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Maradona, Cabrini: "Le mie parole travisate, non era giudizio morale"

Maradona: Cabrini, parole travisate, non era giudizio morale

"Travisate le mie parole: il mio non era un giudizio morale ma sull'energia di una citta' che non poteva contenere questa passione". Cosi' Antonio Cabrini, campione del mondo nel 1982, ha commentato le reazioni al suo intervento sulla morte di Diego Armando Maradona rilasciate a Irpinia Tv. Cabrini aveva ipotizzato che, nel caso il campione argentino avesse scelto la Juve e non il Napoli 'probabilmente sarebbe ancora qui'. Si e' quindi scusato: "Ho pensato che l'ambiente ovattato nel quale ho vissuto alla Juve l'avrebbe forse protetto. Chiedo scusa a chi si e' sentito offeso".

MARADONA, PLATINI "CON DIEGO MAI NEMICI, INVIDIAVO SUA RAPIDITÀ".  E RIVELA CHE AVREBBE POTUTO GIOCARE NEL NAPOLI CON DIEGO

"Non siamo mai stati nemici, ma venivamo da esperienze, famiglie, paesi, passioni diverse. Diego e' stato eccessivo ma raramente ha sbagliato gioco. In campo e' stato magico e magnifico, sul resto della sua vita non mi permetto di entrare". Per Michel PLATINI con la morte di Maradona se n'e' andato un pezzo di vita, delle grandi sfide in nazionale e soprattutto in serie A, Le Roi con la maglia della Juve, il Pelusa leader del Napoli. "Lui non solo ha vinto, ma e' stato un aggregatore, e' riuscito a far capire che bisognava far crescere la societa', cosi' sono arrivati Careca e Alemao - racconta l'ex presidente della Uefa in un'intervista a 'Repubblica' - Io non mi ricordo un Diego solo. Era sempre in mezzo al pubblico, a braccia, gambe, teste, gli piaceva essere toccato, aveva un bisogno carnale di contatti, dove c'era un mucchio, li' trovavi Diego, sudato e felice. Diego non ci teneva alla giusta distanza, per lui non esisteva". Ad accomunare PLATINI e Maradona anche la voglia di cambiare il calcio e le difficolta' incontrate. "Siamo noi che giochiamo, la gente viene a vedere noi, non i Blatter o gli Infantino. I dirigenti pensano che il pallone appartenga a loro, e cosi' ci espellono, dobbiamo solo stare in campo, e non impicciarci d'altro".  "Quello che ho sempre detto a Diego: per cambiare le regole, bisogna entrare nell'organizzazione, lavorare da dentro, criticare da fuori non serve a molto. Non e' con le interviste che si cambia il calcio". Dello storico rivale riconosce anche che "ha fatto tanto per i calciatori. Gli volevano bene. E in campo rispettava sempre gli avversari, non cercava provocazioni. Ma credo che dentro di se', nonostante la folla, si sia sentito solo per tutta la vita. Nessuno ha mai avuto abbastanza autorita' per aiutarlo e magari qualche volta per rimproverarlo. In tanti hanno sfruttato la sua fama, ma e' difficile stare vicini ai maghi quando smettono di inventare, tutti richiedono lo stesso numero e se ne infischiano delle tue stanchezze a fragilita'". Dal punto di vista strettamente tecnico, "Diego aveva tutto - riconosce PLATINI invece in un'intervista alla 'Gazzetta dello Sport' - Tutti i mezzi tecnici per essere un campione. Il piede sinistro era favoloso. E una rapidita' che io purtroppo non ho mai avuto. Non diventi Maradona se non nasci con questi mezzi. Pero' lui era piu' un attaccante, una seconda punta, io molto piu' centrocampista. Eravamo diversi".  E Le Roi poi rivela: "So che Dal Cin aveva provato a portarmi al Napoli. Chi avrebbe indossato la 10? Non so. Bella domanda. Forse lui, perche' era a casa sua e quindi gliel'avrei lasciata. Io ne avrei presa un'altra, magari la 20, che vale il doppio...".

MARADONA. PIRLO "IDOLO DI TUTTI, IL DIO DEL PALLONE"

"MARADONA e' stato l'idolo di tutti noi ragazzi che volevamo giocare a calcio, e' stato il dio del calcio". Cosi' Andrea Pirlo ha ricordato Diego Armando MARADONA ai microfoni di Juventus TV. "I primi Mondiali che mi ricordo sono quelli dell'86 che ha vinto con l'Argentina - ha aggiunto Pirlo -. Mi ricordo che andavo in giardino a provare il gol che aveva fatto contro l'Inghilterra facendo finta di scartare gli uomini. Ricordo indelebile di un giocatore unico che rimarra' per sempre nella storia del calcio. Ho avuto la fortuna di incontrarlo qualche volta, ho fatto anche una foto ricordo e sono contento di averla nel mio rullino"

MARADONA: LAPO ELKANN, 'ERA QUASI UN FRATELLO PER ME'

