Un eventuale commissariamento della Figc farebbe decadere Giovanni Malagò e il Consiglio federale, mentre la Nazionale continuerebbe a lavorare regolarmente. Il presidente potrebbe chiedere subito una sospensiva al Collegio di Garanzia e, successivamente, ricorrere alla giustizia amministrativa.
Con il commissariamento decadrebbero gli organi federali, ma la Nazionale continuerebbe a lavorare
Se la Figc venisse commissariata, decadrebbero gli organi direttivi della Federazione. Non soltanto il presidente Giovanni Malagò, quindi, ma anche il Consiglio federale, che non risulta coinvolto nella contestazione al centro del procedimento.
La violazione indicata dal procuratore generale Taucer riguarderebbe infatti il segretario generale Marco Brunelli, che avrebbe ammesso Malagò alla candidatura per la presidenza senza tutti i requisiti richiesti. Proprio l’assenza di contestazioni nei confronti del Consiglio federale potrebbe aprire anche a una soluzione diversa dal commissariamento completo. Tra le ipotesi c’è quella di lasciare in carica gli organi non coinvolti e nominare un commissario ad acta con il compito di accompagnare la Figc verso nuove elezioni. Sul piano sportivo, invece, l’attività proseguirebbe. Luciano Buonfiglio ha già assicurato la continuità tecnica, a partire dalla posizione del commissario tecnico Roberto Mancini. L’eventuale cambio ai vertici federali non comporterebbe quindi automaticamente un azzeramento della struttura della Nazionale.
Malagò può chiedere la sospensiva al Collegio di Garanzia
In caso di commissariamento, Malagò e gli altri organi decaduti potrebbero presentare ricorso al Collegio di Garanzia dello Sport presso il Coni.
Il presidente ha già fatto sapere che intende muoversi immediatamente e chiedere una sospensiva, con l’obiettivo di restare in carica fino alla decisione definitiva del Collegio. A occuparsi della questione sarebbe la Terza Sezione, competente anche per procedimenti elettivi e commissariamenti e presieduta dall’avvocato Massimo Zaccheo. Il Collegio di Garanzia non è ancora intervenuto direttamente sulla contestazione che riguarda l’elezione di Malagò. Prima dell’eventuale voto sul commissariamento potrebbe anche essere richiesto un suo parere preventivo, ma al momento questa possibilità viene considerata meno probabile.
Il precedente sui requisiti di Malagò
Il Collegio si era già occupato indirettamente della posizione di Malagò il 9 giugno 2026, quando era stato chiamato a esprimersi sulla questione del cosiddetto “pantouflage”, legata al precedente incarico del dirigente alla guida del Coni. La presidente Gabriella Palmieri e i presidenti di sezione avevano dichiarato il Collegio non competente sulla materia, rimettendo la valutazione all’Anac, che successivamente aveva ritenuto regolare la posizione.
Nel documento era stato però inserito anche un riferimento ai requisiti sportivi per l’elezione alla presidenza Figc: «Non è in discussione nel caso in esame ed in relazione alla procedura elettorale il possesso dei requisiti rilevanti ai fini dell’ordinamento sportivo previsti all’art. 29 dello Statuto Figc». I requisiti erano già stati ritenuti validi dal segretario generale quasi un mese prima e i sette giorni previsti per l’impugnazione erano trascorsi.
Dopo la giustizia sportiva possono arrivare Tar e Consiglio di Stato
La decisione del Collegio di Garanzia potrebbe non chiudere il contenzioso. La parte che dovesse uscire sconfitta avrebbe ancora la possibilità di rivolgersi alla giustizia amministrativa.
Il passaggio successivo sarebbe il Tar del Lazio. Dopo la decisione del tribunale amministrativo, l’ultimo grado sarebbe rappresentato dal Consiglio di Stato. Il possibile commissariamento, quindi, potrebbe produrre subito un cambio nella governance della Figc, senza bloccare l’attività tecnica della Nazionale. La battaglia sulla legittimità dell’elezione e sull’eventuale decadenza di Malagò potrebbe invece proseguire attraverso più gradi di giudizio.


