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Serie A, McTominay non basta, Balerdi rovina la festa. Allegri, ancora con ‘sta giacca? I top e flop dell’ottava giornata

Promossi e bocciati del turno di Serie A: protagonisti, sorprese, errori, scelte discutibili e colpi di scena. La rubrica di Affaritaliani

Serie A, McTominay non basta, Balerdi rovina la festa. Allegri, ancora con ‘sta giacca? I top e flop dell’ottava giornata
Foto Lapresse

Tre assist per Ghedjemis, doppiette per Balerdi, McTominay, Schmid, Krstovic e Douvikas. La Juventus ritrova Douglas Luiz, il Milan vince con Pulisic e Hutchinson. Male Allegri, Valdepeñas e Diego Carlos. Tutti i promossi e bocciati dell’ottava giornata.

L’ottava giornata regala gol a raffica, rimonte e partite pazze: Inter e Lazio continuano a volare

Otto gol a Bergamo, sei a Napoli, due rimonte della Roma e l’ennesima vittoria dell’Inter arrivata allo scadere. La Serie A continua a regalare spettacolo e qualche partita vietata ai deboli di cuore. Ghedjemis distribuisce assist come fossero caramelle, Balerdi si inventa bomber al Maradona e McTominay segna due volte senza riuscire a regalare i tre punti ad Allegri. Nel frattempo la Lazio di Gattuso non si ferma, Douglas Luiz e McKennie riportano il sorriso alla Juventus e il Milan trova in Pulisic e Hutchinson le firme della vittoria di Udine. Fabregas, invece, può persino permettersi di lasciare Nico Paz in panchina. Ci pensa Douvikas.

Dall’altra parte ci sono quelli che si mangiano le mani. La Fiorentina passa in vantaggio a San Siro, resiste fino al novantesimo e poi combina il disastro. Il Parma fa praticamente tutto da solo contro la Lazio, il Cagliari continua a perdere la magia e Allegri torna a togliersi la giacca, prima di farsi espellere. Ma siamo sicuri che basti arrabbiarsi per risolvere i problemi del Napoli?

I top della giornata: Ghedjemis fa il fenomeno, Balerdi salva la Roma e Douvikas non perdona

Ghedjemis: un, deux, trois… chapeau, monsieur!

Il Frosinone ci sta prendendo gusto. E anche noi, a dire il vero, a ritrovare sempre più spesso i giocatori ciociari tra i Top. Stavolta, però, Fares Ghedjemis decide di esagerare. A Bergamo l’Atalanta segna quattro gol, il Frosinone risponde con altri quattro e il francese mette lo zampino su tre reti. Tre assist, signori. Tre.

Prima serve Schmid per il momentaneo 2-1, poi apparecchia per il destro di Calò che vale il 3-3. Quando l’Atalanta torna avanti e la partita sembra chiusa, Ghedjemis si inventa un’altra giocata sulla destra e consegna a Terzic il pallone del definitivo 4-4. Nel frattempo punta chiunque gli capiti davanti, mette in difficoltà la difesa di Sarri e sfiora anche la soddisfazione personale del gol. I nerazzurri provano a fermarlo, ma dalle sue parti c’è poco da fare. Otto gol a Bergamo e Ghedjemis non ne segna nemmeno uno. Eppure riesce a essere uno dei grandi protagonisti della partita. Schmid, Calò e Terzic finiscono sul tabellino dei marcatori, ma la firma sulle loro reti è quella del francese. E se Sarri sta ancora cercando un modo per fermarlo, gli conviene riguardare la partita. Un, deux, trois. Au revoir!

Balerdi: Max, festa rimandata (due volte)

Allegri pensava di averla portata a casa. E invece Leonardo Balerdi aveva altri programmi. La Roma è sotto 2-0 al Maradona, Gasperini manda in campo l’argentino e al Napoli cominciano a venire i primi mal di testa. Al 74′ Balerdi si avventa su un pallone vagante nell’area piccola e firma il 2-2. Tutto da rifare. Poi McTominay segna il 3-2 all’83’ e gli azzurri possono finalmente tirare un sospiro di sollievo. Finalmente? Macché. Passano sei minuti, Wesley mette il pallone in mezzo e chi spunta a colpire di testa? Sempre lui. Tre a tre. Una doppietta al Maradona, entrando dalla panchina, per riprendere due volte una partita che sembrava ormai persa. Gasperini se la ride, Allegri perde la pazienza e viene espulso. E pensare che il Napoli aveva segnato tre gol in casa e si preparava a festeggiare. Una volta può essere un caso. Due volte è accanimento. Leonardo, ma proprio con Allegri ce l’avevi?

