Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Sport » Mondiali 2026, cartellino rosso degli Usa all’arbitro somalo: 11 ore di interrogatorio prima di negargli l’ingresso

Mondiali 2026, cartellino rosso degli Usa all’arbitro somalo: 11 ore di interrogatorio prima di negargli l’ingresso

Omar Abdulkadir Artan, miglior arbitro africano del 2025, è stato respinto all’arrivo a Miami. La Somalia protesta: aveva un visto valido

Mondiali 2026, cartellino rosso degli Usa all’arbitro somalo: 11 ore di interrogatorio prima di negargli l’ingresso
Omar Artan (Foto Ipa)

Da Miami al volo per Istanbul: il racconto dell’arbitro e la protesta della Somalia

Il Mondiale 2026 perde uno degli arbitri più attesi. Omar Abdulkadir Artan, direttore di gara somalo nominato miglior arbitro africano del 2025, è stato respinto dagli Stati Uniti e non potrà partecipare al torneo organizzato anche da Canada e Messico.

Artan era arrivato a Miami con un volo proveniente da Istanbul. Dopo lo sbarco, è stato sottoposto a controlli aggiuntivi prima di vedersi negare l’ingresso nel Paese. La decisione ha acceso le proteste della Somalia, che sostiene che l’arbitro fosse in possesso di un visto valido. Secondo quanto riferito da un portavoce del Customs and Border Protection statunitense, il direttore di gara è stato sottoposto a “un’ulteriore ispezione” e dopo “è stato dichiarato non ammissibile a causa di problemi di verifica e gli è stato negato l’ingresso”. Nessun dettaglio ulteriore è stato fornito sui motivi della decisione.

La vicenda si inserisce nel clima di controlli rafforzati in vista del Mondiale americano. La Somalia rientra tra i Paesi sottoposti a restrizioni dall’amministrazione Trump. I cittadini dei Paesi coinvolti dal travel ban possono essere sottoposti a verifiche aggiuntive, anche quando viaggiano per eventi internazionali. Artan ha raccontato la sua versione al New York Times dopo essere tornato a Istanbul. “Avevo i documenti giusti”, ha detto. Poi ha aggiunto: “Sono molto, molto deluso. Sono semplicemente un arbitro che cerca di vivere il suo sogno, il più grande sogno della mia vita, venire ai Mondiali”. Secondo il suo racconto, una volta arrivato negli Stati Uniti è stato portato in una piccola stanza e interrogato per tutta la notte. Le domande avrebbero riguardato il motivo del viaggio negli Usa e anche la situazione politica in Somalia, con riferimenti ad Al Shabaab, gruppo armato di matrice islamista.

“Avevo i documenti giusti e tutto il resto. Avevo il visto giusto”, ha detto Artan, spiegando di aver mostrato anche la documentazione della Fifa e il proprio curriculum da arbitro. I funzionari di frontiera, secondo la sua ricostruzione, avrebbero controllato anche il materiale online relativo alla sua carriera. Dopo 11 ore di interrogatorio, Artan ha riferito di essere stato portato in una cella, dove è rimasto per altre ore prima di essere imbarcato su un volo di ritorno a Istanbul. Il direttore di gara ha detto di non aver ricevuto spiegazioni precise sui motivi del divieto. “Penso che abbiano un problema con il mio Paese”, ha concluso. Artan ha ringraziato Fifa e Caf: “Vorrei ringraziare la Fifa e la Caf per tutto il loro supporto e prometto di mantenere alti i miei livelli arbitrali mentre mi concentro sul futuro”. Ha poi ringraziato la “famiglia” “calcistica per i messaggi e auguro ai miei colleghi tutto il meglio durante la Coppa del mondo e non vedo l’ora di unirmi a loro di nuovo nelle future competizioni”.

Sul caso è intervenuto anche il ministero della Gioventù e dello Sport somalo, che in una nota “si rammarica profondamente per le circostanze che hanno impedito a Omar Artan di partecipare al torneo”. Dopo il respingimento, il ministero ha spiegato di aver avviato “trattative con il governo degli Stati Uniti e con la Fifa. Purtroppo, non è stato possibile raggiungere alcun accordo”. Un consigliere del ministero somalo ha sottolineato che l’arbitro era in possesso di un visto valido. La questione, però, non è stata risolta e Artan non farà parte della squadra arbitrale mondiale.

La Fifa ha preso posizione chiarendo i limiti del proprio intervento. L’organismo internazionale ha spiegato che “non interviene nelle procedure di immigrazione del Paese ospitante, inclusa la concessione dei visti, ed è stata informata dalle autorità che lo status del signor Artan non sarà cambiato per il momento”. La Fifa ha poi aggiunto che “è il governo del Paese ospitante a decidere infine chi riceve il visto e chi viene ammesso nel suo territorio”.

Il caso Artan al Mondiale 2026, s’inserisce in un contesto già accompagnato da altre polemiche su visti, controlli e ingressi negli Stati Uniti. Per l’arbitro somalo la conseguenza è definitiva: niente Coppa del Mondo, nonostante la convocazione e il riconoscimento internazionale ottenuto nell’ultimo anno.

LEGGI TUTTE LE NOTIZIE DELLA SEZIONE SPORT