Mattia Alvaviva è un bambino quando, davanti a un Olimpico commosso per l’addio di Francesco Totti, riceve simbolicamente la fascia di capitano dal numero 10 più amato della storia giallorossa. Nove anni dopo di quel fermo immagine resta solo un ricordo. La Roma ha deciso di non rinnovargli il contratto e Mattia ha firmato un biennale con il Cosenza.
Da simbolo del futuro romanista all’addio: la Roma cambia strada

Il 28 maggio 2017 è una data impressa nella storia della Roma e di ogni romanista. È il giorno dell’ultima partita di Francesco Totti. Al momento del commiato, il capitano è in mezzo al campo con Mattia Almaviva, l’omologo più giovane di tutte le squadre del vivaio della Roma, per consegnargli la fascia. Un passaggio di consegne dal significato profondo: ogni bambino romano e romanista può e deve sognare di indossare la maglia giallorossa e la fascia di capitano. Mattia, quella idea, la cavalca sino alla scorsa stagione: completata la trafila delle giovanili, colleziona anche qualche convocazione in prima squadra, ma senza esordire. E nello scorso giugno, il club giallorosso decide di non rinnovargli il contratto.
Il Cosenza ci crede: “Talento cresciuto in un ambiente d’eccellenza”
A scommettere su Almaviva è stato il Cosenza. L’acquisto è un investimento sul presente, ma soprattutto sul potenziale di un ragazzo. Non a caso il club silano ha ufficializzato il suo arrivo in Calabria con un comunicato ufficiale che lo rende, di fatto, il fiore all’occhiello del mercato. Si punta sul suo talento per tornare immediatamente, insieme, nel calcio che conta. In questa ottica la scelta è mirata anche dal punto di vista di Almaviva. Nel percorso di crescita personale e tecnica di un giovane calciatore è preferibile la ragionevole certezza di un posto da titolare in un progetto tecnico pianificato per affrontare e vincere il campionato di Serie C piuttosto che vedere giocare gli altri in categorie superiori.
Roma e il calcio che conta lo aspettano
La vicenda ha avuto grande eco nell’ambiente romanista, ma rientra nella logica e nei casi delle dinamiche legate al calcio giovanile. Sono tantissimi i ragazzi che crescono nel vivaio di una big per costruirsi, nella stragrande maggioranza dei casi, una onesta carriera da calciatore. Resta, insieme alla foto ricordo, la narrativa (con tanti protagonisti e pochissimi protagonisti) del ragazzo nato nella Capitale e destinato a ripercorrere il percorso dei grandi capitani romani e romanisti. Una storia rimasta per ora senza lieto fine ma ancora tutta da raccontare. A 20 anni Mattia ha tutto il tempo di risalire la china e tornare a giocare con la Roma, magari anche nello stadio nuovo.