Douglas Luiz: Juve, chi non muore si rivede

A Lecce la Juventus ritrova la vittoria e, soprattutto, ritrova un Douglas Luiz che finalmente fa la differenza. Il brasiliano impiega dodici minuti per decidere una partita che fino alla mezz’ora sembrava piuttosto bloccata. Al 29′ batte una punizione con i tempi giusti, pesca l’inserimento di McKennie e confeziona l’assist per lo 0-1. Al 41′ decide di mettersi in proprio: destro dal limite, pallone che tocca il palo interno e finisce in rete. Gol e assist. En plein. Spalletti aveva bisogno di risposte dal centrocampo, soprattutto dopo le difficoltà delle ultime giornate. La Juventus continua ad aspettare i gol dei centravanti, ma intanto vince grazie ai centrocampisti. E quando anche Douglas Luiz torna a fare il Douglas Luiz, qualche speranza in più comincia a esserci.

McTominay: due gol, zero vittorie. Scott, che altro devi fare?

Il Napoli passa in vantaggio contro la Roma con una rovesciata di Anguissa, ma nella ripresa ci pensa Scott McTominay a prendersi la scena. Al 48′ si inserisce sul secondo palo e di testa firma il 2-0. La Roma rimonta, arriva il 2-2 e lo scozzese decide che è arrivato il momento di sistemare nuovamente le cose. All’83’ riceve da Olivera, prende la mira e lascia partire una rasoiata che batte Gollini. Doppietta e Napoli avanti 3-2. Una partita che, a quel punto, McTominay pensa di aver risolto. Poi arriva Balerdi, pareggia di nuovo e rimanda tutti a casa con un punto. Lo scozzese corre, si inserisce, segna e continua a essere uno degli uomini più affidabili di Allegri. Stavolta, però, nemmeno due gol bastano. Scott, sinceramente, che altro dovevi fare? Metterti anche in porta?

Schmid: nemmeno mezzo minuto per presentarsi, diciassette minuti per esagerare

Romano Schmid non ha nessuna intenzione di perdere tempo. Atalanta-Frosinone comincia, Ederson combina il pasticcio e dopo meno di mezzo minuto l’austriaco ha già portato avanti i ciociari. L’Atalanta pareggia con Krstovic, ma al 17′ Ghedjemis scappa sulla destra e mette in mezzo. Schmid arriva puntuale, calcia e firma la doppietta. Due gol in meno di venti minuti alla squadra di Sarri. Il Frosinone continua a sorprendere. Certo, segnare subito grazie a un regalo dell’avversario aiuta. Ma segnare ancora poco dopo significa anche sapersi trovare sempre nel posto giusto. Romano, almeno il tempo di sederci e accendere la televisione potevi concedercelo.

Douvikas: Nico Paz si riposa? Tranquilli, ci pensa Tasos

Il Como affronta il Sassuolo e Fabregas lascia Nico Paz in panchina per tutti i novanta minuti. Una scelta che in altri momenti avrebbe fatto preoccupare più di qualcuno. Ma quest’anno i lariani hanno imparato a vincere in tanti modi.

Contro i neroverdi ci pensa Anastasios Douvikas. Nel primo tempo colpisce un legno e trova un Turati attento, poi nella ripresa decide che è arrivato il momento di fare sul serio. Al 49′ sfrutta il pallone di Caqueret e sblocca il risultato. Undici minuti più tardi Kaiki gli mette in mezzo un altro traversone e il greco, in spaccata, firma il 2-0. Doppietta, tre punti e Como che continua a guardare la classifica dall’alto. Fabregas può permettersi di far riposare il suo giocatore più talentuoso e ritrovarsi comunque due gol del centravanti. Nico Paz, buon riposo. Al gol ci pensa Tasos.

Krstovic: ci ha preso gusto, adesso chi lo ferma?

Dopo le prime giornate complicate lo avevamo spedito tra i Flop. Poi è arrivata la doppietta contro il Venezia. E adesso Nikola Krstovic decide di concedere il bis anche contro il Frosinone. Al 14′ riceve da De Ketelaere, prende la mira e batte Palmisani. Alla fine del primo tempo è ancora lì, pronto ad anticipare tutti sul pallone di Zappacosta per il momentaneo 3-2. Nella ripresa serve anche a Elmas l’assist del 4-3. Due gol e un assist, esattamente come una settimana fa. Quattro reti e due passaggi vincenti in due giornate. Non male per uno che sembrava aver smarrito la strada della porta. L’Atalanta, però, si fa rimontare e deve accontentarsi del 4-4. Sarri avrà parecchio da rimproverare alla difesa, decisamente meno al suo centravanti. Nikola, adesso basta scherzare. Ci eravamo quasi abituati a trovarti nei Flop e ci stai rovinando tutte le battute.

Calò: sempre lui, ancora lui. E che gol!

