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Malagò e Abodi, scoppia la pace: ora Roma sogna la finale di Euro 2032

Il calcio italiano ha una occasione più unica che rata per adeguare l’impiantistica alle richieste UEFA e chiudere la riforma sul calcio

Malagò e Abodi, scoppia la pace: ora Roma sogna la finale di Euro 2032

Lasciatesi alle spalle la questione legata allo staff tecnico della nazionale, il calcio italiano è entrato nella sua fase più delicata. La partita del dossier degli stadi si gioca nei palazzi, fra le stanze del governo. Malagò e Abodi provano, dopo anni di tensioni e veti incrociati fra calcio e politica, la mediazione istituzionale, sfruttando i rapporti trasversali del Presidente FIGC.

Riforma del calcio, Malagò apre al governo: soldi, vincolo e nuove regole

Malagò e Abodi, scoppia la pace: ora Roma sogna la finale di Euro 2032

Una strategia che fino a qualche tempo fa sembrava impensabile è diventata possibile: Giovanni Malagò, del resto, è l’uomo chiave per aprire la porta della conciliazione alle varie anime politiche chiamate a decidere sul calcio. Fratelli d’Italia propone di destinare una parte delle risorse recuperate dagli introiti derivanti alla lotta alla pirateria al movimento calcistico. Il 10% però è considerato troppo basso. Malagò vuole modificare questo punto e aprire anche un nuovo fronte sull’alleggerimento del vincolo sportivo considerato senza mezzi termini un errore. È qui si gioca la sfida istituzionale, ovvero costruire un equilibrio tra chi vuole una riforma dello Stato e chi difende l’autonomia del calcio che porta, per necessità e ritrovata stima, Abodi e Malagò a una totale sinergia.

Euro 2032, il doppio colpo di Roma: due stadi e la finale

Il tempo, però, è un avversario difficile. La legislatura corre verso la scadenza elettorale e il governo vuole evitare che la riforma del calcio finisca nel lungo elenco delle occasioni perse. Fra l’altro c’è da scegliere gli stadi che ospiteranno gli Europei del 2032. L’Italia deve individuare cinque impianti, più altrettante strutture di riserva, ma arriva all’appuntamento con un problema enorme: gli stadi italiani sono vecchi, spesso fuori mercato e lontani dagli standard internazionali. Parecchio indietro rispetto alla Turchia, che attraverso una politica molto aggressiva sulla costruzione dei nuovi impianti ha tracciato un solco difficilmente colmabile. In questo scenario l’unica carta da giocarsi è l’attrattività: Roma ne ha più di Istanbul e vuole fare il colpo grosso: portare la finale nella Capitale.

Olimpico e Pietralata la sfida politica del 2027

Malagò e Abodi, scoppia la pace: ora Roma sogna la finale di Euro 2032

La strategia si basa su due carte. La prima è lo Stadio Olimpico, con un piano di interventi sostenuto da Sport e Salute per circa 130 milioni di euro. La seconda è Pietralata, progetto da un miliardo della famiglia Friedkin, che punta a trasformare lo stadio in un motore economico per la città. Le istituzioni non si tireranno indietro essendo già proiettate in ottica elezioni 2027, quando a Roma si eleggerà anche il sindaco. Il Campidoglio, in area centrosinistra, vuole mostrare una città che sia un esempio di gestione della res publica, da catapultare per le elezioni governative. Il centrodestra è a caccia di consenso territoriale in città per chiudere il cerchio con Roma, avendo già in mano Regione Lazio e Parlamento. Il dado è tratto, resta da capire se la città riuscirà a trasformare idee e progetti in cantieri.