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damato genoa milan

Di Alberto Foà

Faccio ammenda: all’inizio ero sinceramente convinto che il Napoli potesse davvero dare molto filo da torcere alla Juventus nella lotta scudetto, poi, fino a ieri, gli lasciavo comunque una bella chance. Bene, cioè male, perché punto1 è evidente che mi sbagliavo e punto2 non solo il campionato è da considerarsi ufficialmente chiuso ma a dirla tutta non è mai iniziato e sono curioso di vedere che cosa potrebbe adesso mantenere vivo (o qualcosa di simile) l’interesse sul torneo meno interessante di sempre dopo il finto rubamazzo dei politici in campagna elettorale per tentare di aggiudicarsi il rubamazzo vero dopo le elezioni.
A proposito di ruberie, le cronache raccontano che il Milan sia passato a Genova grazie a un gol di Pazzini e a uno di Balotelli ma le cronache sono al solito bugiarde e - grazie a quella cosa che si scrive come mazzo ma con la “c” di cane al posto della “m”-  che il Milan ha vinto, dato che l’unica cosa ancora da appurare è se al Genoa siano stati negati “solo” i due rigori obbligatori oppure tre, piuttosto che quattro.
Buona o cattiva fede? Speriamo pessima, almeno per l’arbitro, altrimenti altro che legittimo impedimento per andare allo stadio, gli servirebbe il cane lupo per mettere i piedi giù dal letto, non cambiare l’acqua dei pesci rossi con l’ammoniaca e non lavarsi il pipino con quella che crede essere l’acqua dei pesci rossi.
Il problema non è tanto negli enormi favori che ogni turno il Milan e le grandi ricevono e nemmeno nelle grosse penalizzazioni spesso subite dal Genoa e dalle altre piccole quanto piuttosto quello che errori, sviste, favoritismi o fregature arrivano, ogni volta, da arbitri diversi. Insomma, se un tempo la Juve rubava grazie ai Lo Bello e al Barbaresco di turno, adesso le cosiddette grandi hanno vantaggi da chiunque, probabilmente senza neppure dover dare nulla in cambio.
Meglio ancora del malanno – cioè ancora peggio – la cura, visto che Damato non ha visto i falli da rigore rossoneri (né il dito nell’occhio a Constant che avrebbe dovuto prendere sia lui per come ha reagito sia chi gliel’aveva messo e non limitarsi a espellerli, avrebbe fatto bene a “esportarli” su Marte) ma non ha preso neppure un giorno di squalifica e come lui i colleghi che l’hanno preceduto nell’errare. Manca gli diano un premio (sempre che non glielo diano di già) e poi ci siamo.
Quello degli arbitri – e di certi potentati - è un problema comune a tutto il mondo del calcio, non solo a quello italiano, solo che all’estero i tifosi – e soprattutto i giornalisti – non ce la menano all’infinito.
Però fa specie ascoltare le dichiarazioni di Platini dopo la scandalosa espulsione che ha falsato e rovinato Real-United, perché chiunque al posto suo di presidente dell’Uefa, anche Mr.Magoo, dopo i mondiali decisi da gol-non-gol, la Champion dalle espulsioni (la squadra di Fergusson già in passato ha subìto eliminazioni e torti che gridavano vendetta) e interi campionati da rigori inventati o non dati, sarebbe corso da Trony, o da MediaWorld e avrebbe comprato tante moviole in campo quanti sono i campi del world, cioè del mondo.
Lui, invece, anche quando riconosce, a mezza botta, l’esistenza del problema, come soluzione pensa a un esercito di arbitri, magari sette o otto più quattro o cinque in panchina, roba che a furia di aumentare gli arbitri ci ricollochi i cassa integrati dell’Ilva. Già il giudice di porta è inutile, ma anche solo ipotizzare di metterne in campo altri ha davvero del ridicolo e insieme sconcertante, per non usare il termine drammatico per quello che comunque dovrebbe essere prima di tutto un gioco.
Perché gli arbitri – pardon, quelli che decidono per gli arbitri – rifiutano la moviola in campo e vogliono il potere assoluto di poter sbagliare? Semplice: per poter sbagliare.
Neppure la scusa tipo “il calcio è poesia, la vogliamo rovinare con la tecnologia?” è accettabile. Primo perché tutta ‘sta poesia è qualche millennio che non si vede in giro e semmai è rovinata dal giocare a porte chiuse, a qualsiasi ora e ogni minuto, mica dalla tecnologia, secondo perché l’unico handicap ipotizzato – cioè l’interruzione del match – sarebbe facilmente trasformato in plus, come avviene per esempio in altri sport, assegnando oltre all’arbitro quando avesse l’onestà di ammettere di non sapere decidere, anche ai due allenatori, la possibilità di chiedere “la moviola” un paio di volte a tempo.
Sarebbe un arricchimento del lavoro delle panchine e lo spettacolo ci guadagnerebbe, come la regolarità delle partite che magari giocatori e presidenti, scommettitori e bookmaker, continuerebbero a comprarsi e vendersi, alla faccia del fair play finanziario.
Ma almeno, in quei casi, non ci sarebbe l’aggravante della buona fede.

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