L’Atalanta torna negli spogliatoi avanti 3-2. Il Frosinone rientra in campo e dopo tre minuti Giacomo Calò decide di rimettere tutto in discussione. Ghedjemis lo serve, lui prende la mira e trova un destro a giro che lascia Carnesecchi senza possibilità di intervento. Tre a tre. Un gol bellissimo, arrivato nel momento in cui il Frosinone aveva bisogno di dimostrare di non essere venuto a Bergamo soltanto per assistere allo spettacolo. Calò continua a essere uno dei riferimenti della squadra di Alvini. Gestisce il pallone, aiuta i compagni e quando trova lo spazio giusto sa anche rendersi pericoloso. In una partita nella quale saltano praticamente tutti gli schemi, il centrocampista ciociaro trova il modo di mettere ordine. E di disegnare una traiettoria che meriterebbe di essere incorniciata. Otto gol a Bergamo, ma quello di Calò merita decisamente un replay.

De Gea: David contro Golia

La Fiorentina arriva a San Siro contro la capolista Inter e per novanta minuti può ringraziare soprattutto un uomo. David De Gea. Prima chiude la porta a Thuram, poi si inventa una parata straordinaria sul colpo di testa ravvicinato di Pio Esposito. Nella ripresa continua a respingere tutto quello che gli capita davanti e quando Jimenez porta avanti la Fiorentina sembra quasi che i viola possano davvero portarsi via tre punti. Poi arriva il recupero. Thuram trova il pareggio al 91′, Valdepeñas commette il fallo da rigore e Zielinski firma il sorpasso dal dischetto.

Due gol subiti, ma almeno quattro interventi che avrebbero potuto cambiare completamente il risultato. De Gea prova a trascinare la Fiorentina da solo, ma neanche l’ex portiere del Manchester United può fare miracoli all’infinito. David, tu il tuo lo hai fatto. Il problema è che davanti avevi undici nerazzurri e, a quanto pare, un cronometro che non voleva proprio fermarsi.

Pulisic: Capitan America colpisce ancora

Il Milan arriva a Udine dopo la brutta sconfitta europea contro il Bournemouth. Amorim cerca risposte immediate e Christian Pulisic decide di dargliele dopo appena sei minuti. Modric vede uno spazio, batte rapidamente una punizione e pesca l’americano che taglia alle spalle della difesa. Controllo delizioso, conclusione e pallone alle spalle di Okoye. Semplice. Almeno per lui. Pulisic continua poi a muoversi tra le linee, dialoga con Bartesaghi e mette ripetutamente in difficoltà i friulani. Nel secondo tempo il Milan trova anche il raddoppio e porta a casa una vittoria importante. La squadra di Amorim resta imbattuta in campionato e aggancia la Roma al terzo posto. Quando Capitan America decide di partire in missione, il Milan comincia sempre con un gol di vantaggio.

Hutchinson: primo gol rossonero, buona la prima!

Omari Hutchinson aveva bisogno di una serata così. Contro l’Udinese parte titolare, si muove molto, cerca di accompagnare Pulisic e soprattutto non smette di attaccare gli spazi. Al 65′ Jashari lascia partire un sinistro violento dal limite. Okoye respinge corto e l’inglese arriva prima di tutti. Pallone in porta, primo gol con la maglia del Milan e partita praticamente chiusa. Non sarà una rete da cineteca, ma per un giocatore che cerca spazio e fiducia anche questi palloni valgono oro. Hutchinson se lo va a prendere con convinzione e ripaga la scelta di Amorim. Pulisic apre, Omari chiude. Il Milan vince 2-0 e trova un altro protagonista offensivo. Il primo gol non si scorda mai. E farlo con la maglia rossonera, in una vittoria che serve a rilanciare la squadra dopo una batosta europea, ha un sapore ancora migliore.

Bartesaghi: il ragazzo si prende la fascia

Contro l’Udinese Davide Bartesaghi parte titolare e gioca una partita di grande personalità. Spinge, accompagna le azioni e soprattutto dimostra di avere il coraggio di cercare la giocata. Dopo dodici minuti Pulisic lo pesca con un pallone interessante sulla sinistra. Bartesaghi entra in area e calcia, senza trovare la porta. Più avanti si inserisce ancora e costringe la difesa friulana a un recupero provvidenziale. Il ragazzo continua a farsi vedere, offre una soluzione ai compagni e aiuta il Milan a controllare il match. Amorim lo tiene in campo fino all’85’, quando lascia spazio a Cisse. E pensare che sulla fascia sinistra del Milan, in questo avvio di stagione, ne abbiamo viste parecchie. Estupinan titolare e puntualmente sostituito, dubbi, esperimenti e discussioni. Poi arriva Bartesaghi, uno cresciuto in casa, e comincia a far venire qualche dubbio anche all’allenatore. Davide non avrà ancora l’esperienza dei grandi nomi, ma intanto gioca con personalità e soprattutto senza paura. Amorim, siamo sicuri che la soluzione non fosse già a Milanello?

