cita anche l’articolo 21 del decreto legislativo 39 del 2013 e la delibera Anac n. 436 del 5 novembre 2025, nella quale viene richiamato il fatto che il Coni rientra tra le pubbliche amministrazioni previste dall’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 165 del 2001. Da qui il possibile aggancio alla disciplina sul pantouflage.

Il punto riguarda anche la natura delle federazioni sportive. La stessa pronuncia Anac, secondo quanto riportato nell’atto parlamentare, evidenzia che la natura privatistica delle federazioni non esclude automaticamente l’applicazione della normativa anticorruzione. Nell’interrogazione vengono ricordati i poteri esercitati dal Coni nei confronti delle federazioni: riconoscimento ai fini sportivi, approvazione di statuti e regolamenti, vigilanza sugli organi federali, approvazione dei bilanci e possibilità di commissariamento.

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Malagò ha lasciato la presidenza del Coni il 26 giugno 2025. Alla data delle elezioni Figc, fissate per il 22 giugno 2026, non sarebbe quindi ancora decorso il periodo triennale richiamato dalla normativa citata nell’interrogazione.

Malagò, però, respinge il dubbio sulla propria posizione. Dopo la presentazione dell’interrogazione parlamentare, l’ex presidente del Coni ha risposto così: “Per me è un fatto, che dal mio punto di vista, oggettivamente non rientra nelle situazioni che hanno questo tipo di impedimenti. La parola politica vuol dire tante cose oggi. Possono essere una, cinque o dieci persone, ma non è “la politica”. È qualcuno specifico della politica e io non voglio commentare perché tutte le persone che sono in grado di giudicare capiscono tutto molto bene”.

La corsa alla presidenza Figc resta aperta, ma Malagò appare in posizione di forza. Alla candidatura dell’ex numero uno del Coni si oppone quella di Giancarlo Abete, attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti. Malagò ha ricevuto la nomina della Lega Serie A, con l’eccezione della Lazio del senatore Claudio Lotito, e ha ottenuto anche l’appoggio formale di Assocalciatori, Assoallenatori e Lega Serie B.

Il peso di queste componenti porterebbe Malagò al 53% dei consensi. Proprio per questo il nodo dell’ineleggibilità diventa decisivo prima del voto. È il tema che può incidere direttamente sulla partita per la guida del calcio italiano.

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