"MARADONA era un amico vero, con un cuore immenso. Era quasi un fratello per me. Diego ha combattuto in un mondo molto complicato. Aveva delle qualità umane pazzesche e va ricordato per le sue grandi doti, che andavano oltre quelle calcistiche. È stato il più grande calciatore della storia, ma MARADONA per me era una persona generosa, con una grandissima bontà d'animo, sempre pronto ad aiutare i più fragili e i più deboli. La sua scomparsa è una delle più grandi perdite per tantissimi di noi''. E' il commosso ricordo del campione argentino di Lapo Elkann a 'Verissimo'. "È come se fossi morto io perché quello che è successo a lui poteva succedere a me. Le battaglie che ha combattuto lui, le sofferenze che ha provato per via delle dipendenze sono le stesse che ho provato anch'io e che affrontano milioni di persone -prosegue-. Hanno ironizzato spesso sul web su noi due ma io ero orgoglioso e onorato di essere affiancato a Diego perché era un uomo che generava luce, passione e amore per tutti. Lui veniva dal nulla a differenza mia, ma in comune avevamo i vuoti che combattevamo e colmavamo con le sostanze''. ''E' sempre stato vicino a me come ad altre tantissime persone. Aveva una generosità d'animo a 360 gradi, in tutto quello che faceva. Mi ha sempre supportato ed è sempre stato affettuoso con me perché, pur essendo adulti, eravamo rimasti dei bambini molto sensibili -conclude Lapo Elkann ricordando il primo incontro-. Me la ricordo benissimo, è stato durante una partita contro la Juventus. E quando l'ho visto mi sono illuminato''. 

MARADONA: TOTTI, 'E' COME SE NON FOSSE MAI MORTO'

"Lui è ancora qui con noi. Le emozioni che ci ha lasciato sono irripetibili. Avevo un bellissimo rapporto con Diego. Fuori dal terreno di gioco era una persona straordinaria mentre in campo era il calcio, era inimitabile. Neanche alla Playstation si può copiare quello che faceva lui. Lo voglio ricordare così, è come se non fosse mai morto, rimarrà qui sulla terra perché era diverso da tutti gli altri". A Verissimo, Francesco Totti ricorda Diego Armando MARADONA, scomparso mercoledì all'età di 60 anni. L'ex capitano giallorosso rivela un aneddoto sul Pibe de Oro legato al giorno del suo addio al calcio: "quando ho smesso di giocare MARADONA è stato il primo a chiamarmi per darmi sostegno e per dirmi di stare tranquillo. È stato un gesto che porterò sempre con me". E se si dovesse organizzare una partita in suo onore, Totti risponderebbe sicuramente di sì: "se mi dovessero chiamare accetterei subito la convocazione". 

MARADONA. ZICO "ABBIAMO PERSO UN CAMPIONE, UN MIO GRANDE AMICO"

"E' stato un momento difficile per chi ama il calcio: brutto sapere che era morto MARADONA. Io ero a letto e mio figlio mi ha inviato un messaggio per informarmi della scomparsa di Diego. Abbiamo perso un grande campione e io ho perso un grande amico. Quando lui aveva fatto l'ultima operazione io gli avevo mandato un messaggio e dalla sua risposta avevo intuito che era preoccupato". Cosi', ai microfoni di Sky Sport, Zico, ex campione brasiliano, in forza all'Udinese negli anni '80, attuale direttore tecnico del team giapponese Kashima Antlers. "La prima volta che ho sentito il nome di Diego erano gli anni 70' e si parlava di un giovane argentino che poteva diventare il piu' forte del mondo. Nel '78 lui non venne convocato nella Nazionale argentina per i Mondiali. Poi nel '79 l'ho incontrato per la prima volta in match fra l'Argentina e il mio Brasile", ha aggiunto l'ex asso verdeoro.  A ruota Zico ha ricordato l'ultima sfida fra il Napoli di MARADONA e la "sua" Udinese, caratterizzata dalle giocate delle due stelle e da diverse polemiche. "Diego e' stato il migliore della nostra generazione e uno dei migliori cinque giocatori di sempre. Avevo una grande amicizia con lui: era sempre molto generoso. Non c'e' stata mai rivalita', anche se la stampa faceva sempre paragoni fra me, lui e Platini", ha detto ancora Zico. "Ho dei ricordi di Diego affettuoso ed emozionato a casa mia, mentre abbracciava e parlava con mio figlio, che portero' sempre con me", ha concluso il grande ex calciatore brasiliano.

MARADONA. MOURINHO "MI E' SEMPRE STATO VICINO NELLE SCONFITTE"

Se n'e' andato una leggenda ma lui ha perso un amico. Anche per Jose' Mourinho la morte di MARADONA e' stata uno shock. "C'era MARADONA e c'era Diego - ha raccontato lo Special One ieri sera, dopo la gara di Europa League del suo Tottenham - MARADONA e' quello che tutto il mondo conosce e che mai dimentichera'. Ho fatto in modo che mio figlio sapesse tutto di lui, anche se e' nato dopo che aveva smesso, e so che mio figlio, quando diventera' padre, non lascera' che i suoi figli smettano di sapere chi era MARADONA. E' quello che ha fatto mio padre con me con Di Stefano. Non l'ho mai visto giocare, ma mio padre si e' assicurato che sapessi tutto di lui. Diego per la mia generazione e' stato quello che tutti sanno". "Ma poi esiste Diego, la persona, e mi manca - prosegue Mourinho - Mi dispiace non aver passato piu' tempo con lui. La sua famiglia, i suoi grandi amici, i colleghi sono stati dei privilegiati ad aver passato tanto tempo con lui e averlo conosciuto bene. Io l'ho conosciuto abbastanza. Quando vincevo non mi chiamava mai, ma nelle mie grandi sconfitte ho sempre ricevuto una sua telefonata. Mi manchera', sono triste ma sorrido perche' e' cosi' che ho trascorso tutti i momenti con lui". 

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