McKennie: lo schema funziona. Stavolta davvero

La Juventus fatica a Lecce, il risultato rimane bloccato e Spalletti ha bisogno di qualcuno che rompa l’equilibrio. Weston McKennie capisce che è il momento di fare quello che gli riesce meglio: infilarsi dove gli avversari non lo aspettano. Al 29′ Douglas Luiz batte una punizione, lo statunitense legge la traiettoria prima dei difensori salentini e anticipa Falcone. Gol dello 0-1, partita sbloccata e strada spianata verso una vittoria importantissima dopo giorni di polemiche.

E qui arriva il bello. Quella punizione la Juventus l’aveva già provata contro il Rennes in Europa League. Koopmeiners e Douglas Luiz sul pallone, finta dell’olandese e battuta a sorpresa del brasiliano. In Francia lo schema aveva procurato un rigore, a Lecce produce direttamente un gol. Stessa idea, risultato ancora migliore. McKennie scatta al momento giusto e si fa trovare esattamente dove serve. Come detto sopra, Spalletti aspetta i gol degli attaccanti. Intanto segna Weston. E quando persino uno schema provato in allenamento comincia a funzionare alla perfezione, forse significa che qualcosa in casa Juventus sta finalmente girando.

Kaiki: Berardi si ferma, lui mette il turbo

Fabregas ha lasciato Nico Paz in panchina, ma il Como continua a creare occasioni. Dalla sinistra arriva una delle migliori sorprese della giornata, Kaiki Bruno. Il brasiliano accompagna l’azione, spinge e soprattutto trova il pallone giusto per mandare Douvikas a segnare il raddoppio. Al 60′ attacca lo spazio, mette in mezzo un traversone basso e il greco deve soltanto farsi trovare pronto.

Un assist che premia una prestazione di grande qualità, nella quale Kaiki riesce a dare ampiezza, creare problemi alla difesa del Sassuolo e accompagnare continuamente i compagni. E il confronto con Berardi, uno che di solito sulla fascia fa venire il mal di testa agli avversari, è piuttosto curioso. Il capitano neroverde lascia il campo al 74′ senza essere riuscito a incidere. Kaiki, invece, ha già messo la firma sul risultato.

A Como Fabregas può fare a meno di Nico Paz e continuare a vincere. E se cominciano a fare la differenza anche i terzini, per gli avversari il pomeriggio rischia di diventare piuttosto lungo.

Belghali: settimana scorsa due assist, stavolta fa da solo

Sette giorni fa lo avevamo premiato per i due assist a Simeone. Contro il Monza Rafik Belghali decide che servire i compagni è bello, ma segnare personalmente deve essere ancora meglio. Il Torino è sull’1-1 quando il belga riceve da Gineitis, converge verso il centro e lascia partire un tiro a giro che batte Törnqvist. Gol del 2-1 e granata nuovamente avanti. Non contento, continua a spingere e partecipa anche all’azione del gol di Vlasic, con un traversone deviato che arriva sui piedi del croato. Il Torino di Abate centra la terza vittoria consecutiva e Belghali continua a essere una delle armi migliori della squadra. Due assist una settimana fa, un gol e una partecipazione al tris questa volta. Rafik, ma a questo punto perché non fai direttamente tutto tu?

Ellertsson: il gol dell’ex. E che gol!

Il Genoa affronta il Venezia, reduce dalla prima vittoria stagionale, e trova un protagonista che la Laguna la conosce piuttosto bene. Mikael Ellertsson, tre stagioni con la maglia arancioneroverde, decide di fare uno scherzetto alla sua ex squadra. Al 25′ prende la mira dalla distanza e lascia partire un sinistro violentissimo che si infila all’incrocio dei pali. Un gol bellissimo, che vale il secondo successo consecutivo del Genoa e regala a De Rossi altri tre punti fondamentali. I rossoblù soffrono nella ripresa, Bijlow deve intervenire per salvare il risultato e il Venezia prova in tutti i modi a pareggiare. Ma il gol dell’islandese basta. Tre stagioni in Laguna, poi basta un sinistro da fuori area per rovinare il pomeriggio alla sua vecchia squadra. Mikael, almeno potevi evitare l’incrocio dei pali. Già segnare contro gli ex compagni non è il massimo della delicatezza. Farlo in quel modo è proprio voler esagerare.

