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Sport
Il rischio "annegamento" dell'AC MIlan


Di Massimo "old-football" Puricelli

Di che livello sia oggi l' AC Milan lo si evince in alcune immagini che si osservano in questo deludente inizio di stagione.
Anche ieri sera in una fredda e uggiosa Torino (di sponda granata), sempre più invasa dai rifiuti abbandonati ai cigli della circonvallazione che sbiadiscono sempre più "la bellezza storica" dell' ex capitale del Regno sabaudo e del Regno Italico, la prestazione offerta dall'undici di Mihajlovic è stata scialba e sconfortante, in linea con la mediocrità imperante (aurea mediocritas), in linea con una tristezza di fondo percepita e maldigerita da noi irriducibili tifosi, ostinatamente accecati da una fede sempiterna che ci sobbarchiamo chilometri ed esborsi economici al seguito di quei colori.
Una tristezza che provoca una rabbia e espressa al Comunale (ora denominato Olimpico) dalla mancata esposizione degli striscioni dei gruppi, sostituiti da un unico striscione vergato con vernice fresca in cui veniva dichiarato apertamente che quella di ieri sarebbe stata "l'ultima spiaggia per tecnico, società e giocatori".

Sarà stata "l'ultima spiaggia" dopo il misero punticino guadagnato ?
Non credo, "l'acqua profonda" che sta affogando il Milan è ormai un annoso allagamento che sta soffocando tutto l'ambiente.
Un' apnea lenta ma costante da cui non sembra si riesca emergere.
Un' agonia che ben rappresentata dalle conferenze stampa dei giorni antecedenti le gare ufficiali dove i "protagonisti" seduti al tavolo delle Press-Room di Milanello sono sempre gli stessi tre ( non è dato da capire questa neofita scelta decisa questa stagione): l'allenatore, il capitano Montolivo e il vice capitano De Jong.

Osservate le movenze dei loro volti; andate oltre le solite parole di circostanza pronunciate e le solite risposte pronunciate che promettono impegno, dedizione, voglia di vincere, surrogati di etereo animus pugnandi.
L'allenatore ha uno sguardo che esprime il disagio e la rassegnazione nel non trovare una "cura" ai mali annosi della squadra (dopo 7 giornate di campionato far trasparire rassegnazione è cosa grave); il capitano Montolivo eroso da una "noia soffocante" si liscia meccanicamente il mento con gli occhi sonnacchiosi che si perdono nel soffitto della stanza con il desiderio di essere da tutt'altra parte e affaccendato in altre più interessanti e piacevoli attività; De Jong, invece, cela la sua uggia e la sua noia bevendo piccoli sorsi dell'acqua o della bevanda energetica "Official Partners" (in parole meno auliche : gli sponsor) in bella mostra sul tavolo.

Ecco chi ha avuto la fortuna di vivere "altre conferenze stampa pre-partita", di altri periodi, di altri allenatori, di altri giocatori, di un "altro" Milan, metta a confronto i due filmati. Osservi le mimiche facciali, gli sguardi, le pupille "che luccicavano di luce propria", le risposte laconiche ma dirette, dure, schiette.
Le differenze lampanti che si denotano, sono le risposte, le ragioni che spiegano chiaramente la "tristezza" che avvolge tutto l'organigramma tecnico e societario rossonero.

Un avvertimento, tuttavia, è d'uopo per "lor signori" annoiati e depressi.
Se quella loro depressione, o meglio, un eccellente psichiatra o/e psicologo, definirebbe come abulia, fiacchezza, apatia, dimostrata "in campo e fuori dal rettangolo di gioco" pervaderà anche l'animo di noi tifosi anche più anziani in fatto di presenza sugli spalti, allora il salvataggio dall' "annegamento" incipiente sarà impossibile, e "la rovina" sarà totale.

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