Fatta la nazionale, trovato il CT, composto lo staff, non resta che trovare i nazionali. Il nuovo (vecchio) corso di Roberto Mancini ha tante similitudini rispetto al 2017 quando, ereditata una nazionale a pezzi dopo l’eliminazione dal Mondiale in Russia, la porta a vincere (un po’ avventurosamente) l’Europeo. Del resto, la nazionale non è così povera di talento come sembra.
La difesa ha tante certezze e un top player: Donnarumma

Mancini abbandonerà la difesa a tre e tornerà a quattro. Scelta premiante per Dimarco a sinistra e Palestra a destra, due fra i migliori interpreti del ruolo anche in campo internazionale. Al centro della difesa non ci sono più due pilastri come Bonucci e Chiellini, ma il CT può contare su Calafiori, protagonista in Premier con l’Arsenal, e su una vasta scelta di centrali: Buongiorno, se si lascia alle spalle le problematiche fisiche, è un prospetto top. Poi c’è l’usato sicuro: Mancini, Gatti, Bastoni, Udogie, Di Lorenzo e Cambiaso formano una batteria di rincalzi comunque competitiva. Azzurrabile anche Bartesaghi. Occhio a Leoni, un predestinato. In porta, il top player, Donnarumma. Spalle coperte con Carnesecchi.
In mezzo al campo manca qualcosa

I problemi sono in mezzo al campo, dove manca qualcosa: le uniche due certezze sono rappresentate da Tonali e Barella. Il resto è da costruire in base alla visione del CT che aveva lanciato l’idea del doppio regista, riuscendo a far convivere Jorginho e Verratti. Con tutto il rispetto, né Locatelli, né Fagioli sono all’altezza dei predecessori. In un centrocampo a tre tuttavia, si può valutare anche la presenza di Rovella o di Ricci, magari Gaetano se, in mano a Sarri all’Atalanta, completerà il percorso che lo sta trasformando in metronomo. Se invece si vuole puntare su chili e centimetri, c’è Frattesi. Occhio alla crescita di Pisilli: la cura Gasperini potrebbe regalare un uomo in più in mezzo al campo.
Abbondanza di centravanti, carenza di esterni
Nella sua prima Italia, Mancini aveva solo un attaccante vero, Immobile, e tanti esterni di qualità come Chiesa, Insigne, Berardi e Bernardeschi. Quattro anni dopo è tutto ribaltato: Pio Esposito, Kean e Scamacca (volendo c’è anche Retegui) possono fungere da punto di riferimento in mezzo all’area, ma c’è carenza ai lati. Se Chiesa torna ai suoi livelli, una maglia è sua, ma l’incognita è enorme. Zaniolo è reduce da un ottimo campionato a Udine ma deve ripetersi. Zaccagni si è immalinconito con la Lazio. Orsolini è croce e delizia del Bologna. Occhio a Koleosho, ha la qualità che piace a Mancini e Ranieri. Infine, l’usato sicuro: Politano e Raspadori. Tutto sommato, non è una nazionale da buttare. Anzi. Le serviva un CT.