Taylor: Kenneth, il primo posto ti dona

La Lazio di Gattuso continua a correre, ma contro il Parma per un tempo non riesce a trovare il gol. Ci pensa Kenneth Taylor a rompere l’equilibrio. Al 50′ il pallone di Belahyane viene deviato dalla difesa e l’olandese si inserisce con i tempi giusti. Sinistro preciso, Corvi battuto e Olimpico in festa. Un gol che mancava da marzo, dopo tredici partite senza segnare. La Lazio acquista fiducia, raddoppia poco dopo grazie all’autorete di Diego Carlos e conquista altri tre punti. Ventidue punti in otto giornate, miglior partenza della storia biancoceleste. Taylor segna, Gattuso ringhia e la Lazio continua a guardare tutti dall’alto insieme all’Inter. Kenneth, quale occasione migliore per tornare a segnare? La Lazio corre verso la vetta, il suo centrocampista ritrova la porta. E dalle parti dell’Olimpico, al momento, non sembrano esserci molti motivi per lamentarsi.

Casale: a Cagliari ci pensa il difensore

Il Bologna cerca una vittoria per allontanarsi dalle ultime posizioni, ma a Cagliari il primo tempo finisce senza gol. Palladino ha bisogno di una giocata e a trovarla è Nicolò Casale. Al 57′ Miranda batte un calcio d’angolo dalla sinistra, il difensore salta più in alto di tutti e schiaccia il pallone nell’angolo. Caprile non può arrivarci e il Bologna passa in vantaggio. Casale continua poi a guidare la difesa rossoblù, lasciando pochissime occasioni a un Cagliari che nelle prime giornate aveva fatto parlare di sé soprattutto per i gol di Maldini. Gol e porta inviolata. Il Bologna porta a casa tre punti che servivano disperatamente e Palladino può finalmente sorridere. Per una domenica, a fare il bomber ci pensa Casale.

Vlasic: il Torino ingrana la terza. Nikola mette la firma

Il Torino vince ancora, la terza partita consecutiva, e Nikola Vlasic trova finalmente il primo gol del suo campionato. Contro il Monza Belghali ha appena riportato avanti i granata, ma Abate vuole chiudere la partita. Al 72′ arriva un pallone dalla destra, il croato si fa trovare pronto in area e lo scaraventa sotto la traversa. Tre a uno. Il Monza accorcia nel recupero grazie a un’autorete di Patterson, ma ormai i tre punti sono in cassaforte. Vlasic accompagna le azioni, lavora per la squadra e trova un gol che mancava. Il Torino, intanto, continua a salire. Terza vittoria consecutiva e primo gol stagionale per il croato. Fino a qualche settimana fa Abate doveva preoccuparsi soprattutto di non perdere, adesso comincia a vincere con una certa regolarità. E Vlasic, che finora aveva lasciato il lavoro sporco e i gol agli altri, decide finalmente di partecipare anche alla festa. Nikola, meglio tardi che mai. Il Toro aveva cominciato a correre, mancava soltanto la tua firma.

I flop della giornata: Allegri perde la giacca, Diego Carlos fa autogol e la Fiorentina si fa male da sola

Ederson: meno di mezzo minuto per combinare il pasticcio

Atalanta-Frosinone comincia e Ederson decide di lasciare subito il proprio biglietto da visita. Peccato che lo consegni alla persona sbagliata. Dopo meno di mezzo minuto il brasiliano perde malamente il pallone in fase di costruzione e lo regala a Schmid. L’austriaco ringrazia, si presenta davanti a Carnesecchi e porta avanti il Frosinone. Nemmeno il tempo di sistemarsi sul divano. Ederson prova a rimediare. Al 33′ si presenta dal dischetto e trasforma il rigore del 2-2, mostrando anche una bella dose di sangue freddo. Il problema è che segnare non cancella automaticamente quello che hai combinato prima. L’Atalanta realizza quattro gol, ne subisce altrettanti e rimane con un solo punto. Il brasiliano finisce a metà strada tra Top e Flop, ma regalare un gol dopo pochi secondi è un’impresa difficile da ignorare. Ederson, il riscaldamento era finito. Qualcuno avrebbe dovuto avvisarti.

Allegri: Max, la giacca non può risolvere tutti i problemi

Il Napoli è avanti 2-0 contro la Roma. Poi si fa rimontare, torna avanti 3-2 grazie a McTominay e all’89’ incassa un’altra volta il pareggio. Massimiliano Allegri non la prende benissimo. Protesta, viene espulso e torna a togliersi la giacca. Ormai un grande classico. Questa volta, almeno, evita di lanciarla. Ma davvero possiamo continuare a parlare soltanto della giacca? Il Napoli ha segnato tre gol in casa e non ha vinto. Ha perso due volte il vantaggio e si è fatto rimontare da un difensore entrato dalla panchina che ha realizzato una doppietta. E non è nemmeno un episodio isolato. La settimana scorsa gli azzurri avevano perso contro un Venezia che fino a quel momento non aveva conquistato un punto. Allegri ha una squadra costruita per stare ai vertici, con giocatori di livello internazionale, eppure continua a perdere terreno. Poi certo, c’è l’arbitro, c’è il quarto uomo, c’è il contatto tra Beukema e Balerdi. Tutto quello che vogliamo. Ma Max, prima di toglierti la giacca, forse sarebbe il caso di capire perché la tua squadra continua a buttare via punti. Perché il campionato non si vince a colpi di sceneggiate.

Valdepeñas: novanta minuti di sacrifici, cinque secondi di follia

La Fiorentina sta per compiere l’impresa a San Siro. David De Gea ha parato praticamente tutto, Jimenez ha portato avanti i viola e l’Inter sembra avviata verso la prima sconfitta in campionato. Poi Thuram pareggia al 91′. E quando ormai il punto sembra comunque alla portata, Víctor Valdepeñas decide di regalare ai nerazzurri l’occasione per vincere. Minuto 95, cross di Akanji e il difensore viola trattiene Thuram in area. Rigore. Zielinski va sul dischetto, segna e l’Inter completa la rimonta. Novanta minuti passati a resistere alla capolista, vanificati da una trattenuta evitabilissima. Il difensore perde il riferimento del pallone e pensa soltanto a fermare l’attaccante.

Valdepeñas, ma proprio adesso? De Gea aveva fatto gli straordinari per portare a casa almeno un punto. E alla fine deve arrendersi per un fallo che si poteva tranquillamente evitare. La Fiorentina torna a casa con zero punti e un rimpianto grande quanto San Siro.

Diego Carlos: il Parma non segna? Ci pensa lui. Nella porta sbagliata

Una settimana fa era finito tra i Flop dopo la sconfitta contro il Torino. Evidentemente Diego Carlos ci ha preso gusto, perché contro la Lazio riesce a fare anche peggio. Il Parma regge per un tempo, poi Taylor trova il vantaggio e i ducali cominciano a perdere lucidità. Al 58′ arriva l’azione che chiude praticamente la partita. Errore in costruzione del Parma, Nuno Tavares recupera e mette il pallone in mezzo. Diego Carlos prova ad anticipare tutti in spaccata e finisce per infilare la palla alle spalle del proprio portiere. Autogol, 2-0 Lazio e Parma che si ritrova a inseguire anche sé stesso. Certo, la responsabilità dell’azione è condivisa con chi perde il pallone, ma il brasiliano completa il disastro. Nel finale Lontani accorcia, troppo tardi per riaprire la partita. Diego Carlos, due presenze consecutive nei nostri Flop. La prossima volta, magari, proviamo almeno a segnare nella porta giusta.

Gonçalo Ramos: quasi 80 milioni di motivi per preoccuparsi

Una settimana fa lo avevamo premiato per il ritorno al gol contro l’Atalanta. Stavolta, però, Gonçalo Ramos deve tornare dalla parte dei bocciati. E comincia a essere un problema.

Contro l’Udinese il Milan vince 2-0, Pulisic segna, Hutchinson si sblocca e il portoghese rimane ancora a secco. Ci prova, questo va riconosciuto. Nella ripresa trova prima una conclusione alta di poco, poi Okoye gli nega il gol con una parata straordinaria e devia il pallone sulla traversa. Poco dopo un altro tentativo finisce fuori. Ma il centravanti del Milan, acquistato per un’operazione valutata intorno ai 75 milioni di euro, deve fare molto di più. Ramos fatica a trovare continuità, non riesce a trasformare le occasioni e spesso sembra muoversi poco rispetto a quello che richiede il gioco di Amorim.

Il Milan vince anche senza i gol del suo numero 9. Bello, certo. Ma fino a quando? Gonçalo, non possiamo continuare a premiarti soltanto perché ogni tanto ritrovi la porta. Quando spendi certe cifre, i gol devono diventare un’abitudine. E per il momento non lo sono affatto.

Davis: Modric batte, Pulisic segna. Ma Keinan dov’era?

Minuto sei di Udinese-Milan. Luka Modric guadagna una punizione, vede Pulisic partire e decide di batterla immediatamente. L’americano scappa alle spalle della difesa e segna lo 0-1. Tutto molto bello per il Milan. Decisamente meno per Keinan Davis, che non si mette davanti al pallone e permette al croato di giocarlo velocemente.

Va bene la classe di Modric, va bene l’intelligenza di Pulisic, ma quando un avversario si prepara a battere una punizione così vicino alla propria area, forse bisognerebbe prestare un minimo di attenzione. Davis prova poi a rendersi pericoloso in attacco, ma nel finale spreca anche una buona occasione centrando Maignan.

Keinan, la prossima volta magari prova a metterti davanti al pallone. Perché Modric avrà pure quarant’anni, ma il cervello continua a viaggiare molto più veloce di quello degli avversari.

Gaspar: profondo rosso

Il Lecce perde 2-0 contro la Juventus e Kialonda Gaspar decide di aggiungere una bella dose di nervosismo a una domenica già complicata.

Al 76′ si prende il primo cartellino giallo per una trattenuta su Woltemade, poi nel recupero protesta troppo vivacemente contro Maresca e arriva il secondo. Espulsione. Al 94′, quando la partita è praticamente finita. Di Francesco deve già fare i conti con una sconfitta e si ritrova anche un difensore squalificato per il prossimo turno. Il tutto per delle proteste che, francamente, non avrebbero cambiato il risultato.

Una settimana fa Gaspar era finito tra i Top per il gol e la prestazione contro l’Udinese. Stavolta cambia completamente reparto nella nostra rubrica. Diciamo che farsi cacciare quando sei già sotto di due gol e manca pochissimo alla fine è un capolavoro al contrario.

Berardi: Mimmo, stavamo giocando?

Il Sassuolo va a Como e Domenico Berardi dovrebbe essere uno degli uomini in grado di mettere in difficoltà la squadra di Fabregas. Dovrebbe, appunto. Perché il capitano neroverde passa buona parte del pomeriggio lontano dalle zone che contano. Pochi spunti, poche occasioni e soprattutto un errore che contribuisce al secondo gol dei padroni di casa. Berardi perde il pallone, il Como riparte e poco dopo Douvikas completa la propria doppietta. Aquilani prova a cambiare qualcosa, ma la partita ormai è compromessa. Al 74′ anche Mimmo lascia il campo. Da un giocatore della sua esperienza e della sua qualità ci si aspetta molto di più, soprattutto quando il Sassuolo ha bisogno di qualcuno che si prenda delle responsabilità.

Berardi, il talento non si discute. Ma a Como, fino alla sostituzione al 74′, è rimasto praticamente inutilizzato. E senza il suo capitano il Sassuolo diventa una squadra decisamente più prevedibile.

Pellegrino: cercasi centravanti a Firenze. Ancora

La Fiorentina sfiora l’impresa contro l’Inter, ma tra le tante cose che non funzionano nella squadra viola ce n’è una che continua a ripetersi. Mateo Pellegrino fatica tremendamente a rendersi pericoloso. Contro i nerazzurri passa buona parte della partita spalle alla porta, prova a proteggere qualche pallone e cerca di dare una mano ai compagni. Almeno una conclusione riesce a trovarla, ma Bisseck la mura. Il problema è tutto quello che manca dalle parti di Provedel. Un centravanti che gioca contro la capolista e non costringe praticamente mai il portiere avversario a sporcarsi i guanti. La Fiorentina riesce perfino ad andare in vantaggio con Jimenez. Pellegrino, invece, continua a lottare lontano dalla porta e quando Vanoli decide di sostituirlo con Beto, nel finale, il tabellino è ancora fermo a zero.

La Fiorentina ha segnato, ha sfiorato una vittoria incredibile e alla fine ha perso. Ma mentre De Gea faceva gli straordinari dall’altra parte, Pellegrino non è riuscito a dare una sola vera preoccupazione a Provedel. Giocare spalle alla porta va benissimo. Ogni tanto, però, bisognerebbe anche girarsi.

Kristensen: otto gol a Bergamo. La difesa non era invitata

Atalanta-Frosinone finisce 4-4 e ci sarebbe quasi da chiedersi se i difensori abbiano partecipato alla partita oppure abbiano deciso di concedersi un pomeriggio di libertà. Thomas Kristensen non fa eccezione, anche se il pasticcio iniziale di Ederson e gli altri errori individuali non possono essere scaricati tutti sulle sue spalle. Il Frosinone trova continuamente spazio per attaccare e la difesa dell’Atalanta fatica a tenere insieme le distanze. Schmid si inserisce due volte e segna, Calò trova il 3-3 dalla distanza e Terzic completa la rimonta quando i nerazzurri pensavano di averla finalmente chiusa.

Kristensen prova a tenere insieme il reparto, ma con l’Atalanta avanti 4-3 la linea difensiva continua a concedere troppo. Da uno dei centrali più esperti in campo ci si aspetterebbe anche la capacità di mettere ordine quando la partita diventa una specie di flipper. Certo, non c’è una papera clamorosa da attribuirgli. Ma quattro gol subiti in casa e l’ennesimo vantaggio buttato via impongono qualche riflessione anche a chi dovrebbe guidare la retroguardia. A Bergamo lo spettacolo non è mancato. I difensori, a quanto pare, avevano comprato il biglietto in tribuna.

Cittadini: il rigore che rimette in corsa l’Atalanta

Il Frosinone parte fortissimo a Bergamo, segna con Schmid dopo pochi secondi e torna avanti 2-1 dopo il momentaneo pareggio di Krstovic. Sembra una giornata perfetta. Poi Giorgio Cittadini decide di complicare le cose.

Alla mezz’ora allarga il braccio mentre De Ketelaere prova a colpire di testa e concede il rigore per l’Atalanta. Ederson va sul dischetto, trasforma e rimette la partita sul 2-2. Il difensore ciociaro prova a rimettersi in carreggiata, ma fatica soprattutto quando i nerazzurri attaccano con più uomini. Era già stato sorpreso da Krstovic sul gol dell’1-1, perdendo l’attaccante sul pallone di De Ketelaere. Due errori che permettono all’Atalanta di rimontare due volte.

Cittadini lascia il campo nella ripresa, quando la squadra di Alvini è ancora sotto 4-3. Poi arriverà il pareggio di Terzic. Due volte in vantaggio, due volte raggiunti. E in entrambe le occasioni Cittadini ci mette lo zampino. Il Frosinone riesce comunque a portare a casa un punto, ma Giorgio, stavolta non è proprio il caso di presentarsi a Bergamo per chiedere gli applausi.

Maldini: Daniel, magia finita anche per te?

Quattro reti consecutive, il Cagliari dei miracoli e un ragazzo che sembrava finalmente essersi preso la scena. Poi, improvvisamente, Daniel Maldini si ferma. Contro il Bologna l’ex Milan gioca una partita nella quale fatica a trovare gli spazi, riceve pochi palloni utili e soprattutto non riesce mai a creare un vero pericolo. Pisacane prova a cambiare qualcosa, ma al 67′ decide di richiamarlo in panchina. Al suo posto entra Kevin Carlos, quando il Bologna ha appena trovato il vantaggio con Casale. Il Cagliari perde 2-0 e incassa la seconda sconfitta consecutiva. Dopo i quattro gol di Monza, ne arrivano altri due in casa.

Daniel, nessuno pretende un gol ogni domenica. Ma quando ti abitui a segnare sempre e poi sparisci proprio nel momento in cui la squadra ha bisogno di te, qualche domanda viene spontanea. Sei gol subiti e nessuno segnato nelle ultime due giornate. Il Cagliari che faceva paura a tutti sembra essersi dimenticato come si fa. E Maldini, che fino a due settimane fa trasformava praticamente ogni pallone in una buona notizia, adesso fatica perfino a trovare un’occasione. Daniel, che fine ha fatto quella magia? Perché a Cagliari ne avrebbero un disperato bisogno.

Bowie: a Como il gol era fuori programma

Il Sassuolo va a Como con l’ambizione di mettere in difficoltà una squadra che sta sorprendendo tutti. Davanti c’è Kieron Bowie, chiamato a tenere impegnata la difesa di Fabregas.

Lo scozzese lotta, prova a proteggere il pallone e cerca di offrire una soluzione ai compagni. Ma quando si tratta di rendersi realmente pericoloso, dalle parti di Butez arriva davvero poco. E il confronto con Douvikas è piuttosto impietoso. Il greco colpisce un legno, trova Turati pronto in più occasioni e nella ripresa segna due gol. Bowie, dall’altra parte, passa novanta minuti a cercare un pallone buono senza mai riuscire a mettere davvero in difficoltà i centrali lariani. Nemmeno quando Fabregas cambia uomini all’intervallo.

Il Sassuolo ha bisogno anche dei gol dei propri attaccanti, soprattutto quando Berardi non gira. E Bowie, stavolta, ha fatto soprattutto una cosa: guardare il collega dell’altra squadra spiegargli come si fa.

Foe Ondoa: una settimana da re, quella dopo da comparsa

Sette giorni fa lo avevamo celebrato tra i Top. Vent’anni, origini camerunesi, un’esperienza in Portogallo e una scalata nelle gerarchie del Monza che aveva convinto Juric a preferirlo persino a Folorunsho. Contro il Cagliari Manga Foe Ondoa aveva giocato una partita straordinaria, con tanto di assist per Varela.

A Torino, invece, sembra un altro giocatore. Al 39′ perde un pallone sanguinoso in mezzo al campo e il Torino ne approfitta per costruire l’azione del vantaggio di Fitz-Jim. Un errore che compromette una partita fino a quel momento equilibrata. Il Monza riesce anche a pareggiare con Varela, ma nella ripresa Foe Ondoa continua a faticare. Juric lo sostituisce al 63′ con Folorunsho. Proprio lui, l’uomo che una settimana prima aveva scavalcato nelle gerarchie.

Dal Top al Flop in sette giorni. E il bello, o forse il brutto per Foe Ondoa, è che la panchina gliela restituisce proprio il compagno al quale aveva sottratto il posto. Una settimana fa Folorunsho guardava Foe Ondoa giocare, stavolta succede esattamente il contrario. Occhio. Perché nel calcio le gerarchie cambiano in fretta. E qualche volta basta un passaggio sbagliato per tornare al punto di partenza.

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